Autore:
Luca Pezzoni

MESSAGE IN A CAR SHSC: Small Hybrid Sport Concept, ennesimo studio su un tema conosciuto, quello dell'auto ibrida. Tecnicamente senza troppe rivoluzioni, ma con un messaggio importante per gli amanti della bella guida e delle belle auto: essere ecologici, automobilisticamente parlando, non significa per forza essere anche bruttini e noiosi.

DUE ANNI Messaggio importante e rassicurante. Come stupiscono in positivo le voci che parlano di un arrivo in produzione nell'arco di un paio d'anni. Non poco, ma neppure troppo. E durante l'approdo dovrebbe guadagnare forme magari meno estreme, di cui avremo qualche anteprima al prossimo salone di Tokyo. Di certo non manca l'emozione. E, indietro tutta rispetto alle linee da Accademia dell'understatement della Civic Hybrid, auto dalle solide virtù ma fatalmente dimenticata dall'hype modaiolo.

ASSE TEDESCONIPPONICO Lo stile nasce in Europa, nel centro di ricerca e sviluppo di Offenbach in Germania, ma le stimmate nipponiche non mancano. La Small Hybrid Sports Concept colpisce sia in foto sia dal vivo. In foto i giochi di curve e controcurve trovano il compimento definitivo nel cockpit di sapore aeronautico, o forse spaziale. Invece, vista dal vivo mette quasi imbarazzo, bassa e attaccata al suolo che si immagina la fatica ad entrarci dentro. Non mancano i motivi d'emozione. Talmente fascinosa che ci si dimentica, per un istante, che sotto non ci sono 8 cilindri, turbo a geometria variabile, cambi sequenziali e compagnia, ma un motorino pulito e gentile.

BAFFI Il cofano anteriore parte con due enormi baffoni neri, in realtà sono la ripresa postmoderna dei gruppi ottici raccordati in stile Honda Civic last generation. Solo che qui i fanali sono due sottilissime strisce di led. E allora, invece che di vetro o policarbonato la striscia diventa una griglia nera a nido d'ape. Perfetta su una sportiva. Divisa in tre parti, nel mezzo si staglia la H e tutte le onde del cofano la seguono nei movimenti. Altro motivo stilistico d'eccezione, in contrasto con la fluidità delle superfici, i tagli netti sui fianchi, ad esempio quello che dal cofano scende verso il parafango.

ONDA SU ONDA Proseguendo l'esperienza visiva si vedono linee sulle fiancate che seguono l'onda delle ruote, che insieme alla cupola di vetro annunciata dal parabrezza - in stile Le Mans se si guarda alle auto, in stile caccia da addestramento se si guarda ai cieli - parlano il linguaggio dell'armonia. Spunto stilistico d'eccezione i montanti anteriori, che partono sottili come fili d'erba e si allargano, solo di poco, disegnando gli archi dell'abitacolo. La vetrata scura non lascia aperture sugli interni.

VIA PULITA Tutta la fiancata scorre via piatta e pulita.Si intravedono le frecce e le maniglie, comunque annegate a fil di lamiera e di impatto minimalista. Non si vedono neppure alla lontana gli specchietti. Sono sostituiti da telecamere ad alta definizione che dovrebbero regalare videosorveglianza sugli scenari retrostanti. Anche qui, a sentire stilisti e ingegneri si scontrano due scuole di pensiero: gli avanguardisti, come in questo caso, o i conservatori che sostengono che come il vetro non ce n'è.

PETALI SFALSATI I cerchi in lega, a filo preciso con la carrozzeria e che riempiono tutti i passaruota per esigenze sceniche e di pulizia aerodinamica, sono a petali sfalsati. Forse non proprio eleganti e leggeri, almeno non stravisti e abbarbicati sui soliti motivi stellari. Le portiere sono solo due e quando finiscono lasciano spazio alla... fusoliera. La galleria del vento impera, in un taglio netto e piatto. Solo appena stondato e impreziosito dall'arricchimento stilistico della trasparenza posteriore. Illuminato per la notte dalla barra rossa che sostituisce il gruppo ottico posteriore, identificato dalla scritta fluorescente, da centro commerciale, che dichiara le generalità del modello ai curiosi. Forse discutibile, ma d'impatto.

SEDUTA La proposta ecosportiva Honda siede su una base affidabile. Organi meccanici, pianale e tutto il resto sono collaudati. La Civic Hybrid: generosa, semplice e facilmente esportabile su altri format, si è prestata, concedendosi senza fare la difficile. Via libera quindi al 4 cilindri da 1,3 litri, benzina ed elettrico che dovrebbe assicurare, salvo smentite, i suoi bei 95 cavallini a scoppio aiutati dai 20 elettrici. La trazione è anteriore, il cambio lo stesso CVT che abbiamo avuto modo di conoscere. Non troppo sportivo a dire il vero. Ma togliendo dei chilogrammi, se non sportiva almeno brillante dovrebbe esserlo la SHSC. E con consumi dai 20 km/l in su.

SCARPE FINI Non cadete dal mouse: la concept, per l'occasione dipinto di un rosso quasi dissacrante, calza scarpettine da cenerentola. Dei 165/60 che oramai si vergognano ad utilizzarli anche le auto da bambini. E invece, secondo Honda sono sufficienti a garantire grip e stabilità all'altezza. Tenendo conto che comunque i cerchi sono da 20 pollici e che sospensioni e telai sportivi i tecnici con la H ricamata sulla camicia li sanno fare bene.

ROTOLA Del resto la limitata resistenza al rotolamento ha guidato la scelta, e le malelingue (ma a pensar male difficilmente si sbaglia) sostengono da tempo che le gommone da F1 montate anche su utilitarie servono a mascherare telai deficitari o ad annacquare le sensazioni di guida. Ad aiutare la reattività nei cambi di direzione un passo ravvicinato: solo 235 centimetri.

SPALLE FINI Anche il vestitino futurminimalista che ricopre il cuore ibrido segue la filosofia downsizing. Lunghezza di 4 metri esatti e larghezza di 1,76 parlano di dimensioni lontane da esagerazioni. Come l'altezza di soli 127 centimetri, roba che al semaforo si proverà soggezione anche affiancati ad un Apecar. Eppure è il trend del futuro. Non a caso anche Fabrizio Giugiaro sostiene che le doti aerodinamiche del suo prototipo Vadho (ad altezza ridotta e abitacolo da caccia) riducano consumi e resistenza aerodinamica.

CERVELLI GRANDI E comunque i tecnici Honda meritano un plauso. Reinventare o meglio ripresentare concetti salvapianeta nascosti sotto vestiti ipersportivi sembra il nuovo trend del Sol Levante. Anche Toyota, con un mezzo più estremo, ha avuto la stessa intuizione. Roba da cervelli grandi, forse facilmente criticabili, anche se altri costruttori brillano per mancanza di iniziativa su questi temi. Saranno pure strategie di marketing e la salvaguardia ambientale ancora lontana, ma se per sdoganare l'auto verde serve impacchettarla da sportiva... perchè no?

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