Autore:
M.A. Corniche

Vederla e pensare che potrebbe rimanere in un cassetto insieme ad altri bei progetti del Gruppo fa stringere il cuore. Sarà il termometro del Salone di Francoforte a deciderne le sorti. Deciderà l’applausometro. E allora vale la pena sperare di poterla vedere sulle strade: di fronte alla Fulvia, ci si può anche commuovere. Perché è un vero gioiello di stile, disegnata dalle mani sapienti del (nuovo) Centro Stile Lancia.

È un’auto moderna, non una stucchevole operazione rétro: linea essenziale, tagli puliti, dettagli hi-tech… ma è anche un perfetto remake della mitica Fulvia coupé degli anni 60/70, quella che aveva il fighetto vicino di casa o che sbancava nei rally con la carrozzeria rossa e il cofano nero.

Fanalone, per i grandi fari di profondità per le speciali in notturna, HF, il marchio sportivo con gli elefantini, Sandro Munari, Montecarlo… basta guardarla per tornare bambini e ripercorrere la storia di quando le Lancia erano ancora Lancia, con lo scudetto piccolo.

La Fulvia ha il frontale largo e piatto e la coda stretta come la Fulvietta originale. Ha la piega che corre su tutta la fiancata dopo aver abbracciato il muso. Ha la coda tronca come la poppa di un Riva. Ha la presa d’aria sporgente davanti al parabrezza. E la plancia con la fascia in legno da parte a parte con gli strumenti circolari. Ha tutti i tratti che rendevano la Fulvia coupé un’auto diversa dalle altre.

È un vero gioiello. La base di partenza è il pianale modificato della Fiat Barchetta, con una pelle di alluminio lavorata artigianalmente e un motore 1800 da 140 cavalli. Che non sono pochi per i 990 chilogrammi che deve portarsi appresso: la Fulvia scatta da 0 a 100km/h in 8,6 secondi e raggiunge i 213 km/h.

Non è un esercizio di stile, è un’auto vera di cui si potrebbe già avviare la produzione di una serie limitata. C’è già anche un prezzo ipotetico di poco più di 30 mila euro, interni in pelle cucita a mano inclusi nel prezzo. C’è da pensarci ancora? Fateci dimenticare le Dedra, le ultime Delta, le K e qualche calandra ipervitaminizzata della storia più recente. A ridatece er Fanalone!


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