Autore:
Silvio jr. Suppa

UN PO' DI STORIA USA, 1954. Ai giovani brillantinati piacciono le auto sportive, specie un modello che la Chevrolet ha appena svelato senza ancora parlare di produzione: la Corvette. Il fascino della due posti, piccola bella e leggera, è già tale che gli stilisti pensano a sfruttarne l'immagine. Viene allestito un prototipo con un'originale carrozzeria wagon, la Corvette Nomad.

ZINGARA Peccato che fra design e catena di montaggio passa più che un Oceano: la Nomad nasce nel '55, ma sul telaio delle normali Chevy. Meno potente, meno performante. Eppure molto innovativa: una station sportiva, due porte, slanciata e con il personale montante inclinato in avanti. In un tempo in cui le wagon erano ancora quasi-furgoni.

COME MINI PIU' DI MINI Oggi la Nomad ritorna. Le forme potrebbero far pensare ad altri recenti prototipi GM, come la Saab 9-X, ma dopo aver visto le foto dell’originale non ci sono dubbi. È lei, anche più fedele di una Mini BMW. Unica vera differenza le dimensioni: ci sono appena 395 ristretti centimetri da paraurti a paraurti, anche se la larghezza arriva a 1,7 metri.

SINERGY Nasce sulla piattaforma Kappa come le sorelle Saturn Curve e Pontiac Solstice ma con passo allungato a ben 272 cm. Il nuovo telaio è stato messo a punto per le sportive compatte, con trazione posteriore e grande rigidità torsionale. La vecchia Nomad fu frenata dai costi di produzione: la nuova sfrutta a fondo le sinergie globali. Fino a montare un motore Ecotec.

VENTI POLLICI 2200 cc, 250 CV, turbo con intercooler: provenienza Opel ma cura ricostituente per il quattro cilindri, dotato anche di fasatura e condotti di aspirazione variabili. Il cambio scelto per la Nomad è un automatico-sequenziale Hydramatic. E per trasmettere al terreno tanti cavalli, niente di meglio che 245/40 R 20 davanti e 245/45 dietro

GREAT BRITAIN La carrozzeria in fibra di vetro dispensa tutto lo stile Fifties del caso. I designer reclutati alla GM britannica non hanno dimenticato le nervature sul tetto e i sette segni verticali sul portellone, distintivi della Nomad prima maniera. All’interno la strumentazione squisitamente anni Cinquanta (ma illuminata in 3D) non contrasta con le aperture ai lati del tunnel, e i tre indicatorini retrò si abbinano bene ad alluminio e pelle.

SLIDING ROOF Anche la funzionalità non manca: il fondo del bagagliaio scorre verso l’esterno per agevolare i carichi pesanti, il sedile posteriore si ribalta in tre parti con quella centrale per gli sci. Ma la vera chicca è il tetto: la porzione posteriore può spostarsi in avanti trasformando la Nomad in una quasi pick-up. Un tocco tipicamente yankee, dedicato agli amanti del genere. L'assemblaggio finale è curato dalla Pininfarina.


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