Autore:
Tommaso Crociera

LA CASTA Il mercato dell'auto, più ancora di altri settori, ricorda per certi versi la società indiana, con i vari segmenti che fanno da caste. Un costruttore che nasce o che si afferma con un prodotto di taglio economico è poi difficile che riesca ad ottenere lo stesso successo tentando l'arrampicata sociale e avventurandosi in fasce di mercato più alte. L'esempio più lampante di questa situazione lo offre suo malgrado la Volkswagen con il flop della Phaeton, macchina dalle grandi qualità ma mai considerata uno status symbol nell'aristocrazia dell'automobile.

SECONDA IDENTITA' A Wolfsburg non hanno fatto tesoro dell'esperienza della Toyota, che, diversi anni fa, al momento di affrontare il mercato americano con prodotti alto di gamma, scelse di farlo con una nuova identità, Lexus. Una strategia, questa, seguita poi da altre Case giapponesi (l'accoppiata Nissan-Infiniti è presente anche in Italia) e ora anche dai cinesi della Chery, pronti a buttare la nuova G5 nella mischia del segmento D con il marchio Riich. E se Lexus strizzava l'occhio all'idea di lusso, qui non è un caso che il brand suoni come "rich", "ricco" in inglese.

SI DARA' ALLA MACCHIA? Chiusa la parentesi di marketing, riflettori puntati sulla macchina. Dalle nostre parti, la G5 merita attenzione, se non altro per il fatto che la Chery è l'azienda che fornisce le scocche preassemblate su cui sono poi realizzate a Macchia d'Isernia la crossover DR5 e la citycar DR1. Non è quindi follia pensare che questa tre volumi possa un giorno prendere la via dell'Italia per contribuire a dar vita a un'eventuale ammiraglia della DR.

GUSTO CLASSICO La G5 ha una sagoma piuttosto tradizionale, con i tre volumi ben definiti. Il frontale ha un aspetto serio ed elegante, senza troppi grilli per la testa, come si addice a quelle auto che vogliono piacere a molti e soprattutto non vogliono scontentare nessuno. Fari e calandra hanno un taglio rettangolare, proprio come le prese d'aria nella parte bassa del fascione. La fiancata è solcata da una nervatura leggermente a banana, sotto la quale si fanno notare passaruota dal bordo appiattito, così come vuole la moda anche nel Vecchio Continente. Leggermente più elaborato è il disegno della coda, che mantiene comunque forme geometriche.

VENTO IN POPPA L'abitacolo ha a sua volta un'aria sobria. La plancia si sviluppa attorno all'imponente consolle centrale ed è attraversata da una modanatura che trova poi continuità nei pannelli delle porte. Per giudicare a dovere le finiture bisognerebbe toccare le plastiche con mano ma dalle immagini sembra che ci sia un po' di spazio tra i vari componenti. Nella zona posteriore si notano comandi separati per regolare i fluissi d'aria ma questa non è la sola presenza di spicco della dotazione.

NON MANCA NULLA La Riich si presenta ricca di nome e anche di fatto. Dell'equipaggiamento di serie dovrebbero far parte, oltre a un climatizzatore multizona, i sensori di parcheggio, l'ESP, i sedili rivestiti in pelle, il navigatore e sei airbag. Stando alle indiscrezioni, la proverbiale ciliegina sulla torta dovrebbe poi essere rappresentata da un tettuccio apribile a pannelli solari, capace di alimentare alcuni servizi anche a motore spento. E a proposito di motore, per la G5 si parla per il momento di un due litri turbo da 170 cv, abbinabile a un cambio manuale o uno automatico.

PREZZI PAZZI Il numero più interessante che riguarda questa berlina lunga poco più di 470 cm è però un altro: il prezzo. Sul mercato interno cinese il listino dovrebbe superare appena i 140.000 yuan, che al cambio attuale corrispondono all'incirca a 14.500 euro. Una cifra da saldi di fine stagione, visto che la media delle concorrenti straniere, a Pechino e dintorni, è nell'ordine dei 20.000 euro. Volendo fare i conti in tasca a Di Risio & Co., ci sarebbe dunque ampio margine per essere competitivi anche sul mercato italiano con una DR, magari con un'eventuale futura variante station wagon.


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