Autore:
Paolo Sardi

COLPO DI TESTA Siete da sempre convinti che gli ingegneri tedeschi siano persone quadrate e rigorose, poco inclini a progetti strampalati? Bene, è ora di rivedere certi luoghi comuni. Uno spunto di riflessione lo offre la serissima azienda tedesca EDAG, un colosso della progettazione e dell’industrializzazione conto terzi, con 4500 dipendenti e una trentina di sedi nel mondo, artefice di una tra le più curiose proposte viste al Salone di Ginevra.

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Il nome della concept car esposta è genX, dove gen sta per generation e X per next. In parole povere, dunque, un’interpretazione di quella che sarà la sportiva che guideranno i nostri figli o i nostri nipoti. La prima cosa che colpisce guardando la vettura è senza dubbio la parte mediana, quella che si trova cioè tra l’avanzatissimo abitacolo e il retrotreno. Neanche fosse la vita di una pin-up, questa pare molto stretta in rapporto al resto del corpo vettura.

STRETCHING

Il risultato è quello di far sembrare la genX un elastico tenuto in costante trazione per le due estremità. La carrozzeria appare così più lunga dei 4466 mm dichiarati, complici anche la limitata altezza da terra (soli 1230 mm), la notevole larghezza (1920 mm) e soprattutto il passo, che misura la bellezza di 3080 mm. Non meno eclatante è il diametro delle ruote, da 20 pollici, tutte motrici e collegate a sospensioni ad altezza variabile.

MRS CROCODILE

Il frontale ha un look massiccio, incattivito dalla superficie vetrata ridotta all’osso, mentre le ruote posteriori si stagliano nitidamente rispetto all’esile sagoma della coda come se fossero le possenti di zampe di un coccodrillo. Se nella vista da dietro a tenere banco sono gli sfoghi per l’aria calda che si aprono ai lati della targa, l’occhio prima o poi viene inevitabilmente catturato dai due rigonfiamenti color argento che fuoriescono invece dalle fiancate.

BAGAGLI APPRESSO

Sull’individuazione della loro funzione in base alle sole foto si potrebbe dar vita a un concorso a premi ma vi risparmiamo il tutto: si tratta di borse rigide (lo confessiamo, nemmeno in redazione ci avevamo indovinato…). Queste possono essere configurate internamente in molti modi differenti in base alla loro destinazione (uso professionale, tempo libero o campeggio), essere rimosse senza alcuna difficoltà e trasportate come normali valigie.

ALCOVA MANCATA

Se possibile ancor più sorprendente è poi la destinazione del rialzo telescopico che, a comando, spunta dal tetto. Questo ospita un posto letto, proprio come nei camper Westfalia realizzati su base VW dell’epoca dei figli dei fiori. Al di là dell’aspetto un po’ da sarcofago e quindi vagamente funereo del tutto, resta da capire perché non abbiano fatto uno sforzo per ricavare un allestimento matrimoniale o quanto meno a una piazza e mezzo. Peccato, perché sarebbe stata un’alcova davvero originale...