Autore:
Luca Pezzoni

VENTO DI MARE Il vento di mare arriva fino a Ginevra e, per uno strano gioco di corsi e ricorsi automobilistici, battezza il revival di una coupé teutonica. Torna la Scirocco: accompagnò la prima generazione della Golf negli Anni 70 e, insieme alla Passat dell'epoca, contribuì a risanare e modernizzare la premiata casa Volkswagen, allora in crisi di ispirazione post-Maggiolino. Il revival Scirocco si limita al nome: le linee sono moderniste, ispirate, quasi pantografate al concept Iroc e portano una ventata di aria fresca nell'austero e ipercontrollato linguaggio stilistico delle compagne di Casa. In mostra a Ginevra, poi sulle strade, con una gamma di motori mirata alle prestazioni ma anche all'uso quotidiano. Per i prezzi, ancora ignoti, lecito aspettarsi un balzello di circa uno-due migliaia di euro rispetto alle equivalenti Golf a tre porte.

FUGA IN AVANTI Mancano ancora i dettagli meccanici e la dotazione tecnologica e di comfort. Misurabili ad occhio la lunghezza, superiore di poco ai quattro metri, e un'abitabilità interna per persone e bagagli più vicina a quella di una compatta che di una coupé. La base rimane quella della Golf attuale, con McPherson davanti e multilink dietro,che sarà utilizzata anche per l'imminente sesta generazione. Quello che oggi diventa certo sono le linee. Cofano piatto e affusolato, fari da insetto di sapore orientale, parabrezza rastremato e muscoli sui fianchi in corrispondenza delle ruote. Una silhouette spinta in avanti. Un look tipicamente Volkswagen ma al tempo stesso innovativo.

NUOVO GENERE A definire la specificità della Scirocco sono i finestrini laterali che si chiudono verso l'alto, accompagnando una linea di cintura in crescita e il padiglione posteriore con i montanti ben messi. A metà tra l'hatchback e la coupé. Quasi a disegnare un nuovo genere. E proprio la vista da dietro, rimasta quasi immutata rispetto al concept appare emozionante: la vetrata posteriore si chiude molto in alto, un accenno di bauletto ben raccordato con gruppi ottici definiti che allargano le spalle e poi il paraurti, parte integrante del design e dell'effetto "ben piazzata". Pochi tratti senza ghirigori, a testimoniare una ritrovata ispirazione senza eccedere in barocchismi. Rispetto al concept tuttavia manca qualcosa.

MUSO RIVISTO Dietro sono spariti i bei tuboni di scarico, sostituiti per ragioni di discrezione ma anche - a pensar male difficilmente si sbaglia - per ragioni di economia di scala (sono identici a quelli delle Golf 4motion ad esempio). Mentre davanti il frontale perde la mascherona trapezoidale che caratterizzava e incattiviva il concept verdolino. Ora c'è un frontale a modo, con un fessura che disegna quasi un sorriso, e poi il paraurti lavorato. E i cerchi sono importanti ma non extralarge. Un insieme meno estremo, probabilmente più coerente con lo spirito di marchio e la vocazione da coupé multiuso. Non manca comunque la novità: fateci caso è l'unica Volks della gamma attuale (a parte la New Beetle che fa storia a sé) a non avere la mascherina a listelli orizzontali.

STORIELLA GAGLIARDA Non mancano i presunti retroscena relativi alla scelta. Pare che il capo del design Martin Winterkorn - autore tra l'altro della Gallardo - abbia sottoposto a un riesame il design della Iroc e, consultandosi con Walter De Silva (capo del Design di gruppo che si autodefinisce esperto in frontali) sia stata scelta la soluzione "normalizzata" che vedete nella foto. Di certo in casa Volkswagen sono allo studio nuovi linguaggi stilistici per i musi delle auto, basta pensare alla stessa Up!, ad esempio. E la scelta sembra quella di sfuggire all'eccessiva omologazione, ricercando soluzioni ad hoc per ogni specifico modello. Per gli interni bisogna attendere ancora qualche giorno: la Iroc spingeva molto sul pedale dell'innovazione, probabilmente la Scirocco si fermerà prima.

BANCA ORGANI Sui propulsori farà da riferimento l'ampia banca organi di gruppo: lecito aspettarsi i TDI in versione 140 e 170 cavalli e i TFSI in diverse cilindrate e livelli di potenza. Fino alle versioni più sportive e forse integrali dilazionate nel tempo. Sarebbe interessante un giorno vedere la Scirocco con il diesel ibrido che - proprio a Ginevra - verrà presentato sulla Golf attuale e che sembra destinato ad equipaggiare la futura generazione. A quel punto una coupé memore del passato ma moderna nelle linee e adeguato ai tempi nelle scelte tecnologiche testimonierebbe le contaminazioni del nuovo secolo automobilistico.

E LA VECCHIA SCIROCCO? In attesa di conoscere la scheda tecnica non rimane che pensare alla vecchia Scirocco, coupé di discreto successo all'estero e relativamente incompresa in Italia, oscurata nel ruolo dal mito Golf GTI prima maniera, con cui ha condiviso il motore. Le prime due generazioni (la prima del 1974 frutto della matita Giugiaro la seconda del 1981 firmata dal Centro Stile interno in collaborazione con Karmann) seguirono di pari passo l'evoluzione della best seller di Wolfsburg, per poi essere sostituita dalla Corrado. Poi dai primi Anni'90 l'oblio. E a dire il vero non si trattava di Miss da concorso, mancava la poesia. Ma questa volta il vento caldo sembra avere molte ragioni, in primis una personalità definita.

LE RAGIONI DELL'EMOZIONE E poi in ottica di segmentazione del target. La nuova coupé copre una nicchia importante, non si pesterà i piedi per tipologia, prezzo e formula "abitativa" con la sorella ormai paciosa - la Golf - o con altre "sportive" del gruppo diverse come destinazione d'uso o potenziali clienti, come TT o Leon. Ultima nota per il colore immacolato delle foto che hanno rotto l'embargo stampa. La Scirocco è di bianco vestita: il colore più in voga del momento e molte Case utilizzano la cromia candida per esaltare i valori di pulizia, eleganza e neutralità che lo contraddistinguono. Sia per le presentazioni che per i packshot pubblicitari. Una "non scelta" che in un mondo sempre più colorato diventa una forte affermazione di carattere?


LA NUOVA SCIROCCO







LA CONCEPT IROC






LA PRIMA SCIROCCO





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