Autore:
Gilberto Milano

MALEDETTO GIOVEDI'? Domenica a Monza si corre un GP importante e la Renault ti invita a passare un giorno con il suo team. Che fai? Ci vai ovviamente. Anche se, a pensarci bene, il giovedì non è giorno di gara. Ci sono i preparativi della festa, ma la festa è tra 72 ore. Nessuno che corra, nemmeno per riscaldare i motori. Il giovedì è dedicato alle formalità, i piloti tutt'al più fanno un giro a piedi lungo la pista in compagnia del loro ingegnere capo, controllano lo stato dell'asfalto, le eventuali modifiche del percorso e iniziano a pensare alle strategie di gara. Potresti anche non incontrarli. Diciamocelo, sulla carta è un giorno da Fantozzi per assistere a un Gran Premio. In realtà, niente di più sbagliato. Ok, il giorno della gara sarà sicuramente un'altra cosa, altra adrenalina in circolo, ma anche il giovedì ha i suoi lati positivi. E che lati.

INCONTRI RAVVICINATI Inizio di giornata subito a mille. Appuntamento all'Hotel de la Ville, di fronte alla Villa Reale, l'albergo dei Vip. Entri nel parcheggio ed è subito choc: c'è Schumi in infradito, jeans e camicia hawaiana che finita la colazione se ne torna nella dependance dell'hotel. Quasi non lo riconosci. Il tempo di parcheggiare la moto e la voglia di dirgli qualcosa che è già sparito dietro il cancello, lontano da occhi indiscreti. Chissà che vita noiosa quando non corre, costretto a starsene relegato in una camera d'albergo per evitare scocciatori di tutti i tipi, sottoscritto compreso. Niente male come inizio: siamo già in atmosfera da gara.

CIRCO F1 Passaggio in navetta fino al paddock e sei subito a contatto con il circo della F1. Perché di circo si tratta, di uno spettacolo itinerante dove gli artisti sono i piloti e gli strumenti circensi le loro auto. Bernie Ecclestone, il patron di tutto questo bailamme, l'ha pensata proprio bene: arriva, ti allestisce il "tendone" in tutti i dettagli e ti scodella uno spettacolo unico al mondo. Pensa lui a tutto: dalla società di catering che scuderie e sponsor dovranno utilizzare per i loro eventi, alle telecamere che riprenderanno lo spettacolo, ai Vip da ammettere, alle bancarelle che avranno diritto di vendere magliette e gadget all'interno del perimetro del circo, ai giornalisti e fotografi da accreditare. Sono sue persino le barriere elettroniche che devi superare per entrare nel paddock, che controllano tutti nemmeno dovessimo prendere un aereo. Chissà se anche le brioche sono le sue. Sua di sicuro è la prima sfilata di Tir che incontri lungo il rettilineo che ti porta ai box (una settantina), li usa per trasportare l'attrezzatura in giro per il mondo.

BUSINESS Un gran bel business il suo. Chapeau. Non a caso è uno degli uomini più ricchi del mondo. Secondo uno studio della camera di Commercio di Milano, il GP di Monza muove in tre giorni qualcosa come 4,5 milioni di euro a beneficio dell'indotto turistico, che tra alberghi, bevande, magliette, cibi vari e spostamenti dà lavoro a 2.000 imprese sparse tra Monza e Brianza. Quanti ne rimangono attaccati alla sua società?


BENEDETTO GIOVEDI' Si entra nel paddock
ed è come superare la porta per il Paradiso. Inizia lo spettacolo. Siamo ospiti Renault F1 e ci avviamo verso il motorhome dell'hospitality. E' un Tir che si apre in due offrendo lo spazio di una trattoria media, con diversi tavoli e un barettino. Dentro c'è già Fisichella in calzoncini corti che chiacchiera con qualcuno (fa caldo, a Monza ci sono 34°C e un umido da foresta tropicale). Il clima interno è invece di quelli che non ti aspetti, rilassato, sereno. Sono tutti gentili, sorridenti, allegri. Se fingono sono diabolici. Che sia così sempre? Ci dicono di no: durante la gara la tensione è palpabile. Ecco il primo vantaggio di venire di giovedì: non c'è stress. Non c'è gara, ma tutti sono ben disposti a chiacchierare. Anche piloti, tecnici e i meccanici nel box. Lo stesso clima lo respireremo in tutte le strutture del Team Renault F1. Bello.


MULTINAZIONALE
Gli uomini Renault sono inglesi, francesi e italiani. Un po' perché la Formula Uno è un grande esempio di globalizzazione, un po' perché la Casa madre è francese, così come il motore e relativi tecnici, e un po' perché lo chassis viene costruito nella struttura che il Team possiede nel Regno Unito, eredità della gestione Benetton, con un discreto seguito di maestranze italiane. I francesi pensano a motore e meccanica e gli inglesi a tutto il resto. La lingua ufficiale stranamente è l'inglese; sembra che gli inglesi non riescano a parlare il francese, e poi l'inglese è la lingua internazionale per eccellenza. Sta di fatto che la Renault F1 è divisa in due strutture, con quella d'Oltralpe che assorbe circa 800 persone e quella d'Oltremanica che ne conta altre 300. Quando si muovono per un GP sono oltre 100, e i 17.000 pezzi di materiale vario lo trasportano con sette Tir su cui caricano di tutto.

GENTE ROCK Aria rilassata anche nel box, con musica rock a tutto volume (una rarità nel circus, forse l'unico Team a concedere questo ) e meccanici e tecnici che accettano con comprensione l'invasione di un gruppetto di estranei attorno alle tre vetture che stanno montando: quella di Fisichella e quella di Alonso alle estremità del box e il muletto al centro. Gli inglesi attorno alla scocca e i francesi attorno al motore. Buffo. Tutto in un ambiente lindo come una clinica ospedaliera dove sul pavimento davvero ci si può specchiare.


DIETRO LA FACCIATA
Ma queste sono immagini che già tutti conoscono, trasmesse spesso dalle reti televisive. Quello che non si vede e che non tutti conoscono sta dietro le pareti divisorie montate dal team all'interno del box. Dietro i meccanici c'è il cuore del Team, la zona off limits, il cervello del sistema, il luogo dove si custodiscono i segreti delle vetture: due pareti tappezzate di monitor. Sulla parete di sinistra i monitor che controllano tutti i dati elettronici provenienti dagli chassis delle vetture e sulla parete di destra quelli con i dati motoristici e della gara che servono allo stratega Pat Symmons, direttore tecnico del team, per definire in tempo reale le strategie di gara. Symmonds coordina due team, uno per pilota, che devono prendere decisioni in funzione dei dati rilevati, delle indicazioni provenienti dal pilota, degli imprevisti che capitano in corso di gara, dei cambiamenti meteorologici e di tutte le altre variabili che vengono prese in considerazione nel corso del GP.

COMME A LA GUERRE Un ruolo difficile quello di Symmonds che da quest'anno si avvale anche dei consigli di un vero stratega professionale, un italo-canadese specializzato nelle strategie dei giochi, il quale prima della gara prepara tutta una serie di scenari possibili e sulla base dei parametri utilizzati elabora i dati e aiuta a prendere la decisione migliore. Sembra che la Renault sia l'unica scuderia a contemplare nel suo organico una figura simile. Visti i risultati sembra che l'idea funzioni.


TOP SECRET
Tutto questo è possibile grazie alla possibilità di rilevare fino a 1.000 dati della vettura contemporaneamente. Uno dei Tir dietro il box è adibito infatti alla rilevazione e alla elaborazione dei dati, che poi vengono spediti (criptati) ai tecnici all'interno del box e alla sede centrale di Viry-Châtillon. Qui a fine gara viene ripercorso attimo per attimo tutto il GP appena concluso e analizzate con calma le decisioni prese in modo da ridurre i margini di errore per migliorare la gestione delle vetture nei GP successivi.

PIUME VELOCI Ma non è finita. Dietro i monitor della telemetria c'è il magazzino delle parti di ricambio, con scocche, musetti, alettoni, sedili piloti e quant'altro potrebbe rompersi durante il GP. Si scopre così che una monoposto che per regolamento deve pesare minimo 605 kg in ordine di marcia (con pilota e liquidi compresi) può pesare da sola anche 430 kg. Questo per poter utilizzare delle zavorre da inserire in posizioni strategiche della vettura in funzione del tipo di circuito.

CALDE COPERTURE Nel magazzino una parte non secondaria di spazio è occupata dalle coperte termiche. Ce ne sono molte, questo perché il loro impiego è strategico. Devono poter mantenere le gomme a temperature tra gli 80 e i 100 gradi centigradi in modo che le gomme possano subito arrivare ai 110-120 °C della temperature in gara. I sette treni di gomme da asciutto e i quattro da pioggia sono in parte sistemati nel box e in parte nel Tir magazzino dietro il box.


VITA DA PADDOCK
I già tempo di spuntino da consumare nel motorhome Renault F1. Capita così che nel tavolo di fianco al tuo c'è un rabbuiato Alonso con altrettanto rabbuiata fidanzata; niente di particolare, solo che il personaggio è così tosto, determinato e convinto delle sue qualità che vive perennemente concentrato sul suo unico obiettivo: diventare Campione del mondo. Ovvio che la compagna sia in sintonia con lui. Meglio non disturbarlo quindi e per gli autografi bisogna chiedere prima al suo addetto stampa. Purtroppo sparisce prima che qualcuno osi avvicinarlo. Niente autografo.


FISICO BESTIALE Due tavoli più avanti c'è un sorridente Giancarlo Fisichella
che mangia con un tecnico della scuderia. Al termine si concede per un quarto d'ora al nostro gruppo e firma tutto quello che gli viene messo sotto il naso. Dice che Monza non è niente in confronto del circuito malese dove a fine gara un pilota perde fino a quattro chili di peso e rischia la disidratazione. A Monza si va veloce, ma non è un circuito difficile. E' asciutto Giancarlo, in gran forma, segue la dieta a "zona", come ci dirà il suo fisioterapista, una specie di dieta mediterranea suddivisa in cinque pasti, con colazione al mattino, poca pasta e pomodoro ma senza sugo, una fettina di carne bianca con insalata, un accenno di olio e un frutto per i due pasti principali, e una barretta energetica per evitare il calo di zuccheri a metà mattinata e nel pomeriggio. Senza esagerare con le quantità. Funziona. Anche perché se così non fosse, un pilota non riuscirebbe a sostenere un ritmo di gara che porta per due ore circa il battito cardiaco tra i 170 e i 200 battiti al minuto. Solo i maratoneti sostengono sforzi simili.


Heikki KovalainenSOGNI A OCCHI APERTI
Il giovedì pre-gara regala questo e altro ancora. Come la passeggiata nella piazzetta dei Motorhome, incantati dalle strutture spettacolari di Ferrari, Bmw e soprattutto di Red Bull, distribuito su tre piani, il più moderno e megalomane di tutti. Qui incontri i piloti che si spostano tra box e Motorhome, sempre inseguiti da giornalisti, fotografi e operatori Tv. C'è Alonso costretto al muro da una folla con telecamere e taccuini, e più avanti la stessa scena la stanno vivendo Trulli, Massa e il giovanissimo collaudatore Heikki Kovalainen, appena promosso seconda guida del Team Renault F1 per il 2007 al posto di Alonso. Tutto nella norma per chi frequenta abitualmente questo mondo, ma mettetevi nei panni di chi ci capita raramente. Roba da sogno.