Autore:
Alex Roggero

La nuova vettura, disegnata da Camilo Pardo, del Living Legend Design Studio della Ford (un'equipe specializzata nel rispolverare stilemi d'altri tempi, che negli ultimi anni ha ricreato per Ford modelli rétro come Thunderbird e Forty-Nine) è così simile all'originale che molti appassionati, guardando le nostre immagini, penseranno di ammirare delle foto d'epoca.

E in effetti la nuova GT40 ha molto in comune con il purosangue sportivo di un tempo. Anche lei, ad esempio, ha il compito di rinverdire l'immagine sportiva della casa. L'originale, l'auto che ha inspirato questa concept car, fu il frutto di approfondite ricerche di mercato americane, che agli inizi degli anni Sessanta individuarono nei giovani la più promettente area sociale per l'acquisto di nuove vetture. Henry Ford II decise che era arrivato il momento di dare alla casa un'mmagine sportiva e vincente.

E visto che crearla dal nulla non era cosa semplice, chiese al Commendatore di vendergli la Ferrari. Le trattative si prolungarono fino al maggio del 1963 quando, giunte alla stretta finale, si bloccarono per il no di Enzo Ferrari, contrario a cedere il controllo totale dell'azienda agli americani. I quali, evidentemente, non gradirono. Henry decise di punire la Ferrari là dove il dolore sarebbe stato più acuto: sui circuiti del mondo. Quarantotto ore dopo il rifiuto del Commendatore Lee Iacocca, allora presidente della casa di Detroit, era già operativo su un programma mirato alla realizzazione di vetture ad alte prestazioni con il marchio ovale.

La Ford, naturalmente, non poteva iniziare da zero, senza un aiuto importante dal punto di vista della progettazione. Dopo vari contatti con alcuni costruttori britannici del calibro di Cooper, Shelby e Colin Chapman, la casa di Detroit ingaggiò Eric Broadley, padre della Lola Gt che nel 1963 aveva ben figurato a Le Mans, finendo la gara alle spalle della vincente Ferrari. Broadley creò un team di tecnici, basato a Slough in Inghilterra, che il 1 Aprile 1964 presentò ai dirigenti della casa il primo prototipo MK1, con motore di 5 litri.

Ma per battere le Ferrari quel motore non bastava. Umiliate dalle rosse nel 1964, l'anno dopo le GT40 montarono un propulsore "monstre" V8 di 7 litri derivato da quello di serie della berilina Galaxie. Tecnicamente il motore Ferrari (di 3,3 litri)  era molto più avanzato, ma l'enorme cilindrata della Ford garantiva 427 cv e una coppia straordinaria.

Dopo alcune sfortunate rotture la GT40 riuscì, nel 1966, a conquistare la vittoria a Le Mans. L'enorme investimento di Henry Ford II, qualcosa come nove milioni di dollari (per l'epoca una cifra spropositata) aveva finalmente dato i suoi frutti. Le GT40 trionfarono anche nel 1967 e 1968, quando il nuovo regolamento Sport limitò le cilindrate a 5 litri e le GT40, paradossalmente, montarono il motore che equipaggiava i primi prototipi.

Tra gli appassionati la GT40 divenne una vettura leggendaria, non solo per le prestazioni da capogiro ma anche per il design: il fatto che la vettura fosse scomodissima, rumorosa, intollerabilmente calda e senza bagliaio non aveva alcuna importanza.

La nuova concept car, non meno estrema, utilizza un supermotore, un V8 di 5,4 litri da 500 CV, ed è bassissima e slanciata come l'originale. William Clay Ford Junior, presentandola al salone di Detroit, ha annunciato che se le reazioni del pubblico saranno positive la Ford potrebbe mettere in commercio "la supercar più a buon prezzo del mondo". E ha lasciato intendere che l'obbiettivo, quarant'anni dopo, è invariato: stare davanti alle macchine di Maranello.


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