Autore:
Fabio Cormio

La C-Crosser è una chiara provocazione, da qualsiasi angolazione la si guardi. Che auto è una col musetto da cartone giapponese, gli specchietti a barattolo e uno scalino discendente proprio a metà del tetto? Che auto è una senza pedali, con comandi da aeroplano e sedili ultrasottili, dai quali sporgono protuberanze belle e pronte per torturarci la schiena? Come, "che auto è?" Quella del futuro, naturalmente.

E sì, perché nella C-Crosser tutto risponde a una logica ben precisa: quella del divertimento e della comodità, senza precludersi nulla. Tale idea è perseguita con estrema coerenza. Per questo, ad esempio, deve essere possibile stivare tanti bagagli e soprattutto ospitare tanti amici (considerando le dimensioni, sei non sono certo pochi). Il segreto sono proprio le poltrone così sottili, in materiale innovativo, più comode di quanto non sembri, e che rubano pochissimo spazio all’abitabilità effettiva. 

I passeggeri posteriori hanno anche il gran vantaggio di poter allungare le gambe sotto i sedili che hanno di fronte. Il rovescio della medaglia sta nel fatto che le poltrone non siano in alcun modo regolabili; ma, se possibile, è proprio qui che viene il bello. Infatti è sì vero che il guidatore non può avvicinarsi ai comandi, d’altra parte avviene esattamente il contrario, ossia sono i comandi stessi ad andare incontro al guidatore. Il volante accorpa in sé, oltre alle regolazioni usuali, acceleratore, freno e cambio. 

Per accelerare è sufficiente girare una delle due manopole (che sono solidali e reagiscono contemporaneamente alle sollecitazioni del conducente) verso l’interno, per girare basta fare l’inverso. Peculiarità di questo volante è il mozzo fisso, ovvero non gira, né a destra né a sinistra: la funzione sterzo è assicurata da un collegamento elettrico che comprende un captatore, che tiene conto di velocità e aderenza.

Ma a stupire più di tutto il resto (e di materiale ce n’è in abbondanza) è il fatto che il volante sia scorrevole: non è obbligatorio guidare posizionati a sinistra, si può stare tranquillamente a destra oppure in centro: ciò è possibile perché Citroën ha operato la totale soppressione dei collegamenti meccanici tra i comandi e gli organi (motore, sterzo, freni), grazie alla tecnologia "by wire". La strumentazione è invece racchiusa in un display rettangolare, che indica a caratteri cubitali velocità e giri al minuto.

Una dei vanti della C-Crosser è di sapersi adattare. Passi per il tetto panoramico in vetro azzurrato (rivelatosi un must a questo Salone di Francoforte), che, tolto, trasforma la nostra monovolume in una sorta di pick-up, ma l’aspetto da SUV questa concept Citroën non sembra proprio averlo. E invece, meraviglia delle meraviglie, ha tutte le carte in regola per farci scorrazzare dove più ci piace, neve, sterrati e sentieri compresi. L’altezza da terra infatti si può aumentare con un semplice gesto da 140 a 200 mm. 

Ma a permettere una guida agevole in fuoristrada è il nuovo modello di sospensione, l’Idrattiva 3 a grande escursione, che unisce elettronica e idraulica, per cui la pressione nei martinetti è controllata in tempo reale, ruota per ruota, da un calcolatore che adatta in continuazione tutti i parametri permettendo un controllo dinamico ottimale. La C-Crosser dispone poi di trasmissione integrale con giunto viscoso pilotato elettronicamente. A ciò si aggiungano le quattro ruote sterzanti, che migliorano sensibilmente la stabilità.

Di fronte a cotanta esibizione di nuove tecnologie sarebbe lecito attendersi un motore ugualmente sorprendente, magari a idrogeno o a energia solare: invece nulla da fare, la C-Crosser monta un più concreto 2.0 HPi a benzina. Questo significa che la nuova Citroën non è solo una concept?


TAGS: citroën c-crosser