Autore:
Luca Pezzoni

INSEGUIMENTI La storia, anche automobilistica, è fatta di fughe e inseguimenti, annunci, lunghe attese e festeggiamenti. La Challenger, protagonista dell'epopea muscle car insieme a Mustang e Camaro torna sulle strade. Seguendo l'esempio delle colleghe, e il concept del 2006 acclamato ai saloni, riprende le linee guida originali. Tutta arancio (ma si può anche avere grigia o nera), ha il suo bel motorone con 8 cilindri disposti a V e camere emisferiche Hemi. Sotto le stripe nere del cofano ci sono 424 cavalli, mentre le forme evocative nascondono la piattaforma della Charger, berlinona muscolare prediletta (sia nei telefilm che nella realtà) dalla polizia americana. Quasi a preannunciare inseguimenti nelle prossime serie tv.

PERCORSO CONCETTUALE Il prototipo aveva entusiasmato perpurezza delle linee e fedeltà alle forme originali, solo lievemente attualizzate. E la versione definitiva ne riprende in pieno il percorso concettuale. Una strada ben diversa dal look contemporaneo della Mustang o da quello avanguardista della Camaro, anche lei prossima allo sbarco dai concessionari. Dal salone alla strada con qualche rinuncia in purezza: parliamo degli occhi anteriori, sempre tondi ma meno lavorati e tecnologici. E delposteriore che mantiene la luce rossa continua, ma con la placca Dodge satinata a togliere pulizia. Come lo spoilerino nero, che lascia interdetti: richiama volutamente l'immaginario dei telefilm e delle personalizzazioni Anni 70. Ma sa di posticcio e rovina una linea ben levigata.

ARMONIE Tolti i sassolini dalle scarpe rimane tutto il bello, un insieme armonico, nonostante misure extralarge: 503 centimetri in lunghezza e 192 in larghezza. L'altezza si ferma a 145 centimetri. Tutto parte dalla linea dei finestrini laterali, basta metterle a confronto con quelle originali per apprezzare la finezza. Con la risalita della linea di cintura, quasi un'onda che sale in corrispondenza del finestrino passeggeri, e il rapporto vetro-lamiera sbilanciato a favore del pieno. Tratto comune al genere muscle car. La particolarità risiede nella vista da qualsiasi angolazione: non si trovano sfaccettature, incavi o giochi prismatici di superfici sfalsate, quasi in dichiarata controtendenza alle mode attuali.

BOCCA PICCOLA SPALLE LARGHE Levigata come un sasso di mare, con il cofano lungo, i suoi doppi occhi all'anteriore, quattro ruotone - finalmente a filo carrozzeria e non nascoste dentro i passaruota come sulla nonna - e una cupola abitativa raccolta eppure ospitale. La Challenger si può assaporare nell'insieme e nei dettagli: i doppi tubi di scarico squadrati al posteriore o le maniglie incassate. Gli specchi spuntano come funghi prataioli dal dorso della portiera e citano il tempo eroico, aumentando la superficie riflettente, rispettando standard di sicurezza attuali. La mascherina, poco esibita e trapezoidale, dovrebbe far arrossire di vergogna tante utilitarie che giocano a fare le boccacce. Non manca il tappo del serbatoio esterno, tutto in alluminio luccicante. I cerchi griffati SRT rimangono fedeli alla forma banalmente stellare: misurano 20 pollici e calzano gommoni adeguati (245 davanti e 255 dietro).

INTERNI Palestrata il giusto fuori, ricercata ai limiti della sobrietà dentro, con rimembranze del passato. La scure del taglio costi ha imposto qualche razionalizzazione di troppo: componentistica di dettaglio e particolari ripresi dalle berline del gruppo. E i fondini illuminati di bianco non sono certo una novità. Un piccolo sacrifico che non toglie poesia: il look minimalista e tendente al nero rimane "fedele alla linea", come lastrumentazione di bordo annegata in buchi senza fine a citare le camicie dei cilindri nascoste sotto il cofano. Da verificare la qualità delle plastiche tendente al croccante per tutte le Dodge.

MISURE IMPORTANTI L'effetto vintage riesce comunque convincente e non mancano le concessioni soft: alzacristalli elettrici, climatizzatore, keyless entry, hi-fi con Hard Disk, navigatore e viva voce bluetooth per telefonare. Altre comodità tipicamente yankee sono i sedili riscaldabili e i portabeverone illuminati. Tolto l'accesso posteriore limitato dalle seppur enormi portiere anteriori la vita a bordo si annuncia comoda, anche per cinque adulti formato extra-large. Sembra un particolare ma sui blog di appassionati di muscle car questo non sembra un particolare secondario. Poterci caricare la domenica i due bimbi e la nonnina insieme alla moglie rende la Challenger candidata anche al ruolo di auto unica e multiuso.

CUORE A CILINDRI L'avanguardia numerata per il 2008 è disponibile solo in versione SRT, che significa trovare sotto il cofano un6,1 litri con otto cilindri disposti a V, le camere emisferiche delle valvole secondo tradizione brevettata della Casa. I freddi numeri dicono che, con 425 cavalli a 6200 giri e oltre 500 Nm di coppia, scatta da 0-100 in 5 secondi netti e supera i 250 km/h. A trasmettere potenza alle ruote posteriori ci pensa un cambio automatico a 5 marce. Il primo rapporto accorciato serve per bruciare i semafori, dal 2009 arriva il manuale. La gestione elettronica del motore prevede una routine per rendere dolce l'erogazione della coppia in modo da non rendere i cavalli bizzosi al trotto.

SOSPENSIONI E FRENI Per giocare a guardie e ladri tra le curve ci sono multilink a braccio corto e lungo all'anteriore, mentre al posteriore ci sono 5 bracci. Isolamento da vibrazioni e riduzione delle reazioni brusche, ma ruote sempre in contatto sull'asfalto i benefit dell'architettura raffinata. Non mancano le barre stabilizzatrici per aumentare rigidità e fedeltà di risposta negli ingressi in curva. La percentuale di distribuzione dei pesi dice 55-45 (davanti e dietro). Al reparto freni si parla italiano: pinze "arancio fuoco" a quattro pistoncini con dischi da 360x32 mm davanti e 350x26 dietro sono Brembo. ABS ed ESP con aiutino alla partenza in salita assolvono al ruolo di angeli custodi.

FUTURO ALLA PORTATA Tutta questa muscle car - con placchetta a ricordare la serie numerata - viene via negli States per neppure 30.000 euro. Poi, con il model year 2009 inizierà la normale produzione: maggiore scelta di optional e colori, motori volendo meno spinti e pure il cambio manuale. Un allargamento di gamma per fare concorrenza vera anche alla Mustang. Cosa mai riuscita alla nonnina, che vide la luce in ritardo e si vide azzoppata nel consenso - come tutte le muscle car dell'epoca - dalla crisi petrolifera. Nell'attesa e nella speranza che la storia non si ripeta meglio gustarsi le splendide foto e il magazine dedicato alla Challenger: quante auto meritano un giornale tutto per loro?

LA STORIA La Challenger originale raggiunse il mondo delle muscle car in leggero ritardo. Il debutto risale al 1970, solo un anno dopo iniziarono le normative stringenti sulle emissioni e la psicosi della crisi petrolifera. L'umore cambiò in un attimo e le sportive all'americana tutte motore e pochi fronzoli diventarono un inno allo spreco energetico, poco intonato ai tempi. Un'altro motivo, meno importante, che penalizzò la Challenger fu l'incidente accaduto nel 1971 sotto le telecamere e gli occhi degli spettatori mentre faceva da pace car a Indianapolis.

VERA MUSCLE CAR Si trattava della versione cabrio e dopo neppure un anno la versione scoperta venne tolta dalle linee produttive. Eppure al momento dell'uscita la Challenger si impose subito come una vera muscle car: la linea diversa da tutte le altre, i colori verdolino e arancio con le stripes sul cofano a regalare emozione insieme all'airscope. E soprattutto una gamma di motori davvero estesa per i tempi, che riusciva a renderla adattabile ad ogni esigenza (o piede) di possibile proprietario. Da 335 a 425 cavalli fino al top con il V8 Hemi da 440 cavalli. Velocità massima di 140 miglia orarie (225 km/h) e prezzi alla portata di molte tasche.

SUCCESSO E DECLINO Il sogno sportivo americano, rozzo strapotente e democratico: tutto secondo regola muscle car. Dopo la fiammata iniziale le vendite della Challenger non raggiunsero mai le aspettative della Casa e, a partire dal 1972, furono eliminate le versioni più cattive. Colpo esiziale per un auto che viveva soprattutto di emozioni. Nel 1974, immalinconitasi per le diete dimagranti di potenza, abbandonò le scene. Ma non i cuori: solo quattro anni sul mercato le sono bastati per rimanere scolpita nell'immaginario collettivo americano, ben oltre i freddi numeri commerciali.

STARRING Protagonista di numerosi telefilm di successo e anche di pellicole on the road, Natural Born Killer ad esempio, divise il successo (ma non deve essere confusa) con la sorella Charger, anch'essa star della televisione nella fortunata serie Dukes of Hazzard. Se avete ordinato la nuova release non sarebbe male avere in garage anche la vecchia, in modo da ricreare il testa a testa fotografico scelto da Dodge per abbellire la brochure di presentazione. 1970-2008, questi i numeri da dipingere sulle fiancate.


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