Autore:
Paolo Sardi

SEMPREVERDE E’ mai possibile che un vecchietto sull’ottantina, per quanto arzillo, abbia ancora qualcosa da insegnare alla crema dei giovani ingegneri, dei maghi del computer e dei designer del terzo millennio? Incredibile ma vero, la risposta è sì. Il simpatico vegliardo risponde al nome di Carroll Shelby, assoldato dalla Ford per ispirare, prima, e benedire, poi, le più recenti supercar destinate a rinverdire i fasti della Casa nel settore delle sportive.

CURRICULUM VITAE Al di là dell’Oceano Shelby è una leggenda vivente e anche in Europa gode di meritata fama. A chi non è uno storico dell’auto, basti sapere che come pilota ha vinto la 24 Ore di Le Mans del 1959, un successo colto anche alcuni anni dopo dalla Ford GT 40 al cui sviluppo ha collaborato anche l’ottimo Carroll. Senza contare che a lui si deve la paternità delle mitiche AC Cobra, ruspante icona senza tempo della muscle car americana.

TUTTI AL MARE L’ultimo prodotto della premiata ditta è la Ford Shelby GR-1 Concept, presentata al Pebble Beach Concours d’Elegance sotto il caldo sole della California. Senza dubbio un bel passo in avanti rispetto alla location del lancio precedente, quello della Cobra Concept, avvenuto a gennaio nella gelida e plumbea Detroit.

MACCHINA DEL TEMPO Nella linea della GR-1, nata anche con la collaborazione del giovane designer George Saridakis, passato, presente e futuro camminano a braccetto, con uno stile che si potrebbe definire tecnorétro. Tra gli elementi futuristici spiccano gli esili specchietti, i fari geometrici e le lamine che dividono l’enorme bocca anteriore, ai cui lati si trovano curiose aperture a forma di serratura.

REVIVAL Ancor più numerose sono le citazioni al passato, a partire dal motivo grafico delle strisce longitudinali. La Ford si ispira alle forme in voga a cavallo tra gli anni ’60 e ’70 per definire le forme di questa Concept. Al punto che nessuno potrebbe stupirsi più di tanto se sul cofano campeggiassero i vessilli di Aston Martin, Maserati o anche De Tomaso.

FURIA ALATA Chiamato a ospitare il motore - come vuole la saggezza popolare, Shelby mette i buoi (o meglio i cavalli…) davanti al carro - il cofano è lungo una quaresima. Una caratteristica evidente soprattutto se lo si paragona alle ridotte dimensioni dell’abitacolo, cui si accede attraverso porte che si sollevano e munite di finestrini a goccia. Pilota e passeggero sono ospitati sotto un padiglione striminzito e siedono quasi tra le ruote posteriori. Le fiancate sono tese e hanno disegno molto lineare, sporcato solo dalla presenza di due prese d’aria.

MAMMAMIA Altre, ancora più estese, si aprono sopra il cofano, per portare un po’ di frescura al motore, un possente V10 da ben 6,4 litri che minaccia sfracelli. Le sue credenziali parlano infatti di 605 CV a 6750 e di 679 Nm a 5550, con la capacità di allungare all’occorrenza fino a 7500 giri, prima che il limitatore getti la spugna. Tutta la forza viene scaricata a terra tramite le ruote posteriori, con l’aiuto di un differenziale a slittamento limitato e grazie a pneumatici da 345/35-19 (quelli anteriori sono 275/40-19).

CHIMERA Vedremo mai circolare su strada la GR-1? Onestamente la cosa pare per il momento piuttosto improbabile. Inutile però lagnarsi e mettere giù il broncio. C’è ben altro che bolle in pentola e capace di strappare un sorriso: ormai la GT sta per arrivare su strada…


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