Autore:
Simone Coggi

Deriva infatti dal bicilindrico parallelo da 650 cc già in uso sul Burgman: qui la cilindrata aumenta, insieme alla potenza, alla coppia e allo stupore degli astanti. Francamente sembrava garantire prestazioni già elevate nella versione standard, e anche qui è accoppiato ad un variatore-cambio elettronico con modalità sequenziale.

Ma le sorprese non finiscono qui: la sospensione anteriore ricorda molto da vicino quella della compianta Bimota Tesi, quindi con ruota a sbalzo, a cui si aggiunge una coppia di dischi a margherita, che dovrebbe porre letteralmente un freno all’esuberanza della meccanica.

Anche le ruote sono esagerate: enormi Bridgestone da 140-60/17 davanti e addirittura 220-60/18 dietro. La linea prosegue il filone sportivo degli scooteroni più moderni: ne fanno le spese il passeggero e lo spazio per i bagagli, ma se ne giova certamente la linea.

Il faro anteriore "all’indietro" sprizza cattiveria, così come il doppio scarico posteriore (uno per lato), e la colorazione che gioca sul contrasto tra il bianco perla delle parti verniciate ed il nero del carbonio a vista, unisce eleganza e cattiveria in pari misura.


TAGS: suzuki g-strider