Autore:
Paolo Sardi

LASCIA IL SEGNO L'edizione 2005 del Salone di Francoforte ha almeno due ottimi motivi per lasciare il segno e per fare discutere a lungo sia gli addetti al lavoro sia i profani del settore. Il primo è l'incredibile numero di novità che popola gli sconfinati stand della fiera, a riprova del fatto che la crisi di cui molti si lamentano è probabilmente meno nera di come la si dipinge. Il secondo è la presenza, seriamente organizzata e numericamente rilevante, di espositori cinesi.

IN GRANDE STILE Per loro niente più ministand messi su alla bell'e meglio come le bancarelle di pentole a una fiera paesana. Al loro posto aree più estese e attrezzate, con personale in alta uniforme e hostess. Uno spiegamento di uomini e mezzi impossibile da non notare nel pur congestionato padiglione 4, halle in cui gli organizzatori tedeschi hanno confinato tutti i marchi di Pechino e dintorni. Una scelta, questa, che facilita il doveroso passaggio in rassegna delle truppe dell'avanguardia cinese.

CAPODANNO CINESE Nel tour perlustrativo è impossibile non dare la precedenza alla Geely, se non altro per il richiamo esercitato dagli spettacoli chiassosi inscenati sullo stand. Con tamburi e abiti sgargianti a tenere banco, mancano solo il dragone animato e i mortaretti per dar vita a una sorta di Capodanno fuori stagione. Personale gentile, sorrisi e mezzi inchini per la consegna di un catalogo sostanzioso ma di fattura alquanto dozzinale.

CHIUSI FUORI Di salire sulle auto esposte, non se ne parla nemmeno; tutte hanno le portiere chiuse, neanche dessero accesso alla Città Proibita di Pechino. A spiaccicare il naso sui finestrini e a dare una sbirciatina si notano abitacoli dalle forme essenziali, con pannelli e rivestimenti abbastanza spartani. L'una per l'altra, le Geely, cui mancano ancora una rete commerciale e un listino europei, non hanno grande appeal, anche se l'assortimento non manca.

PER TUTTI I GUSTI La gamma presentata, in cui fanno da comun denominatore tinte vistose e cerchi lucidati a specchio, si apre con l'utilitaria HQ, disponibile a due volumi, a due volumi e mezzo e station wagon, con motori a benzina 1.0 e 1.3 e un look Anni 80. Un gradino più sopra c'è la MR, simile nelle dimensioni (380 cm la 5 porte, 415 la 4 porte), ma di foggia più moderna e con una coda tutto sommato gradevole, un po' in stile Kalos. Per la cinque porte i motori a catalogo sono due, 1.3 e 1.5, affiancati sulla berlina anche da più piccole unità 1.0 e 1.1.

SEMPRE PIU' IN ALTO Il livello sale con la CK che, lungi dal voler essere un tributo a Calvin Klein, svolge in modo diligente e discreto il tema della berlina moderna con motori 1.3, 1.5 e 1.6. Punta di diamante della famiglia è invece un'altra tre volumi, la Marindo 1.5. Lunga 444 cm, è offerta con il marchio Maple e ha una variante a cinque porte chiamata Hisoon, la cui linea riporta alla memoria la Citroën ZX. Chiudono il gruppo il pick up PU su base MR e la BL, un'improbabile coupé con prese d'aria anteriori che ricordano le narici di un drago.

EQUILIBRATISSIMA Tutt'altra scena, invece, allo stand della Euromotors, importatore per la Germania della Brilliance Zhonghua. Con un muso vagamente ispirato alle forme Lancia e un posteriore di taglio tipicamente orientale, la Zhonghua ha ben poco da invidiare alle rivali di ogni latitudine in fatto di equilibrio della linea e di modernità. La sua non è forse una personalità spiccata ma da qui a dire che è brutta ce ne passa, eccome. Qui manca la cartella stampa ma non c'è alcun problema a entrare e accomodarsi nell'abitacolo.

OK, IL PREZZO E' GIUSTO Una palpata rivela che la plancia è realizzata con materiali di buona qualità, piacevoli alla vista e al tatto. Gli assemblaggi non sono realizzati con cura degna dei mastri orologiai svizzeri ma a far chiudere un occhio sulla cosa provvede l'abbondanza di spazio a disposizione, tanto nella zona anteriore quanto in quella posteriore. La Zhonghua è venduta regolarmente in Germania a prezzi da hard discount. La versione base 1.8 costa poco più di 15.000 euro e il top della gamma, la 2.4 automatica non supera i 20.000 euro. Roba da farci un pensierino molto serio, facendo spallucce per il fatto di dover rinunciare al diesel. Anche se restano le incognite sul comportamento stradale e sulla sicurezza.

GIA' VISTA Quella dei prezzi stracciati è la politica anche della Landwind, che propone una fuoristrada nella cui linea solo un miope alla Mister Magoo faticherebbe a vedere una somiglianza con la prima Frontera. Monetina più, monetina meno, anche qui i prezzi vanno dai 15.000 euro della due litri a benzina a due ruote motrici ai 20.000 della 2.8 a gasolio con trazione integrale inseribile, come spiega un depliant assai sintetico.

DA BATTAGLIA In questo caso, però, bisogna mettere sulla bilancia, oltre al costo contenuto anche una qualità costruttiva a dir poco deludente. La lamiera pare sottile, più da latta dei pelati che non da Suv, come testimonia anche il risultato infame ottenuto in un recentissimo crash test svolto dall'Adac tedesco. Gli arredi non sono meglio, con plastiche lucide e croccanti e pannelli accoppiati in modo approssimativo. Qualcosa di accettabile giusto per chi cerca un'auto da battaglia, da trattare senza troppi riguardi. Quasi da non credere che venga dalla stessa terra dei vasi Ming.

FUTURO INCERTO C'è dunque da realmente da temere per un'imminente invasione da parte delle auto cinesi? A parte il fatto che per il momento nessuna di queste proposte bussa ancora con convinzione alla frontiera italiana, la risposta più giusta è un salomonico "ni". Nel complesso la sola Brilliance ha già imboccato la strada giusta, mentre il resto delle proposte esposte a Francoforte sembra ancora troppo lontano dagli standard e dai gusti europei per poter sfondare giocando solo sul fattore prezzo. Per le Case europee pare ci sia così il tempo necessario per organizzare le difese sul fronte orientale. Meglio però non prendere la questione sotto gamba: il prezzo da pagare potrebbe essere maledettamente alto.