Autore:
Davide Varenna

BISSA IL SUCCESSO C’era molto fermento allo stand Bertone di Ginevra dopo l’incredibile successo registrato lo scorso anno con l’Alfa Romeo Pandion. Chi si aspettava un’auto altrettanto futuristica ed irrazionale sarà però rimasto un po’ deluso, visto che quest’ultima concept percorre una strada completamente opposta a quella della coupé nostrana. La B 99 però piace, tanto che Mike Robinson, responsabile del design Bertone, non ha un momento libero a Ginevra, rincorso da colleghi e amici che gli rivolgono qualche domanda e gli fanno i complimenti per la favolosa “bestia”, come il designer canadese continua a chiamare la sua nuova nata, che ci ha raccontato in ogni suo dettaglio.

METTE LA QUINTA La B 99 è un progetto nato in pochi mesi, considerando che la richiesta da parte della Casa inglese è arrivata solo al Salone di Parigi dello scorso ottobre. Come ci ha spiegato Mike, “Jaguar sta riflettendo su quale strada seguire, ovvero se continuare sulle nuove linee di rottura delle ultime XF e XJ o tornare a proporre modelli più classici, maggiormente legati alla tradizione della Casa”. Nessun carrozziere meglio di Bertone poteva dunque dare il giusto consiglio, visto che tra le firme italiane è quello che vanta maggiori prototipi legati al costruttore inglese. La B 99 è infatti la quinta Jaguar disegnata dall’atelier torinese, dopo la serie limitata della XK 150 (realizzata nel 1957 in soli quattro esemplari), la concept FT del 1966, la Pirana del 1967 e la Ascot, presentata esattamente un decennio più tardi.

RITORNO AL FUTURO “Nonostante la concept che abbiamo presentato lo scorso anno potesse far presagire il contrario” ci spiega Robinson “con questa Jaguar abbiamo voluto andare nella direzione opposta, proponendo una vettura estremamente equilibrata e realizzabile”. Secondo Mike Robinson lo stile delle future vetture inglesi non deve infatti rompere con il passato: “Il nuovo corso stilistico intrapreso negli ultimi anni non è da criticare ma, secondo noi, le prossime Jaguar devono continuare a rifarsi al DNA della Casa, senza però cadere in un banale stile rétro”.

IL GIUSTO EQUILIBRIO È stata questa la sfida più difficile per il team di designer di Bertone: riuscire a riproporre gli stilemi di un tempo su una vettura che doveva comunque essere completamente nuova. Trovare il giusto bilanciamento tra passato e futuro non è stato semplice, ma con pochi accorgimenti in Bertone hanno centrato l’obiettivo, creando un’auto fuori dal tempo. Come ci ha spiegato Mike Robinson: “le proporzioni sono state completamente riviste rispetto al passato: la ruota anteriore è stata spostata molto in avanti, riducendo al minimo lo sbalzo ed ottenendo un passo di ben 2,8 metri”.

DOPPIA MOSSA Ma sono due i cambiamenti principali che hanno fatto raggiungere questo difficile risultato: “Prima di tutto”, ha detto Robinson, “abbiamo inclinato in avanti la calandra, donando alla B 99 un aspetto sicuro, di indiscussa superiorità. Il secondo grande cambiamento si ritrova invece nelle proporzioni del profilo laterale: il padiglione è stato spostato molto indietro, per lasciar spazio ad un cofano lungo ed in piena tensione, come fosse un elastico di una fionda pronto a scagliare la pietra”.

TENSIONE DINAMICA Per trasmettere la giusta dinamicità nella vista laterale non è stato dunque necessario utilizzare le scontate nervature ascendenti, che ormai ritroviamo in molti modelli. La Bertone B99 presenta infatti una linea di cintura e una nervatura a livello del brancardo perfettamente parallele al suolo. Si crea così quella che Mike definisce la “tensione dinamica”: seppure le linee siano piatte e apparentemente ferme, la berlina sembra essere pronta allo scatto, proprio come un giaguaro che si appresta a balzare.

COME UN GIAGUARO “Gran parte di questo effetto”, ha continuato Robinson, “è stato ottenuto proprio attraverso lo studio del padiglione, molto basso e corto, misurando solo tre quarti del passo”. Se le auto di oggi scelgono spesso il profilo da fastback per comunicare lo spazio a bordo, la B99 ottiene lo stesso effetto grazie alla generosa distanza tra le ruote. La dinamicità del padiglione viene dunque enfatizzata dalla ridottissima altezza, con i vetri che sembrano sprofondare nella carrozzeria sottostante. “L’effetto che volevamo creare”, spiega Robinson, “era quello di un giaguaro che sta cacciando nella savana, la cui testa fuoriesce solo di poco sopra alle sterpaglie”. Come se non bastasse, il lunotto poco inclinato ha permesso di disegnare un terzo volume molto lungo, che enfatizza la dinamicità e la leggerezza della vettura, oltre a riproporre un tratto distintivo delle vecchie Jaguar.

UNA TAGLIA IN PIÙ Nei suoi “soli” 4,5 metri di lunghezza (poco meno di una Serie 3, per intenderci), la B 99 riesce dunque ad apparire ben più grande di quello che è, trasmettendo ancor più eleganza e dinamicità. “Lo stesso attento studio”, ci ha spiegato Mike, “è stato fatto anche sulla zona frontale della Jaguar. I fari e la calandra, oltre ad essere sottili per allargare la vettura, sono collocati molto in alto, per donare uno sguardo che trasmette sicurezza”. Lo stesso disegno del frontale viene poi ripreso nel posteriore, creando continuità con la Pandion che, tra le scaglie della coda, riportava lo scudo Alfa Romeo. Qualche strascico della concept dello scorso anno si ritrova anche sui bordi della calandra, dove una serie di piccolissimi pixel fuoriesce dalla vettura, esplodendo proprio come le caratteristiche lame della coupé.

IL LUSSO DEL NIENTE Il racconto del designer è continuato con la descrizione degli interni: “Abbiamo lavorato per cerare un ambiente estremamente elegante. Ma per donare eleganza abbiamo tolto tutto, facendo parlare solamente i materiali pregiati, come la pelle, l’alluminio ed il legno”. Ogni componente elettronico è stato dunque nascosto perché, ha continuato Robinson, “la tecnologia è fredda e crea spesso molta confusione. Chi sale sulla nostra Jaguar deve invece essere comodo, come se fosse seduto nel salotto di casa sua, in un ambiente rassicurante e caldo”. Si spiega dunque così anche la scelta dell’illuminazione diffusa nell’abitacolo: color rosso fuoco.

VERA “BESTIA” Seguendo la raffinatezza della carrozzeria e degli interni, la B 99 sfodera una meccanica di grandissima qualità. Sotto il cofano si trova un piccolo motore a gas sovralimentato, che dai suoi 1400 cc tira fuori ben 170 CV. Il leggero propulsore funziona però esclusivamente come generatore, ricaricando le batterie agli ioni di litio che alimentano i due motori elettrici da 204 CV. La potenza nominale installata sale dunque a quota 570 CV, regalando alla “bestia” di Bertone una guida sportiva e attenta all’ambiente. Oltre all’autonomia di 700 km, questa Jaguar registra infatti emissioni pari a soli 30 g/km di CO2, garantendo anche 100 km di autonomia in modalità esclusivamente elettrica.

L’ALTRA FACCIA La nostra chiacchierata con il responsabile del design di Bertone si chiude davanti alla seconda concept esposta nello stand ginevrino: la B 99 GT. “Se il primo prototipo ha un’impronta maggiormente elegante”, ha detto Mike Robinson, “con questo prototipo abbiamo sottolineato l’altra faccia del marchio inglese, portando all’estremo il concetto di sportività”. La maestosa vettura da gara sfodera ben 980 CV, oltre a vestirsi di una grafica estremamente piacevole e di appendici aerodinamiche quasi esagerate. Il tocco dei designer si nota però anche in questi elementi più tecnici, come nelle articolate minigonne da cui fuoriescono i due grandi scarichi a fetta di salame. Un dettaglio che coniuga le forme futuristiche all’immutabile struttura delle componenti meccaniche, in un abbinamento che ci riporta ancora indietro di un anno. Come non pensare, infatti, alla soluzione adottata per gli scarichi della Pandion?


TAGS: jaguar ginevra mike robinson salone di ginevra 2011 bertone jaguar b 99