Autore:
Luca Pezzoni

BATTESIMI E ANTENATE Francoforte 2009 tiene a battesimo la Volkswagen Golf R, costruita sulla base della sesta generazione. Ultima evoluzione di una lunga serie di compatte sportive di casa Volkswagen. GTI prima, poi GTI 16V, e ancora GTI G60, la storia della Golf ha visto numerose versioni evoluzioniste del mito originario. E dal 1991, con la VR6 della terza generazione Volkswagen ha superato anche il limite della berlinetta sportiva dando vita a una vera muscle car travestita da utilitaria. Poi la deriva oltranzista ha avuto la meglio: con la quarta generazione inizia la saga con la R, pensata espressamente per i Golfisti incontentabili, quelli che la GTI non basta mai.

GUISA DA R In cambio dell'addio alla discrezione sono arrivati da tempo motoroni e prestazioni davvero esagerate e un portamento da signorona gonfiata al silicone, lontana per spirito estremo e dotazione tecnica dalla madre di tutte le compatte sportive, la Volkswagen Golf GTI MK1. Che con i suoi codolini neri e i doppi fari bordati di rosso, al confronto, sembra una teen ager gracilina. Sia come sia, la R in guisa sesta generazione si presenta puntuale all'appuntamento e, nella sua sfrontatezza, segna pure una piccola rivoluzione tecnica rispetto alle edizioni precedenti.

ANNUNCIATISSIMA Il vestitino è quello che il team di Walter de'Silva e Flavio Manzoni è riuscito ad arrangiare per la Volkswagen Golf atto sesto, partendo da una delle generazioni meno brillanti e longeve dal punto di vista estetico, la quinta. Quasi un piccolo capolavoro quello degli stilisti italiani che, cambiando pochi lamierati e con interventi quasi indolori per le linee produttive, sono riusciti a stirare le rughe e far indossare l'abito della festa alla compatta di Wolfsburg. Di nuovo fedele alla sua personalità fatta di tratti ben definiti senza inutili ricercatezze la Volkswagen Golf R fa la sua figura.

VESTE DI BLU Un aggiornamento stilistico basato sui concetti di semplicità e linee trapezoidali per gruppi ottici e mascherina, che convincono anche in versione impepata. Vestita tutta di blu la R mette in mostra il solito visino, solo la mascherina tutta nera e senza filetti rossi, come la gloriosa e nostalgica GTI, sembra quasi sottotono. Ma non mancano cerchi extralarge e l'immancabile badge con la R, bello per tutti meno che per quelli che fanno fatica a pronunciarla. L'insieme è senza dubbio vistoso, basta buttare l'occhio ai parafanghi allargati, ai cerchi a 5 razze intagliate e alle prese d'aria pronte a ingurgitare aria e moscerini.

CATTIVA DENTRO Per non parlare delle bocche da fuoco che spuntano appaiate al centro del paraurti posteriore, altro segno distintivo e ormai irrinunciabile della serie. Al debutto assoluto su una Golf invece i brillantini al led abbarbicati nelle prese d'aria sotto gli occhi anteriori: la cattiveria della R diventerà immediatamente riconoscibile dagli specchietti sia di giorno che di notte. All'interno arriva il solito armamentario fatto di sedili contenitivi, volante sportivo con la R a ricordare l'esclusività e pedaliera in alluminio. Benefit gradito e in comune con il passaggio generazionale la nuova plancia di tono premium, piacevole al tatto, al naso e ai polpastrelli come deve essere quella di ogni Golf. Fattore che potrebbe, insieme alla trazione integrale, orientare le scelte nella comparazione con la sorellastra Scirocco R con cui condivide pianale, propulsore e molti elementi meccanici (ma non la trazione integrale).

6-2=4+TURBO Paillettes e lustrini per gli esteti ma anche rivoluzioni meccaniche per ingegneri e piedoni. Quello che cambia davvero, alla fine, è il cuore pulsante che batte sotto il cofano. La VW Golf R sesta generazione abbandona i sei cilindri, forse anche in omaggio allo spirito downsizing, e apre le proprie stanze al quattro cilindri turbo da circa 260 cavalli che già scalpitano sotto i cofani del gruppo. Come ad esempio l'Audi S3, la TTS e la Leon.

FISICATA Lacrimuccia e salutino quindi al plurifrazionato 6 cilindri da 3,2 litri e benvenuto al fratellino più gracile nella cubatura, solo due litri e meno strutturato nelle bancate dei cilindri, ma vitaminizzato dal viagra meccanico dei tempi contemporanei: il turbocompressore. Tra cavalleria abbondante e coppia da ripresone possenti, lecito aspettarsi circa 350 Nm, la Golf R non sembra mancare del physique du rôle. Lo scontato ma sempre importante zero-cento non dovrebbe richiedere più di 6,5 secondi per essere archiviato.

RUOLO DI GRUPPO Come dire, che nel cambio si perdono due cilindri e si guadagna su tutto il resto. La trazione integrale d'ordinanza non poteva mancare, vero tratto distintivo della saga R. Mentre la scelta tra cambio a sei marce manuale o doppia frizione dovrebbe accompagnare il menu, ma attendiamo la scheda tecnica per le conferme definitive. Mentre appassionati innovatori e nostalgici, insieme alle schiere di detrattori, discutono sui post di mezzo mondo automotive sul fatto o meno che lo spirito originario di GTI e R siano stato traditi o esaltati, non resta che studiare il posizionamento della R nel listino di gruppo.

HARDCORE Tra Scirocco, Leon e S3 con scambi di motori, cambi e componenti sottopelle la concorrenza in famiglia non sembra mancare. E appena superato l'angolo ci sono la Ford Focus RS e le prossime Mégane e Astra impepate ad attenderla, in una lotta sul filo dei cavalli e della trazione integrale. Oppure qualcuno potrebbe vedere nella Golf R una pratica alternativa all'Audi TTS, con bagaglio e abitabilità a prova di famiglia e un risparmio che, come dicono a Genova, fa sempre piacere. Se poi la VW Golf giusta sia l'equilibrista GTI o l'hardcore R rimane ai vostri gusti: U2 o Metallica vent'anni fa, Coldplay o Korn oggi…


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