Autore:
Paolo Sardi

VESTIRELLO? Quello messo in scena dall’erede della Murciélago è una sorta di strip tease alla rovescia. Della nuova Lamborghini V12 si è infatti visto prima il motore, mentre ora tocca al telaio mostrarsi senza veli. Per vedere finalmente la macchina vestita bisogna invece avere ancora un po’ di pazienza, dato che il suo debutto è fissato per il primo di marzo, giornata di apertura del Salone di Ginevra.

TUTTA D’UN PEZZO Per adesso, quindi, occhi puntati sul telaio, che è di tipo monoscocca integrale in CFRP. In altre parole, la cellula che ospita il pilota e il suo eventuale secondo è tutta d’un pezzo, realizzata in materiale composito rinforzato in fibra di carbonio, un po’ come avviene per le macchine di Formula 1. Questa soluzione rappresenta a oggi il top in fatto di rigidità e leggerezza.

GIOCO DI SQUADRA Basti pensare che il peso della cellula è di soli 147,5 kg, che diventano 229,5 considerando anche i telaietti ausiliari anteriore e posteriore in alluminio. Sono loro a sorreggere, tra le altre cose, le sospensioni di tipo push-rod e il cambio ISR. Nell’utilizzo di quest’ultimo materiale, in Lamborghini hanno sfruttato la grande esperienza dell’Audi (che è proprietaria al 100% della Casa di Sant’Agata), mentre per quanto riguarda il carbonio, quelli del Toro fanno da pionieri assoluti. E non hanno molto da imparare se è vero che il loro telaio ha una rigidità torsionale di 35.000 Nm/grado.

ALL’AVANGUARDIA Per ottenere questo risultato, in Lamborghini hanno brevettato un nuovo sistema di produzione chiamato RTM-Lambo. Srotolando la sigla RTM si ottiene Resin Transfer Moulding, mentre da un punto di vista pratico si può parlare di una tecnologia che utilizza fogli preformati e impregnati con una resina termoindurente, che possono essere modellati utilizzando stampi a loro volta in carbonio. Si tratta di procedure semplici ma che danno comunque un prodotto finito di altissima qualità, che a Sant’Agata controllano minuziosamente con tolleranze di 0,1 mm.

IN BUONA COMPAGNIA In Lamborghini padroneggiano bene anche tecniche speciali, come il Braiding (che prevede un intreccio particolare delle fibre in obliquo,, utile a dare più resistenza alle applicazioni tubolari) o il Prepre, che conferisce una finitura molto gradevole ai pezzi di carbonio lasciati a vista. In questo lavoro di ricerca e sviluppo, la Lamborghini non è sola soletta. Da tempo c’è infatti un fitto scambio d’informazioni con l’Università di Washington, con la Callaway, che usa la fibra di carbonio per costruire le sue pregiate mazze da golf, e con lo Boeing, che è ora in avanzata fase di collaudo del 787 Dreamliner, il primo aereo passeggeri che porterà questi materiali anche tra i cieli.


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