Autore:
Ronny Mengo

Nato dalla collaborazione tra il Centro Stile Lancia, lo Studio Carcerano e la Carrozzeria Maggiora, l’imponente prototipo (4,62m la lunghezza, per 1,92m di larghezza e 1,41m di altezza) vuole unire la sperimentazione estetica alla tecnologia informatica e virtuale. "Less is more" riassumono a Torino, da quando ormai si sono abituati a parlare più inglese che italiano, ossia la totale essenzialità delle forme come parola d’ordine.

Omaggio esplicito a noti modelli degli anni d’oro: non solo si ispira all'architettura HPE (High Performance Estate), celebre sigla degli anni Settanta, è anche facile ritrovare citazioni sparse alle Aprilia, alle Ardea. Il muso riprende i tratti della Thesis, stilizzandone l’enorme calandra e incastonandola a filo del cofano (per poi riprenderla con la griglia inferiore), riproponendone i gruppi ottici verticali, sia pur aumentandone considerevolmente le dimensioni (ciò che stride nell’ammiraglia in commercio).

Poi sono superfici tese, che scivolano smaltate dal frontale alla coda, accarezzano il gradino della linea di cintura, si chiudono in una vista posteriore rastremata e indefinibile, tra station wagon e coupè, cross-over e sportiva. Forse la vista meno riuscita, con la linea lievemente goffa dei montanti e le strisce oblunghe dei fari. Un profilo inarcato e discendente, come su Dialogos, caratterizza la fiancata, esprimendo tensione prima dello slancio.

Abitacolo ampio, da ammiraglia, totalmente vetrato, in grado di ospitare cinque passeggeri, sfruttando le due portiere posteriori, celate da uno spirito da coupé, ma presenti. E tanta tecnologia: un'interfaccia autoadattativa che assisterà la guida in tutto e per tutto, sospensioni sky-hook, pianale dual-frame. Nessun dettaglio sulla scelta del propulsore, che evidentemente dovrà essere in sintonia con la magniloquenza del progetto.


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