Autore:
Paolo Sardi

UNA E TRINA Se un domani, in giro per il mondo, vi capitasse di vedere questa berlina anche con il nome di Suzuki Verona o Daewoo Tosca, aspettate a correre dall'oculista o dallo psicanalista. Non si tratta di allucinazioni o di manie di persecuzione. La General Motors ha davvero deciso di vendere questa tre volumi in ogni angolo del pianeta con svariate identità, per sfruttare al meglio l'appeal dei diversi marchi in ambito locale. Per l'Europa occidentale, largo dunque alla Epica, che di cognome fa Chevrolet e che ostenta fiera un passaporto a stelle e strisce, nonostante le radici dell'albero genealogico siano piantate saldamente in terra di Corea. Il suo debutto in società è fissato per il Salone di Ginevra mentre nelle vetrine delle concessionarie arriverà verso metà anno.

VAGHE SOMIGLIANZE Lunga 4.805 mm, larga 1.810, alta 1.450 e dotata di un passo di 2.700 mm, la Epica segue il filone delle berline classiche, con muso, corpo e coda ben distinti tra loro. La linea di cintura è obliqua, sottolineata da una piegolina che segna la parte alta della fiancata, come sulla BMW Serie 3 e sulla Alfa 159. Il frontale si caratterizza invece per la forma allungata dei fari che non a caso ricordano quelli della "cugina" Suzuki SX4 (e della Fiat Sedici che ne è il clone). In coda, le luci alternano in modo piuttosto personale un perimetro spigoloso a elementi interni circolari.

DI TRAVERSO Decisamente originale è invece lo schema meccanico. La Epica monta in posizione trasversale due motori a benzina a sei cilindri in linea da 2 e 2,5 litri, dotati rispettivamente di 142 e di 155 cv. Entrambi disponibili con cambio a cinque rapporti, manuale oppure automatico, sono destinati inesorabilmente a restare di traverso anche al pubblico italiano. Il nostro mercato gradirà infatti di più il turbodiesel sempre da 2 litri che amplierà in un secondo tempo la gamma, e su cui la Chevrolet ripone tutte le speranze di vendita.


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