Autore:
Stefano Cordara

82 anni scoccati da un po’, una vita passata con le mani unte in mezzo a motori di tutti i tipi in officine, concessionarie, laboratori: Roberto Callegaro non ha una laurea, non è uno scienziato ma come si dice, la meccanica la mastica bene. Al punto da non mandare giù il fatto che l’unica soluzione motoristica possibile per l’auto sia quella del motore a pistoni e quindi di inventarsi una soluzione alternativa, un motore rotativo con soluzioni innovative rispetto a quelli finora prodotti.

Pensandoci bene il nostro inventore ha ragione: il progresso galoppa, abbiamo auto sempre più "elettroniche", sempre più gestite dal computer, ma il cuore è rimasto quello di un secolo fa, evoluto aggiornato con materiali più moderni ma concettualmente antiquato. Nonostante questo il "vecchio" motore a pistoni non ha ancora trovato nessuno in grado di insidiarlo. E dire che non è certo privo di difetti. Con tutte quelle masse che vanno su e giù, produce un sacco vibrazioni che poi vanno annullate con contralberi aggiungendo altri pesi che assorbono anche potenza.

E poi, tutte quelle fasi morte in cui il pistone non produce nulla d’utile ma si fa solo trainare dagli altri (quando ci sono). Insomma, il motore a pistoni non è certo un esempio di buon rendimento (nelle migliori condizioni non si supera al 40 %), il che significa anche tanta energia sprecata e tanto inquinamento inutile.

Ecco perché da sempre lo studio di soluzioni alternative al motore a ciclo otto è stato il pallino fisso d’ingegneri e inventori. Callegaro non è certo il primo: quando lui nasceva c’era chi aveva già pensato a un motore rotativo. Felix Wankel ha trovato (dopo un’infinità di tentativi falliti) una possibile soluzione sviluppando un motore che, quanto a rendimento, da dei gran punti al motore tradizionale, al punto che basta un motore Wankel di piccola cilindrata per raggiungere prestazioni molto elevate. L’apice tecnico di questo motore lo troviamo sotto il cofano della Mazda RX-7, una sportiva da oltre 270 all’ora.

Ma l’idea di Felix Wankel non ha mai decollato soprattutto per motivi di scarsa coppia ai bassi regimi (il motore deve girare molto forte per offrire prestazioni adeguate) e di affidabilità e durata del motore stesso, dovute alla tenuta dei segmenti sovrasollecitati dal moto planetario (e quindi origine anch’esso di vibrazioni) del rotore.

Qualcosa di buono comunque c’era, visto che Mazda e NSU a parte (storica la Ro 80) a piazzare un Wankel sotto il cofano ci hanno provato un po’ tutti. Da General Motors a Citroën, a Mercedes che nel 1970 lo ha montato sull'incredibile C111 da 300 all'ora. La soluzione, dunque, potrebbe essere proprio il motore rotativo, evoluto e opportunamente rivisto per risolvere i problemi che da sempre affliggono il Wankel.

Nasce da qui l’idea di Roberto Callegaro, che ha realizzato il motore RC 2000. Si tratta di un motore rotativo che trae ispirazione dal Wankel ma, allo stesso tempo, vorrebbe risolverne i problemi cronici. Anche qui ci sono uno statore e un rotore, anche qui le fasi di aspirazione, compressione, scoppio e scarico avvengono tutte lungo il movimento del rotore. A differenza del Wankel però nel motore RC 2000 il movimento del rotore è circolare e non planetario, andando così ad ovviare e tutti i problemi di bilanciamento che il propulsore tedesco denuncia.

Nessun elemento in moto alternato, nessun movimento planetario, il che significa soprattutto scarsissimo assorbimento di potenza e, quindi, alto rendimento. La particolare forma della camera a forma ovoidale consente di avere un ciclo completo (aspirazione, compressione, scoppio e scarico) in soli 90° di rotazione dell’albero motore. Il che, tradotto in soldoni, significa quattro scoppi ogni 360° gradi, una regolarità paragonabile ad un motore 8 cilindri. Volendo, i rotori possono anche essere accoppiati. Il rotore è perfettamente circolare e a seguire il profilo dello statore sono quattro pistoni, spinti da molle che realizzano così le quattro camere a perfetta tenuta.

L’RC 2000 ha anche dimensioni particolarmente compatte, basta un rotore di 22 cm di diametro e 12 cm di spessore per realizzare un motore equivalente di circa 1800 cc. L’idea ci pare molto buona e quanto a vibrazioni e semplicità sembra davvero risolvere i problemi del Wankel. Resta comunque da verificare l’efficienza della lubrificazione, soprattutto nella parte di contatto tra i pistoni e il profilo della camera, fattore che del resto ha condizionato anche il successo del Wankel.

Naturalmente, Callegaro ha brevettato il tutto e ha anche realizzato una versione in scala ridotta del suo motore che è stata già avviata. Manca l’ultima fase, quella industriale e qui occorre trovare qualcuno che creda in questo motore, almeno quanto il suo inventore. Per chi volesse entrare più nel dettaglio della invenzione di Roberto Callegaro può dare un occhiata al suo sito dove è possibile trovare ogni spiegazione tecnica.