Autore:
Ronny Mengo

Più che la linea di cintura alta, sembra sia caduto sul tetto il classico masso di Willy il Coyote. Perché se le proporzioni della fiancata si avvicinano a quelle di un’auto di tutti i giorni, le superfici vetrate laterali sono stralimitate, con la striscia posteriore che contribuisce a rastremare visivamente – e non – la coda.

E poi vetro, tanto vetro, elegante, funzionale, trendy, per avere una cabrio chiusa, essere inondati di luce, osservare le gocce di pioggia da vicino. Con un coefficiente di penetrazione aerodinamica di 0,28.

Il muso è imponente, con la calandra stretta che eleva a protagonista il logo di Casa, i gruppi ottici che sfumano quasi fino all’altezza dei passaruota, la doppia presa d’aria orizzontale che taglia il paraurti inferiore.

La vista posteriore si riassume in una coda spiovente, che nasce dall’intersezione del lunotto (parte integrante del tetto) e della linea verticale del baule. Pulito il paraurti, bella la striscia sottile che funge da terminale di scarico.

Dentro c’è la scenografia di Star Treck, con una cupola trasparente che racchiude i passeggeri, intervallata ogni tanto da qualche simil montante: è il trionfo della tecnologia drive-by-wire, il che significa controlli elettrici per freni, sterzo e funzioni dinamiche varie.

Niente pedali, niente piantone dello sterzo, tutti i comandi riassunti sul volante, questo è il futuro, per Citroën. Il motore c’è ancora invece ed è il V6 di 3000 cc di cilindrata da 150 kW di potenza massima, abbinato al cambio automatico autoadttivo con modalità sequenziale e comandi – neanche a dirlo – al volante.

Le sospensioni sono le Hydractive 3, per garantire stabilità di guida e maneggevolezza: l’elettronica farà tutto, del resto.


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