Autore:
Paolo Sardi

CAMBIA TUTTO Ormai le sfumature della categoria crossover sono tante e tali che tirare una linea di confine che delimiti il tutto settore è praticamente impossibile. L'ultima in ordine di tempo a far saltare gli schemi è la Suzuki con la nuova XL7, protagonista al Salone di New York. La sigla, già utilizzata in passato per la versione più lussuosa e stazzata della vecchia Grand Vitara, identifica adesso una grande Suv dal taglio molto stradale. Una di quelle auto per cui non si trova una diretta rivale nemmeno a pagarla tanto oro quanto pesa.

A SE STANTE La carrozzeria ricorda un po' quella della Mercedes Classe R per quanto riguarda l'equilibrio tra i volumi, ma le contaminazioni fuoristradistiche regalano alla Suzuki un aspetto sui generis. Lunga 4.995 mm, larga 1.835 e alta 1.750, la XL7 richiama la nuova Grand Vitara giusto nel taglio del cofano motore, appena spiovente e con in bordo tagliato con precisione chirurgica. Per il resto sprizza originalità da tutti i pori, specialmente nel frontale.

SPIGOLOSA A dominare la scena sono i fari di forma rettangolare, grandi quasi come fogli A3, sistemati in obliquo. Nel mezzo troneggia una mascherina solcata da tre listelli cromati mentre la parte bassa del muso si tinge di nero per mascherare le sue forme abbondanti. Anche i passaruota hanno un disegno geometrico, con un accenno di spigolo nella parte a ridosso della linea di cintura, che ha invece un andamento a cuneo e si alza avvicinandosi alla coda. L'esatto contrario di quel che fanno i finestrini laterali, che piegano in giù mettendo in risalto il montante posteriore, antipasto di una coda molto massiccia e sotto la quale spuntano due grintosi terminali di scarico.

BANCA ORGANI Per confezionare la nuova XL7, la Suzuki attinge a piene mani dalla banca organi del Gruppo General Motors, nella cui orbita gravita ormai da tempo. Il pianale ha un passo di 2.857 mm, il suo nome in codice è Theta ed è sostanzialmente lo stesso su cui viene realizzata la Chevrolet Equinox. Le sospensioni sono a quattro ruote indipendenti, con un classico schema McPherson all'avantreno e uno multilink al posteriore.

BORN IN THE USA Anche il motore ha origini americane ed è costruito dalla Suzuki in Giappone su licenza. Si tratta di un V6 da 3,6 litri con fasatura variabile delle valvole capace di una potenza massima di 250 cv e di un picco di coppia di 329 Nm. Il motore è abbinato a un cambio automatico a cinque rapporti dotato anche di funzione sequenziale. Due sono invece le soluzioni previste a livello di trazione: anteriore oppure integrale a controllo elettronico, con una distribuzione attiva e quasi in tempo reale della motricità tra le varie ruote.

FA DA SOLA Allo stesso modo, la Suzuki offre due configurazioni anche per l'abitacolo, che si può avere a cinque o a sette posti, tutti comodi e tutti "veri", disposti su tre file. L'ultima è composta da una panchetta divisibile in due parti uguali, entrambe a scomparsa nel piano del bagagliaio. La stessa fine può toccare anche ai sedili della fila centrale e pure a quello del passeggero anteriore, che lascia così la possibilità di caricare senza fatica anche oggetti particolarmente lunghi. Gli esemplari a cinque posti adottano "normali" ammortizzatori idraulici, mentre quelle a sette impiegano sospensioni autolivellanti Nivomat. La plancia fa invece da comun denominatore, con forme pulite e lineari.

INDIZIO IMPORTANTE La nuova XL7 debutterà sul mercato americano verso la metà dell'anno, mentre molti dubbi ci sono ancora circa il suo possibile arrivo in Europa. Un indizio sembrerebbe avvalorare questa ipotesi: il tachimetro ha infatti una doppia scala, con l'indicazione delle miglia e dei chilometri orari, una cosa che non avrebbe alcun senso per un'auto destinata a nascere e morire nei confini degli Stati Uniti. Tuttavia, da qui a dire che la vedremo anche in Italia, ce ne passa, eccome!


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