Autore:
Luca Pezzoni

DEBUTTO COREANO L'ultima berlina di casa Kia sembra il manifesto semovente pronto a seppellire, qualora ce ne fosse ancora bisogno, ogni residua diffidenza sulle capacità coreane di pesare, progettare e costruire automobili appetibili worldwide. Linee taglienti, volumi rastremati e particolari curati. E una bella mascherina con dentatura affilata a fare da linea guida sul frontale. Non si tratta della solita berlina di nobile marchio tedesco e neppure di una concorrente di marchio generalista europeo piuttosto che americano. Solo il nome Cadenza (qui si continua a zoppicare) non fa proprio sognare, almeno in italiano.

ONDA SU ONDA Non è un caso quindi la quarta posizione mondiale guadagnata nel 2009 dal Gruppo Hyundai (del quale Kia fa parte) a scapito di Ford nel ranking dei costruttori mondiali, e tutt'altro che di circostanza i complimenti degli stessi giapponesi che ormai dichiarano apertamente di guardare a Seoul come un riferimento all'altezza per proposte stilistiche che qualitative. La Cadenza, trasfigurazione produttiva del concept VC, mette in mostra fin dalla gallery fotografica un fisichino niente male. E costituisce la prova provata che gli episodi isolati, vedi la Hyundai Genesis che negli States arriva a far concorrenza a nobili tedesche e giapponesi come Infiniti e Lexus, non rimarranno casi isolati.

MUSCLE JAP Una Kia piacente e attraente. Frutto di un percorso stilistico iniziato da tempo e che segue la via giusta per stupire, complice anche il ruolo propulsivo delle matite di Peter Schreyer, designer di fama nel mondo automotive, che vanta nel palmares creature magari discutibili ma, di certo, con personalità fuori dal comune come il New Beetle e l'Audi TT prima generazione. Riconoscibilissima la mascherina metallica che, introdotta anni fa sul concept Kee, sta arrivando ora sulla produzione di serie, tra restyling della Cee'D e nuove proposte.

COOL La Cadenza mette insieme tre volumi ben disegnati, con sbalzi anteriore e posteriore ridotti, un bel cofano nerboruto con una superficie piatta che si allarga il giusto prima di conoscere due scalini laterali, che per parte loro congiungono la mascherina con i montanti del parabrezza. Da quel punto in poi ci sono le linee curve di un padiglione che sembra più simile a quelle di una coupé quattro porte che di una tranquilla berlina. Sensazione rinforzata da una fiancata che ostenta lamiere scavate nella parte centrale e subito dopo il passaruota. Chiude il tutto un bel sederone schiacciato e raccordato con la vetrata posteriore che ingloba (Lexus docet) un bauletto raccolto.

ARMA EUROPEA Nessuna sorpresa al posteriore, i fari trapezoidali non sono rivoluzionari ma neppure danno fastidio e soprattutto non si vedono neppure alla lontana particolari troppo cromati o leziosi al limite del barocco. Mancano ancora foto degli interni ma, a giudicare da quelli del concept VG c'è da credere al comunicato ufficiale di Kia che parla di ricchi equipaggiamenti, eleganza nello stile e una ricerca di benessere grazie alla luminosità interna particolarmente curata. Altro tratto che potrebbe ripetersi, il riferimento alla mascherina dentata frontale quale leit motiv stilistico.

ANCORA DA DEFINIRE Ancora nessuna notizia su line-up di propulsori ed allestimenti, tutto da definire ma sembra ipotizzabile prevedere cilindrate da due litri e tre litri con quattro e sei cilindri. La Cadenza cercherà clienti in America, Corea e molti altri mercati ma al momento non in Europa, dove al momento non se ne prevede la commercializzazione. In ogni caso sembrano lontani, anzi lontanissimi, i tempi delle auto con poco appeal, quelle dove "coreano" faceva rima con risparmio, cattivi odori e linee di rigidità e tristezza bulgara. Ora, dopo le piccole e i Suv, i coreani si sono messi in testa di far bene anche le berline della buona borghesia. Una strategia di lungo corso che punta, nel tempo, a capitalizzare il lavoro sul marchio e l'immagine cool. Piccoli giganti crescono.


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