Autore:
Luca Cereda

BOTTA DI VITA Che non è la solita Insignia lo vedi subito. Le prese d'aria, per dire, o il doppio scarico cromato parlano già. Poi spunta quella sigla, GSi, che ritorna dal passato – dalla Kadett del 1984 o dall'Astra dei primi anni Novanta, ad esempio. Che cosa attenderci dalla nuova Opel Insignia GSi? Eccola al salone di Francoforte, sullo stand di Opel.

QUEL CHE NON SI VEDE Intanto dimenticate la vecchia OPC: questa punta più in alto, anche se è meno potente. L'Opel Insignia GSi arriva con trazione integrale e torque vectoring di serie. Freni Brembo a quattro pistoni e il telaio meccatronico FlexRide, con molle accorciate di 1 cm e la regolazione a controllo elettronico di ammortizzatori e sterzo. Un assetto più a punto, insomma, fatto apposta per esaltare le prestazioni del suo 2.0 litri turbobenzina da 260 cavalli e 400 Nm. E qui le marce si snocciolano con i paddles, volendo: tutte e otto quelle previste dal cambio automatico.

DA COMPETITION Essendone in grado, ci si può spingere molto più in là del solito. Perché l'Opel Insignia GSi, alle modalità Standard, Tour e Sport, aggiunge la Competition: udite-udite, si può escludere il controllo di trazione. E i suoi cerchi, da non meno di 20'', calzano pneumatici Michelin Pilot Sport 4S, mica un treno qualunque.

ANCHE L'OCCHIO VUOLE LA SUA PARTE Poi, se volete, ci si può soffermare un po' sull'estetica della Insignia GSi, che osa un po' di più ma senza esagerare. Anche nell'abitacolo, che grazie a sedili sagomati AGR e volante in pelle, pedaliera in alluminio e padiglione scuro comunicano suggestioni corsaiole. Ma la vera differenza è nella sostanza, forgiata sull'asfalto del Nürburgring. Dove pare aver già cancellato la sua antenata con motore V6, con l'aiuto di un hardware più moderno e, soprattutto, molto più leggero.


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