Autore:
Ronny Mengo

Generazione sette della berlina con gli occhi a mandorla, che oltreoceano ha detto la sua nelle statistiche di vendita, nei ventisette anni di vita, facendo numeri da noi nemmeno sognati. "Auto più venduta nel 2001" tra la gente d’America, giusto per capirsi.  Beh, altra roba, ora, parole dei gran capi nippo: non più una clientela d’età media 49, come è stato fino ad oggi, no. Si scende, si scenda, almeno a 38/39. Largo ai giovani. Dinamismo, friccicore, emozione. Questo deve suscitare un’auto: lo dicono gli studi, le ricerche di mercato, la gente. Ecco.

Due macchine diverse per le due versioni: la berlina, un po’ Vw Passat un po’ Nissan Primiera, linee classiche, angoli smussati; la coupé, un po’ Volvo C70 un po’ Opel Calibra, più qualche tocco Mercedes – soprattutto in coda –, cristalli laterali tagliati, linea di cintura alta. E uno sguardo, una faccia, che le accomuna, con qui gruppi ottici sfuggenti, la calandra una fessura, il covano nervato e spiovente.

Motori più cattivi, tipo i 160 cavalli di potenza del quattro cilindri, 2.4 litri i-VTEC, o i 240 cv del 3000 cc V6. Trasmissione automatica a cinque rapporti o manuale a sei marce. Abitacolo con  volantone a quattro razze, cruscotto con strumentazione analogica, plancia con la sottile striscia digitale là in alto e il display centrale di grandi dimensioni, più una consolle che scorre fluida verso il tunnel, la griglia del cambio e gli immancabili portabicchieri. In America non se ne parla neanche di mettere in circolazione un’auto, senza almeno un paio di recipienti per lattine.


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