Autore:
Luca Pezzoni

FERSTIVAL OF SPEED Dopo il debutto al Salone di Shangai in aprile (non un caso visto che la Cina si appresta a diventare una nazione ricca di potenziali clienti del mondo luxury) la Mini Inspired by Goodwood, questo il nome della più piccola limousine sul mercato, va in vendita da oggi in patria, proprio in concomitanza con l’inizio del Festival di Goodwood, l’appuntamento più importante dell’anno per gli appassionati inglesi di auto. Una coincidenza sicuramente studiata a tavolino ma che non ha ispirato il nome al nuovo allestimento Mini.

CONTESA A Goodwood, nel Sussex, ha sede anche il Centro Stile Rolls-Royce, dove sono stati progettati esterni e interni di questo allestimento. Mini Inspired by Goodwood significa infatti unire la piccola più glamour che ci sia, icona revival dell’auto inglese, all’auto luxury per eccellenza: sua maestà la Rolls. Le sembianze rimangono quelle della Mini conosciuta, salvo lievi ritocchi, mentre la raffinatezza riguarda soprattutto gli interni. Dal 30 giugno sarà quindi possibile ordinare la Mini by Rolls-Royce a un prezzo di 41.000 sterline equivalenti a 45.360 euro. Per godersela poi a partire dal marzo 2012. Con una avvertenza importante: ne verranno costruite solo 1.000 esemplari in tutto.

MARKETING E mentre qualcuno potrebbe avere da ridire sull’unione di due immaginari e due mondi diversi, non resta che certificare la nascita di un nuovo segmento: le citycar o del semento Bche, con diverse ricette, si uniscono a marchi dell’Olimpo automotive. Basti pensare all’Aston Martin Cygnet, la vettura che ha inventato questa nuova nicchia, venduta a 39.500 euro, o a qualche accenno di Fiat 500 “Tributo Ferrari” con il Cavallino.

STESSA FAMIGLIA Prima di provare a capirne le ragioni e gli obiettivi, forse il vero succo del discorso, vale comunque la pena dare un’occhiata alla “Mini Rolls”. Vista da fuori il trattamento estetico è fin troppo moderato. Se non fosse per la mancanza della presa d’aria sul cofano tipica di tutte le Cooper S, oltre che per i cerchi specifici da 17 pollici e la cromia specifica denominata Diamond Black metallic, sembrerebbe semplicemente una Mini personalizzata ed elegante. Una strada diversa dunque da quella scelta da Aston Martin con la Cygnet, ma qui bisogna fare i conti con due elementi. Il primo è che la Mini ha una personalità e una riconoscibilità proprie ben diverse dalla piccola Toyota; il secondo è che in questo caso l’operazione nasce sotto le insegne Mini, quindi dell’auto piccola, e non viceversa. Poi, guarda caso, si può anche notare che il marchio Rolls-Royce appartiene a BMW come il marchio Mini, altro elemento non secondario.

SPAZIO ROLLS Il vero lavoro di fino è stato fatto sugli interni, con l’intento di cogliere il duplice obiettivo di creare un piccolo abitacolo in stile RR, con finiture sartoriali e pellami e materiali di qualità senza stravolgere la personalità Mini. Nello stesso comunicato stampa Mini, si parla infatti di un’operazione fatta a stretto contatto e in qualche modo sotto le linee guida degli uomini di Goodwood, dove ha sede la Rolls-Royce. Dal rivestimento in pelle di nappa totale della plancia, ai pulsanti sul volante “piano black”, materiali ricercati per le maniglie e i tappeti, al soffitto in cashmere tutto negli interni è realizzato nell'esclusivo colore Cornsilk by Rolls-Royce. Oltre ai sedili in pelle con un richiamo - anche estetico - alle tipiche cuciture e sedute di casa Rolls. Oltre alle ricercatezze appena descritte c’è una dotazione completa che prevede fari allo Xenon adattivi, Park Distanc Control, computer di bordo e hi-fi Harman Kardon. Sotto il cofano c’è il millessei turbo a iniezione diretta in configurazione da 184 cavalli. Ma si tratta di piccoli particolari, in fondo quello che conta il disegno complessivo.

GAP CULTURALE Pensarci solo dieci anni fa sarebbe stato quasi irriverente. Invece, il moderno risiko automobilistico, unito alle strategie di marketing e all’abolizione dell’equazione lunghezza dell’auto uguale prezzo, rende possibili questi esperimenti che poi, probabilmente, troveranno anche un certo numeri di estimatori. Magari divisi tra quelli che hanno una Rolls-Royce in garage e desiderano un succedaneo per muoversi senza dare nell’occhio, e tra coloro che, invece, sapendo di non poterne avere una, vogliono comunque respirarne in parte il sapore. I numeri diranno poi se queste ricette saranno apprezzate di più in Occidente o nel nuovo mondo automotive che si sta sviluppando in altri continenti.

DECLINAZIONI I motivi che si nascondono dietro queste scelte possono essere diversi, ma si tratta a tutti gli effetti di una nicchia. O, se vogliamo, di un nuovo genere di auto che potrebbe unire obiettivi di immagine e marketing alla soddisfazione di pochi raffinati o pretenziosi clienti, vogliosi di esclusività anche quando sono costretti a muoversi sotto i quattro metri. Ovvero, avvicinare marchi nobili all’automobilista di tutti giorni e viceversa. Ampliando anche l’esperienza d’uso e la vicinanza del marchio nobile all’automobilista, anche nella vita di tutti giorni. Ora qualche altro costruttore potrebbe pensarci, magari guardando nel giardino di casa. Una Polo-Porsche o una Classe A-Maybach? A parte gli scherzi, ci piace pensare che ancora una volta gli italiani c’erano arrivati per primi. Correvano gli Anni 80 quando nacque la Lancia Thema-Ferrari… ricordate?


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