Autore:
Luca Pezzoni

ORRORE O SON DESTO? Basta dire "torna la Trabant" e tra risolini ironici piuttosto che stupore si corre ai tempi della cortina di ferro e del checkpoint Charlie. Erano solo gli Anni 80 quando al di là del Muro il massimo a disposizione per gli automobilisti – nomenclatura esclusa – era la Trabant. Piccola icona al contrario del mondo automotive dell'est, talmente desiderata da essere attesa per anni (l'alternativa era muoversi a piedi) e poi dimenticata in fretta. A Francoforte 2009 qualcuno si è messo in testa di riproporla.

ANATROCCOLO IndiKar, Poshwatta e Herba sono i nomi dei temerari che si sono messi in testa di far rinascere la Trabant. Il primo nome identifica un azienda specializzata nella costruzione di carrozzerie, il secondo quello di un designer in forza al gruppo Volkswagen che ha cambiato strada folgorato dalla nostalgia, mente Herba produce modellini di auto in scala ridottissima. Non a caso il primo step è stata la proposta di stile in scala 1/10 che risale al 2007. Oggi, acquisiti i diritti di utilizzo del nome dall'originario detentore non mancherebbe nulla per arrivare alla linea di produzione... se non due elementi fondamentali. Un vero produttore di automobili e i finanziamenti necessari. Si vedrà se il tempo sarà più o meno galantuomo.

INPRINTING Per adesso possiamo limitarci alla proposta sul tavolo: vent'anni non sono passati invano, e il brutto anatroccolo fatto di motore a due tempi, prestazioni che sarebbe eufemismo chiamarle tali, tutto fumo e scricchiolii, ora è solo un ricordo. Come la carrozzeria in Duroplast che consentiva di evitare danni alla bilancia commerciale dovuti all'acquisto di materie prime pregiate Oltrecortina. La Trabi seconda ondata si trasforma finalmente in... mezzo cigno. In realtà le forme, seppur rimodernate e alla moda rimangono fedeli all'imprinting originale.

BRUTTINA La versione posmoderna non incanta per fascino, siamo lontani da volumetrie sexy, montanti affusolati e lamiere tagliate con la sciabola a disegnare ghirigori per esteti automobiisti. La Trabant rimane ancora una piccola automobilina, con forme a metà tra Harry Potter e l'immaginario dell'utilitaria per eccellenza. Ci sono i due fari tondi davanti, la mascherina non urlata e un cofano dritto, come il taglio del padiglione in barba a tutte le mode contemporanee da monovolume, cross-over e coupè dilaganti.

MODA MEDIA Non mancano strizzatine d'occhio alla moda giovane, come il tetto in bianco e la cromia bicolore, ma l'insieme appare dimesso in alcuni particolari, vedi gli specchietti quadrati come se fossero stati presi di peso da una compatta di vent'anni orsono. Due portiere bastano e avanzano a dare personalità alla fiancata, mentre al posteriore le lucine in stile Autobianchi Bianchina Giardiniera lasciano spazio ad emozioni davvero risicate.

VENTO DEL CAMBIAMENTO Un insieme stilistico lontano dall'essere travolgente e una fama non certo da prima della classe potrebbero essere due ingredienti perfetti per consigliare lo stop a qualsiasi progetto di revival. Eppure qualcosa della Trabant NT appare tremendamente in tono con il mood attuale, fatto di ritrovato senso della misura e consapevolezza delle necessità di andare al sodo. Insomma il new deal ecologico impersonato da Obama accettato worldwide e pure dalle parti di Pechino lascia immaginare che ci possa essere spazio pure per una Trabant elettrica.

RINASCITA CON LA SCOSSA Perché il progetto di rinascita prevede che sotto il cofano alberghi un motore elettrico da 45 kW, giusto quel che basta per raggiungere i 130 km/h. Poco? Forse, ma non per un utilizzo a corto raggio e soprattutto con un'autonomia vicino ai 150 km. Quanto basta per non far partire alla mattina l'uomo Trabant con il panico da presa di corrente. La piena ricarica delle batterie costerebbe, alle tariffe elettriche attuali, circa 1 euro. Mica male. Nel caso di produzione in serie gli ideatori visionari assicurano che il prezzo sarebbe contenuto al di sotto dei 20.000 euro. Tanto per una Trabant moderna ma poco per un'auto elettrica.

ICONA POP Se diventerà vera auto la nuova Trabi potrà contare su un alto indice di popolarità, almeno secondo i sondaggisti degli ideatori che avrebbero raccolto entusiasmo per il revival nel 95% degli automobilisti. Sembra troppo forse, anche se la Trabant per ruolo storico e sociale travalica i confini automotive e presenta, ad esempio, numerose contaminazioni con il mondo musicale. Gli U2 vent'anni orsono l'avevano utilizzata per la scenografia di un tour, mentre oggi un gruppo musicale ha preso in prestito il nome tout court. A volte ritornano quindi, magari un filo più belline soprattutto più ecologiche, per nostalgici o snob ambientalisti. Astenersi conservatori rigorosi.


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