Autore:
Paolo Sardi

SELF MADE CAR "Per i cinquant'anni quasi quasi mi faccio la Ferrari!". Detta dal "cumenda" lombardo agli amici del bar la frase ha un senso ma messa in bocca a Giorgetto Giugiaro ne ha uno completamente diverso. Innanzi tutto perché nel suo caso i cinquant'anni non sono di vita terrena bensì di attività nel mondo dell'auto. In seconda battuta perché quando lui dice "mi faccio la Ferrari" non intende dire che se la compra, bensì che se la costruisce. In gioco non entra alcun assegno: l'unica firma è sul figurino bidimensionale in carta da lucido su cui ha schizzato le forme ed è fatta a matita...

BUON COMPLEANNO

Per celebrare questo mezzo secolo trascorso a disegnare auto, Giugiaro il Vecchio (nulla di offensivo, l'appellativo il Giovane spetta al figlio Fabrizio) si è voluto mettere ancora una volta alla prova, autocommissionandosi una sportiva doc capace di prestarsi anche a un impiego familiare. Il tutto con l'alto patrocinio della Ferrari. La Casa di Maranello ha messo a disposizione la base meccanica ritenuta ottimale, quella della 612 Scaglietti, che può quindi essere considerata madre di questo prototipo dalla sigla quanto mai emblematica: GG50, sintesi perfetta di iniziali e anniversario.

UNA SPUNTATINA

Rispetto alla Scaglietti, la GG50 è più corta di circa 9 cm (481 contro 490), dopo una sforbiciata al muso e alla coda, mentre nel mezzo il passo resta lo stesso, 295 cm. A prima vista la differenza di lunghezza sembrerebbe addirittura maggiore. A creare questa impressione di compattezza nella GG50 è soprattutto la forma particolarmente arrotondata dei parafanghi e in generale degli spigoli della carrozzeria.

A TUTTO TONDO

Molto evidente è in particolare il lavoro svolto sul posteriore, con uno specchio di poppa avvolgente e ornato da due coppie di luci a Led tonde di diametro differente. A fare da contraltare c'è ancora una volta un muso lungo con un cofano chilometrico, che culmina nella tipica calandra Ferrari. Alla ricerca di slancio e di dinamismo, la matita di Giugiaro a stilizzato prese d'aria, fendinebbia e fari a sviluppo verticale, oltre a spoiler e minigonne dalla forma insolitamente tagliente.

BOCCA LARGA

La GG50 ha poi una fronte ampia e spaziosa, con il padiglione in vetro fotocromatico che rappresenta la prosecuzione ideale del parabrezza. Il piccolo lunotto sembra fisso ma tale non è. La GG50 è dotata di un portellone abilmente mimetizzato che si apre su un vano bagagli da ben 270 litri. Questi possono diventare 500 ribaltando lo schienale posteriore, cosa resa possibile dallo spostamento verso il basso del serbatoio, che sulla Scaglietti è verticale, giusto alle spalle dei passeggeri posteriori. Così facendo si ottiene un piano di carico perfettamente piatto della lunghezza di 140 cm.

GRAN LUSSO

Anche la plancia è completamente ristilizzata, con in primo piano un inedito navigatore satellitare e comandi redistribuiti verso il centro. I sedili sono meno profilati che non sull'auto di serie e rivestiti in pelle, a creare un ambiente quanto mai sfarzoso in abbinamento a pannelli in legno di faggio. Sulla GG50 grande attenzione è prestata anche all'accessibilità, con i cristalli posteriori non più fissi come sulla Scaglietti ma pronto a scendere nei lamierati delle fiancate per lasciare più libertà di movimento

CUORE GENEROSO

Giugiaro non ha invece stravolto in alcun modo la meccanica, che vede confermatissimo il possente V12 anteriore da 5,8 litri e 540 cv. Nel ruolo di spalla c'è un cambio sequenziale a sei marce attraverso il quale il moto finisce ai pneumatici posteriori da 305/35 calzati su cerchi da 20". Lo stesso diametro è utilizzato anche all'avantreno, dove le gomme sono invece 245/35.

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