Autore:
Luca cereda

L'APPARENZA INGANNA A prima vista sembrerebbe una Prius come le altre, se non fosse per quell'ingombrante appendice sul tettuccio che ne fa un oggetto unico nel suo genere. Il pennone, non è altro che una doppia telecamera che serve a monitorare la strada, i movimenti delle ruote delle auto circostanti, le mosse dei loro conducenti. Per fare cosa? Per far sì che l'auto vada da sola, senza pilota. Un mito della science fiction che, stando a quanto lascia intendere il New York Times, si appresta a divenire realtà grazie alla Google Car.

IN RODAGGIO Negli Stati Uniti l'hanno vista girare in lungo e in largo per le highway californiane, a macinare miglia su miglia di test. Ne esisterebbero sette prototipi in tutto - tutti realizzati dalle menti di Google -, nessuno dei quali avrebbe mai subito incidenti, salvo un tamponamento incassato per colpa di un automobilista distratto. Ma al di là dei risultati, la questione di fondo è: come funziona l'auto che si guida da sola?

SPIONA Bella domanda, anche perché il progetto - come vien facile immaginare - è top secret. Stando a quanto riportato dal NY Times, la Google Car sarebbe in grado di anticipare le mosse degli altri automobilisti grazie a una serie di informazioni ricavate da sensori e telecamere a 360 gradi, rielaborate poi dall'intelligenza artificiale della vetura e trasformate in comandi. Tutto questo monitorando l'inclinazione delle ruote delle altre auto, i movimenti delle mani dei loro conducente sul volante e tanti altri dettagli, con la Prius che frena, sterza o si arresta di conseguenza.

RADAR Ogni apposito congegno integrato a questa speciale Prius ha la sua specifica funzione. Il dispositivo montato sul tetto serve a proiettare una mappatura in 3D dello spazio circostante entro un raggio di 60 metri. I quattro radar installati sul frontale e sul posteriore sono invece utili a individuare la posizione degli oggetti più lontani, mentre un sensore montato sulla ruota posteriore sinistra si preoccupa di mantenere la vettura nella traiettoria corretta. All'interno, a fianco del retrovisore, c'è infine una videocamera capace di riconoscere i semafori e gli ostacoli in movimento.

LUNGA ATTESA Al momento la Google car viene testata con la presenza di un umano a bordo: è la "condicio sine qua non" imposta dal dipartimento della Motorizzazione della California agli ingegneri di Mountain View per poter effettuare gli esperimenti. Anche in futuro però non è prevista l'eliminazione integrale conducente - che comunque potrà prendere il controllo della vettura in qualsiasi momento -, di certo però diventerà una componente secondaria. Secondo le stime più ottimistiche, i primi esemplari di queste auto che si guidano da sole potrebbero vedersi in giro fra otto anni, ma c'è anche chi parla di venti.

TRA OGGI E DOMANI In ogni caso scommettere sui tempi potrebbe essere un azzardo, tenuto conto del passo svelto che ha la tecnologia di questi tempi. Premesso che quello di Google non è l'unico prototipo esistente di auto "self-drive", c'è un altro importante aspetto del quale tenere conto; buona parte delle tecnologie sulle quali si basano le vetture autopilotate sono infatti già impiegate dalle auto moderne, vedi i radar alla base del cruise control adattivo, oppure le microcamere integrate. Tutte hanno lo scopo di prevenire ed evitare le collisioni, intervenendo sulla meccanica tramite l'elettronica per salvarci la pellaccia. Perché infondo, sognare l'auto che si guida da sola è servito anche a questo: a migliorare quelle che noi guidiamo quotidianamente. 


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