Autore:
Gilberto Milano

Hydrogen, all’inglese, fa più scic, è più credibile. Dentro però è all’80% made in Italy. Torino per l’esattezza. Fiat, per essere ancora più precisi. Sì, anche l’Italia ha la sua auto a idrogeno, la sua tecnologia d’avanguardia. Non è una novità del resto, da tempo circolano due Fiat Seicento spinte dal nobile carburante. La Panda è solo l’ultima in ordine di tempo, ma anche la più evoluta.

In pratica si è passati dall’auto laboratorio, su cui effettuare esperimenti, alla vettura da produrre in piccola serie per testarne l’affidabilità e la praticità d’esercizio in ambito urbano. Flotte sperimentali che dovranno dire quanto valida sia la scelta intrapresa dal Gruppo Fiat per arrivare all’auto a emissione zero, quella delle fuell-cell, le celle a combustibile.

Trattasi di “pile” particolari che “possono generare elettricità attraverso un processo chimico di ricombinazione di idrogeno e ossigeno”. Più celle elettrolitiche collegate in serie producono acqua e calore e generano energia elettrica con emissioni nulle.

I vantaggi sono sostanziali: una relativa semplicità costruttiva e la possibilità di poter generare elettricità direttamente a bordo dell’auto”. Senza per questo rinunciare alle qualità di abitabilità e prestazioni di una Panda tradizionale a benzina.

La Panda Hydrogen resta in tutto e per tutto una Panda comune, con tutti i suoi sedili, il suo spazio per i bagagli, la sua normalità di vettura moderna. Tutto è infatti nascosto alla vista, senza bombole nel bagagliaio e bancate di batterie sotto i sedili.

L’idrogeno che alimenta le fuell-cell è infatti sistemato in due serbatoi in materiale composito sistemati sotto il pianale. Il motore elettrico (di tipo asincrono trifase a corrente alternata), la trasmissione e il pacco batterie sono invece collocati nella parte posteriore del veicolo, sotto il vano bagagli.

La tecnica utilizzata è del tipo "ibrido Full Power". Il cuore del sistema delle fuell-cell è collegato direttamente al motore elettrico che muove la Panda Hydrogen senza più l’ingombrante pacco di batterie dei sistemi precedenti.

Le batterie ci sono ancora, ma sono di dimensioni molto più contenute, e poi intervengono solo per fornire un'integrazione di energia nelle fasi di accelerazione, quando appunto è richiesta più potenza.

Questo significa, minore ingombro, grande risparmio di peso e quindi minori consumi di carburante e maggiori prestazioni. Così combinata, la Panda Hydrogen non ha molto da invidiare alle sorelline “normali”. La potenza massima è di 40 kW, corrispondente a una settantina di cavalli, l’autonomia è di 220 chilometri, l’accelerazione 0-50km/h inferiore ai sette secondi e la velocità massima in regola con il Codice della strada: 130 km/h. Tutto questo senza emettere un filo di anidride carbonica o di polveri sottili.

Sorprendente anche il tempo di rifornimento delle nuove batterie: meno di 10 minuti contro le otto ore delle comuni batterie. Completano l'impianto i circuiti per l'alimentazione dell'idrogeno, per la gestione dell'aria e dell'acqua, per il raffreddamento del sistema stesso.


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