Autore:
Luca Pezzoni

GARAGE Anni 70, un gruppo di ingegneri si riunisce in modo carbonaro per lavorare alla Golf Sport, progetto ignoto ai vertici aziendali che poi apprezzeranno l'intuizione, trasformandola, con il plauso dei clienti, in un caso di successo. E inventando la sigla magica GTI. Le utilitarie cattive sono nate così, senza tanti pensieri o business plan. Per colmare un vuoto che, negli anni successivi alla crisi petrolifera, lasciava scoperto il desiderio di un'auto multiuso ma anche divertente.

ALBERO GENEALOGICO La GTI era ed è sempre stata una sportiva discreta, magari non la più veloce ma quasi sempre, a parte forse l'ultima versione con la linguaccia nera, l'auto giusta per conciliare prestazioni e gusto di guida. Senza vergognarsi di make-up da passeggiatrice o incorrere in caratteri scorbutici. E la "gitii" ha dato vita ad una serie di imitatrici più o meno riuscite.

SUPERGTI Ma i tempi cambiano. Si involgariscono i costumi e, per stupire, la parola d'ordine sembra essere esagerazione. Tanto che la GTI W12 lascia allibiti in tutti i sensi. La bocca che si spalanca allargandosi per tutto il paraurti anteriore invita a pensare quanto questa versione eccessiva della Golf sia lontana dalle linee guida originarie. Ma incuriosisce anche. Cosa si nasconde dietro il trucco da Luna Park? La presenza scenica tutt'altro che discreta invita a pensare alla definizione meccanica di un vero e proprio prototipo da corsa mascherato. La GTI definitiva. Sensazione che trova conferma alla voce scheda tecnica.

12 INVITATI Niente centraline rimappate, scarichi rivisti o cilindrata aumentata quel tanto che basta. No, questa volta a Wolfsburg, pensando ai fan radunatisi nel Worthersee per celebrare il mito - accade dal 1982 - hanno davvero rotto gli indugi. I cilindri invitati alla festa sono dodici e per dormire sonni tranquilli ci sono pure due bei turbo. La cilindrata (6 litri) supera tutte le soglie antipanico e inizierebbe a impensierire pure gli americani. Tanto che se non fosse "teteska ti Germania" sembrerebbe una muscle car per approccio concettuale.

DOPPIOSOFFIO Un trapianto motoristico ardito al punto da lasciare spiazzati. Le prestazioni pure? Roba da var venire il soffio al cuore: 650 cavalli a 6000 giri e 750 Nm di coppia a 4500, roba che si potrebbe rimorchiare un container. Ma anche oltre 320 chilometri orari di punta massima e uno "zero a cento" bruciato, letteralmente, in 3,7 secondi. Una GTI così non si era vista mai. La W12 parla con i quattro scarichi posteriori che sembrano dritti e minacciosi come dei cannoni, prima ancora che con l'estetica, che comunque merita un capitolo a parte.

TUTTODIETRO Il ribaltamento rispetto alle logiche, ancora prima delle forme, ha coinvolto anche schemi telaistici e meccanici. Il trapianto del motorone non poteva certo avvenire semplicemente calandolo nel cofano anteriore della compatta per antonomasia. E nemmeno adattandolo, magari con una gobba sul cofano. L'esagerazione ha richiesto un trapianto posteriore. Come dire, cambia tutto. I dodici cilindri spingono dietro e poco male se la Golf, persa la panchetta e il bagagliaio, diventa biposto. Mica é stata pensata per andare nel locale giusto con gli amici. La trazione diventa ovviamente posteriore, con oltre 600 cavalli non ci sarebbe stata male l'integrale, e la potenza passa attraverso un cambio a sei marce automatico di cui non si conoscono al momento ulteriori dettagli.

SPORT PROTOTIPO Per ora un pezzo unico. Sembra pensata quasi per competere senza complessi in un campionato Sport Prototipi o per dare il via ad un trofeo monomarca. Tutte le scelte parlano il linguaggio della pista. Viene in mente la Clio V6 della generazione precedente e ancora di più la R5 di Cagnotti, tanto larga quanto lunga. La formula di stipare il motorone nel retro di carrozzerie due volumi non é una novità assoluta. Ogni tanto i coraggiosi ci giocano.

ACQUATTATA Il testosterone abbonda. Acquattata fino a raschiare quasi l'asfalto, scavata e incattivita pure dalle prese d'aria laterali. Superato l'effetto family feeling, che potrebbe ingannare forse solo occhi oltremodo superficiali, si notano dettagli essenziali studiati per la performance velocistica. Le ruote riecheggiano, nel design dei cerchi, in lega quelle conosciute ma sono da 19 pollici ed esagerate nelle forme extralarge (235 davanti e 295 dietro) oltre che nella mescola. Studiata apposta per assicurare il grip indispensabile per scaricare a terra la mandria di cavalli.

ALLEGGERITA La Golf W 12 si allarga anche nelle forme (1,88 metri in luogo di 1,72) e si abbassa invece in altezza di ben 8 centimetri. E negli spazi interni, tolti i sedili in alcantara, domina il minimalismo racing. Le portiere sono prive di copertura e si possono assaporare nella loro meccanica: l'obiettivo primario è stato il dimagrimento. Giusto così: gli effetti speciali vengono dal motore. Che il passeggero coraggioso può anche girarsi a guardare, mentre chi tiene le mani sul volante, considerate le potenze in gioco, farà bene a guardare sempre avanti. Non manca l'ESP per rassicurare i timorosi.

DEFINIZIONE GTI Una show car. Niente di più e niente di meno. E allora cosa rimane o cosa giustifica le tre letterine magiche, quelle che hanno fatto sognare almeno due generazioni di giovani o presunti tali, prima di imbolsirsi in edizioni troppo pesanti o troppo poco eleganti? Verrebbe da dire nulla. La W12 non può avere nessun seguito produttivo su larga scala. Al massimo si potrebbero ipotizzare piccole serie per appassionati. E anche dal punto di vista estetico, se si tolgono i fari, le targhette identificative e il profilino rosso d'ordinanza, soluzioni che sembrano pensate solo per creare un file rouge di continuità col passato, non si dovrebbe parlare di GTI.

FUTURO STILISTICO E invece, aguzzando la vista si notano alcune finezze. Il tetto é tutto in fibra di carbonio e, in accordo con i "c pillars" ed i finestrini posteriori svasati verso l'interno, è pensato e disegnato con un preciso scopo funzionale. Tenere attaccato a terra questo dragster e far respirare il suo cuore. E allora qui, forse solo un poco ma sempre meglio di niente, si riscopre lo spirito GTI. I tecnici VW non hanno voluto fare la cosa più semplice, piazzare due ali biplano sul tetto.

VEDO NON TI VEDO No, hanno studiato una soluzione raffinata che declina e cita, mutati i tempi e le potenze in gioco, il piccolo spoilerino posteriore che accompagnava la benemerita fino alla terza serie. Solo che qui il tetto degrada verso il basso e crea uno scivolo nascosto, sarebbe meglio dire un incavo, per l'aria. E il solco si vede solo da certe prospettive. Certo si tratta di soluzioni stilistiche e funzionali legate all'unicità del prototipo, ma la cura spinta dell'aerodinamica - insieme ad estrattori, fondi piatti e altre diavolerie -probabilmente nel futuro sbarcherà in forze anche sulle berlinette sportive.

RITORNO ALLE ORIGINI Il ritorno alle origini sta tutto qui. Per il resto la GTI W12 rimane un prototipo che non ha ragione di esistere nel 2007, in tempi di presunto risparmio energetico e autovelox sempre più spietati. E proprio per questo intriga: un gioco o una provocazione? Partendo dal motore della Phaeton. Resta l'attesa perla prossima GTI, magari pensata per chi ogni tanto va anche in ufficio, e la memoria per la nonna. Che a ripensarci, con quei codolini neri leggermente allargati e il doppio scarico borbottante, e quella targhetta 16v che sembrava perfino esagerata, fa quasi tenerezza.


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