Autore:
Paolo Sardi

UNA LEGGENDA Campione del Mondo Rally 1974, 1975 e 1976. Sono queste le tre perle nell'albo d'oro quasi sconfinato della Lancia Stratos, che nella sua epopea ha vinto almeno una volta tutte le prove del Mondiale tranne il Rac in Inghilterra e il massacrante East African Safari, gare in cui arrivò al massimo seconda.

A VOLTE RITORNANO Con un simile biglietto da visita è normale che questa macchina sia ancora oggi tra le più sognate e ammirate dai collezionisti e dagli appassionati di tutto il mondo. E non manca nemmeno chi periodicamente pensa di poter far rivivere il suo mito, cercando di ricreare qualcosa di simile con la tecnologia moderna, un po' d'inventiva e di coraggio, forse anche accompagnati da un velo di presunzione.

BUCO NELL'ACQUA Nel 2005 ci provò l'improvvisata Fenomenon, che, dopo aver rilevato il marchio Stratos, portò al Salone di Ginevra una suggestiva maquette verde. L'operazione fu però un mezzo buco nell'acqua. Il tedesco Michael Stoschek, che a sua volta aveva uno zampino nella Fenomenon, non si è tuttavia voluto arrendere. Già proprietario di una Stratos d'epoca e vincitore di numerose gare per auto storiche anche al volante di una Porsche 911, Stoschek ha deciso di portare avanti il progetto da solo, con il supporto del figlio Maximilian.

BUONA LA SECONDA? Un'iniziativa, la loro, velleitaria ma fino a un certo punto. L'azienda di famiglia è infatti nientemeno che il Gruppo Brose, realtà di livello mondiale nel settore delle forniture per auto, con qualcosa come circa 16.000 dipendenti. Le disponibilità economiche insomma non mancano loro e gli agganci giusti nemmeno. Basti pensare che per il progetto della New Stratos si sono affidati addirittura a Pininfarina, che ha fatto lavorare alla macchina prima Jason Castriota e poi Luca Borgogno.

TUTTA SUA "MADRE" La macchina uscita dalle loro matite sembra davvero figlia di quella disegnata a suo tempo da Marcello Gandini. La linea a cuneo, i parafanghi anteriori che spiccano nella fiancata e lo spoiler posteriore affilato valgono più di un test del Dna, assieme alle luci posteriori tonde. L'abitacolo è, come un tempo, all'insegna del minimalismo corsaiolo, con sedili a guscio e cinture racing.

QUESTIONE DI CUORE Nel segno della continuità è anche il motore, ancora una volta di provenienza Ferrari. Sulla prima Stratos era montato quello della Dino 246 mentre ora la scelta è caduta su quello della 430 Scuderia, montato in una struttura in fibra di carbonio. I dati tecnici per ora scarseggiano ma qualche dato comunque c'è.

FACCIAMO I CONTI Per la New Stratos si parla infatti di una ripartizione dei pesi vicina all'ottimale 50:50 e di un rapporto peso/potenza di 2,25 kg. Sapendo che il V8 di Maranello dispone in partenza di 510 cv, si può dunque ipotizzare che la macchina abbia un peso non lontano dai 1.150 kg. Il tutto, sempre che il casa Stoschek non abbiano voluto cercare di spremere ulteriormente la meccanica. Un'operazione, però, tutto sommato non indispensabile, visto che la 430 Scuderia già è in grado di scattare da 0 a 100 in 3,6 secondi e di toccare i 319 km/h: davvero un gran bell'accontentarsi.

SOLO UNA, PER ORA Al momento la New Stratos è un esemplare unico ma non è detto che tutto finisca qui. Qualora l'iniziativa raccogliesse consensi e ci fossero potenziali clienti interessati, Stoschek e figlio potrebbero valutare l'idea di replicare la loro macchina in piccola serie, con una tiratura approssimativa di circa 25 pezzi. Al momento, tuttavia, non è facile fare un pronostico circa l'eventuale prezzo di questi esemplari.


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