Autore:
Luca Pezzoni

A VOLTE RITORNANO All'alba degli Anni 90 una Corvette più speciale delle altre riuscì a far battere i cuori americani. E ad abbattere contestualmente anche i pregiudizi dei puristi europei. Si chiamava ZR1, soprannominata istantaneamente "king of the hill", e rappresentava la vetta tecnologica e di potenza (grazie anche all'aiuto di Lotus) per la gamma GM. Cavalli, tanti, coppia in abbondanza, ma anche guidabilità e raffinatezza tecnica. Dopo un lungo oblio, manca dal 1995, la ZR1 ritorna e rappresenta una sfida ostentata alla supremazia di Porsche e Ferrari: supera la soglia dei 100 cavalli litro, calza freni in carboceramica grandi come delle ruote da berlina e veste quasi tutta in carbonio. Dal 2009 on the road.

POSIZIONAMENTO La leggenda vuole che il via al revival ZR1 sia nato da una frase di Rick Wagoner (CEO GM), che girando intorno alla Z06 - fino a ieri la massima Corvette possibile - avrebbe detto "se questo è quello che possiamo fare con 60.000 dollari... quale Corvette potremmo immaginare con 100.000?". Ecco la risposta. Tolte le coordinate base estetiche, abbiamo davanti agli occhi un concentrato di ricerca e tecnologia che solitamente non saremmo portati ad associare con le ricette americane. Invece la scheda tecnica e l'approccio progettuale della nuova ZR1 regalano stupore, non solo da parte dei fan e non solo guardando i numeri.

ORDINE SPARSO Prima di approfondire citiamo in ordine sparso: fibra di carbonio a volontà e utilizzata non solo per spoiler e particolari secondari ma per tutto il tetto, compresi i montanti. Freni in carboceramica, sospensioni a controllo magnetico, propulsore completamente rivisto con cilindrata limitata a 6,2 litri, compressore e largo utilizzo di alluminio "puro" e particolari in titanio. E un'aria da special che fa sembrare la ZR1 quasi la nuova generazione della sportiva stelle e strisce. A definire le linee guida, chiariscono subito gli uomini GM, non è stata la ricerca di record estremistici: la nuova nata doveva superare in prestazioni pure la Z06 - utilizzata come base di partenza - ma anche essere docile negli utilizzi fuori pista. Unire esotismo e usabilità. A cominciare dalla presenza scenica.

ORDINE ESTETICO Tutte le linee, distribuite su volumi tipicamente Corvette rimangono familiari. Mentre particolari e adeguamenti estetici, raffinatezze da race-car ed esagerazioni ammiccanti agli occhi appassionati costruiscono un nuovo ordine estetico. Basta guardare la cupola abitativa: un festival di fibra di carbonio la divide nettamente dalla linea di cintura. Una soluzione che esalta la muscolatura di passaruota e fiancate, coniugandola con il tono corsaiolo della soluzione alleggerita. Particolare da "dietro le quinte": uno dei problemi legati alla fibra di carbonio utilizzata in modo massivo rimane l'invecchiamento dai raggi ultra violetti che tende a rovinarne l'impatto estetico, intaccandone pure la robustezza. In GM hanno risolto tutto con uno speciale e costosissimo additivo, assicurando look e resistenza per tutta la durata della vita dell'auto.

PRIMA VISIONE E sempre la fibra di carbonio apre il frontale che partendo dall'asfalto presenta uno spoiler dal sapore "Le Mans series" e prosegue con gli occhi affilati conosciuti. A rendere speciale il tutto provvede il powerdome del cofano bislungo che oltre a gonfiarsi centralmente si apre in una cornice visiva in lexan trasparente per dare alla luce lo "small block", con la scritta LS9 supercharged in bella vista. Mai nessuna Corvette aveva osato tanto. A guardarla da lontano potrebbe sembrare un modellino Hot Wheels. Altri segnali di unicità vengono dalle doppie branchie dietro i passaruota anteriori che danno il via alla scalfatura della fiancata. Dai cerchi in lega a raggi incrociati che calzano pneumatici "francesi" ma muscolosi: 285/30-19 pollici all'anteriore e 335/25-20 pollici al posteriore.

NOSTALGICI Non mancano badge di riconoscimento e pinze freno griffate in tono con la carrozzeria. I fanatici della prima ZR1 ricorderanno che all'epoca erano stati introdotti i quattro fari posteriori squadrati per differenziare l'edizione speciale... qui si è persa l'occasione e rimangono tondeggianti. Pazienza, ci sono quattro scarichi posteriori accompagnati dall'onnipresente grembiule in fibra di carbonio, che riappare pure sulle fiancate a modi minigonna. Gli interni lasciano spazio ai sedili a guscio e i dettagli sono quelli conosciuti. Il fondo scala del tachimetro arriva a 220 miglia orarie (354 km/h), 20 in più della Z06. E comunque la vera distinzione per chi guida sarà intravedere la testata del motore subito dopo il parabrezza.

ESERCIZI TECNOLOGICI A fare la vera differenza tra la "regina" e le altre Corvette sono le scelte tecniche prima ancora che motoristiche ed estetiche. Elevate ad un grado tale da non far temere confronti, forse è la prima volta, con le più raffinate supercar. Prendiamo i freni in carboceramica ad esempio: hanno molte parti in comune con quelli della Ferrari Enzo e sono frutto della tecnologia Brembo; le pinze sono a 4 pistoncini mentre i dischi hanno un diametro di 15 pollici al posteriore e 15,5 all'anteriore (!). La distribuzione dei pesi, con il motore all'anteriore e la trasmissione sul ponte posteriore, si assesta sul 52-48. Tutto il telaio è comunque più rigido e leggero rispetto alle "vette" normali e anche il peso, nonostante la componentistica aggiuntiva legata al compressore non dovrebbe superare quello della Z06.

CAMPI MAGNETICI Le sospensioni proseguono sulla strada della massima sofisticazione tecnica. Per regalare risposte adeguate a percorso e stile di guida si ricorre al controllo magnetico: il fluido degli ammortizzatori è popolato da microparticelle in modo da regolarne la densità tramite energia elettrica. Il sistema analizza e misura il tutto in tempo reale (un millisecondo), mentre la regolazione avviene ogni due millisecondi. Secondo i tecnici GM ricercatezza e ritaratura dei particolari dipingono un handling sempre e comunque superiore a quello della Z06 e un comfort migliore, come la facilità di guida a prova di neofita. La chiave della ZR1 in fondo sta tutta nell'offrire picchi tecnologici ad una cifra ancora umana: la parte buona della sportiva all'americana.

OLTRE 600 Poi ci sarebbe il motore, il mitico small block riprogettato ad hoc per la ZR1. Vincoli tecnici (la presenza del compressore e limiti dimensionali) hanno imposto la riduzione della cilindrata a 6,2 litri rispetto ai 7 tondi tondi della Z06. Ma la notizia è che per la prima volta gli otto cilindri a V della Corvette superano la soglia dei 100 cavalli litro: lecito aspettarsene circa 650. Non si conoscono ancora dati definitivi su potenza e prestazioni, ma dettagli e meraviglie meccaniche sì. E proprio per questo dedichiamo uno spazio "su misura" al nuovo LS9 supercarghed. Intanto si festeggia il ritorno impertinente della Corvette ultimativa: non solo una muscle car.


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