Autore:
Luca Pezzoni

SORPRESA Una delle sorprese del Salone. Sulla carta non è che la Renault Clio Grand Tour, prefigurazione "station wagon" della piccola di casa Renault, alterasse il battito cardiaco. Per usare un eufemismo. Vuoi perchè le linee della Clio last generation sono lontane dalle curve della passione. Vuoi perchè le utilitarie in versione allungata, diciamolo, non riescono a scrollarsi di dosso quell'aria vagamente...cheap. E invece, sorpresa! Nel suo giallo oro metallizzato la Clio che non ti aspetti illumina l'arcobaleno Ginevrino. Certo, il musetto suona conosciuto, ma le proporzioni, il taglio delle superfici vetrate, la linea di cintura e il portamento parlano di "cosa altra".

PROSSIMAMENTE Per stessa ammissione della casa la Grand Tour non è un semplice esercizio di stile, una concept per mettere alla prova i designer e guadagnare qualche foto sulla stampa. No, la Clio "station" si farà. Basta guardarla per capire che è pronta. Toglietele qualche orpello da cena di gala, stringetele magari cerchi e pneumatici (da 18 pollici davanti e 19 dietro) e il gioco è fatto.

FOGLIO BIANCO A colpire è l'approccio strategico e concettuale di Renault. Di regola queste operazioni sono noiose e banali fino all'inverosimile e non aggiungono molto. Quando addirittura non peggiorano il quadro complessivo (qualcuno ha in mente la nuova Golf Variant?). Invece, il team di stilisti capitanato da Patrick le Quémentha deciso di tenere buoni gli occhi, il nome e ripartire. Ripartire liberando le matite e reinterpretando la Clio che, complici misure debordate nel segmento superiore, si presenta fresca, innovativa e nel trend di compatte modaiole.

SALESALE I volumi ridefiniti partono dagli occhioni frontali. Leggermente allungati e guarniti con i fari a led, con untrattamento superficiale opacizzato che li nobilita allo sguardo. Il paraurti con la bocca allargata rende più "piantato" il muso. Superato il cofano che si allarga sui fianchi, con passaruota anteriori bombati e che respirano attraverso due branchie, inizia la rivoluzione. Con una linea di cintura che sale verso l'alto, che alla Clio standard non sarebbero bastati chirurgo e sedute in palestra per un anno.

RIFATTA Completamente rivista nelle volumetrie, nel rapporto lamiera-vetrata, con particolari sfiziosi come gli specchietti leziosi, il parabrezza che prosegue unendosi al tetto senza soluzione di continuità, fino a creare una bolla di vetro di sapore spaziale. E la chiusura del volume posteriore che, sia visto dalla fiancata che da retro, regala nuove suggestioni. Una compatta moderna solo leggermente allungata, con due bei gruppi ottici posteriori che sono rossi ma non per la vergogna. E un portellone che scende giù, bello inclinato, gonfiandosi il giusto. Dimenticando stranezze in stile Mégane e rispettando proporzioni da manuale di bellezza.

CONSULENZA Anche per la Clio Grand Tour vale il detto "rende più dal vivo che in foto". La rivisitazione in stile chef modernista funziona bene. Strana ma non troppo, la Clio ricucinata riesce a essere simpatica, piacente, alla moda. Senza tirarsela da star. Configurata come al salone, in versione tre porte, la Grand Tour diventa una variante sul tema delle compatte-utilitarie. Non troppo corta e neppure troppo lunga (4,20 metri). Larga il giusto (1,78 metri tolti gli specchi) e alta mica poco (1,50 metri) perchè oramai le compatte sono cresciute per ospitare le taglie XL. Ma non si tratta di misure, quanto di formule. Quattro posti comodi e tanta luce e praticità.

PIAZZA D'ARMI L'ideale per single o giovani coppie, con un immenso vano posteriore dove tenere i sedili, se si porta qualcuno, o se del caso appiattirli e creare una piazza d'armi per trasportare frutta, quadri, snowboard o quel che capita. La lunghezza del vano arriva a 1,70 metri. Sotto il profilo estetico, anche con altre due porte, non dovrebbe perdere molto, ma se mantenessero pure la formula a tre non sarebbe male.

ACCOGLIENTE Come migliorata, di molto, appare la zona interni. Con una plancia che dimentica conformismi e mancanza di carattere. Certo, anche qui qualcosa perderà nel passaggio alle linee produttive. Ma il fatto stesso di averla ripensata, almeno nel concept, rappresenta l'ennesimo sintomo della volontà di posizionare la nuova nata in una nicchia tutta sua. C'è solo da sperare che i tagliaspese, che abbondano in ogni azienda, non abbiano l'ultima parola....

TRUCCO PESANTE Sotto il cofano del prototipo alberga un2.0 litri sedici valvole, aspirato, da 200 cavalli. Con una coppia di 215 Nm e il cambio a sei rapporti promette uno zero a cento in 7,2 secondi. Quasi una Gt. Ma Renault ha presentato a Ginevra anche un 1,2 litri con turbo a bassa inerzia (sempre a benzina), overboost e valvole raffreddate al sodio: 100 cavalli con bassi consumi e basse emissioni. Piccolo e intelligente si inserisce nella rivincita dei benzina turbizzati, per ora equipaggia le Twingo... ma potrebbe essere buono per un trapianto.

TEMPI MODERNI Tipica auto frutto dei tempi moderni la Clio Grand Tour non prende posizione ma sa fare molte cose: parte da una compatta, sembra una coupè e alla fine è quasi una sportwagon. Chi ha detto che bisogna sempre saper scegliere? Le auto, come le persone, se abbandonano canoni e cliché consolidati possono diventare più interessanti... e la notizia vera è che in Renault tengono fede al pay off "Creatori di Automobili". Coerenza tra comunicazione e produzione, mica succede sempre.

GUARDALA DA VICINO

 

















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