Autore:
Luca Pezzoni

PASSIONE Un motorone, possibilmente un V8. La forma a sigaro e 4 ruote sporgenti, limando tutto il superfluo. Niente parafanghi. Niente tetto, al massimo un tendalino se proprio piove. E, se si vuole esagerare, cromature e decorazioni in abbondanza. Lo spirito Hot Rod ha raggiunto il culmine nell'epopea postbellica a stelle e strisce e segna una delle pagine più eroiche e palpitanti della storia dei motori.

SVEDESE? Strano a dirsi, l'emozione viene riscoperta e reinterpretata in quel di Svezia. Si scrive Caresto ma si parla, sullo sfondo, di Volvo. E la speedster presentata all'ultimo Sema di Las Vegasrichiama climi caldi e piedi pesanti. Non certo viaggi sicuri e temperature polari. Ma pare che proprio in Svezia il mito Hot Rod abbia attecchito di più e un ex dipendente Volvo, Leif Tufvesson, già vincitore del premio Hot Rod 2004 e col vizietto (vedi la precedente T6), sembra deciso ad accontentare gli aficionados del genere.

ARTIGIANALE Tutta fatta a mano, con le sue preziose manine e contraddistinta da una cura maniacale del dettaglio, la V8 Speedster colpisce per la forte personalità. Davvero fuori dal coro, ma anche con un'aria sofisticata. La si guarda e sembra dipinta da un artista. Essenziale e coinvolgente. Ha solo quello che serve. Come la filosofia Hot Rod comanda: quattro ruote che sbucano come zampe di un insetto (quelle sono indispensabili), un bel V8, quello della XC90, e una bella carrozzeria dipinta di un ammiccante turchese. Poi spunta un parabrezza basso e appena accennato che sembra una garitta da guardiola.

MEGLIO NUDA La resa estetica si esalta in versione scoperta. Ma anche la capottina nera che sembra sul punto di strapparsi alla prima sgasata, fa la sua bella presenza. Tremendamente snob. Insomma, dal garage di Tuvfesson è uscita un'auto che sembra il sogno visionario di un nostalgico.

LINEAMENTI VOLVO La fedeltà allo spirito Hot Rod, fatto di americani che andavano alla ricerca di vecchie Ford Deuce coupé presso gli sfasciacarrozze (al secolo Ford Model B coupé del 1932) da spogliare di tutto e far correre la domenica, sembra salva. Ma a ben vederenon mancano i riferimenti moderni. Perché pur nell'essenzialità delle forme si nota, alla lontana, un certo family feeling con le berline firmate Volvo. Con una certa squadratura tondeggiante. Ma é solo un attimo.

ALCOLISTA Tutto piatto e levigato, il bolide a sigaro nasconde nella parte centrale il motorone opportunamente adattato per funzionare anche a bioetanolo (anche questa è una mania tipicamente svedese). Proteggendo l'ambiente ne guadagnano anche le scorribande: i cavalli aumentano e passano da 315 a 340! Quando si dice che l'alcool toglie la timidezza...

VOLVO NEL CUORE Ma oltre al propulsore molti altri particolari parlano di Volvo, quasi a immaginare un filo invisibile che lega lo specialista svedese al suo ex datore di lavoro: il volante e il cambio automatico e sequenziale a sei rapporti Geartronic, per esempio. Ma anche tutto l'impianto elettrico arriva pari pari dalla Casa madre. Mentre lo stile si deve alla matita di Per Gyllenspetz: arte nelle forme, sostanza collaudata nel cuore pulsante.

BALOCCHI Intenditori, appassionati e voyeur potranno trovare sollazzo in particolari disegnati al CAD, come i pannelli della carrozzeria in carbonio e alluminio e le sospensioni, o come i tubi di scarico posteriori. Un bel misto di cura artigianale e progettazione hi-tech, come la presa d'aria che, nascosta sotto la calandra, modifica la sua posizione in base alla necessità di raffreddamento del momento. Sofisticatezze non esibite, il massimo dell'understatement. Lo stesso ideatore della Speedster dice di essersi ispirato alle Hot Rod ma di aver voluto creare anche qualcosa di diverso, una vera sport car. Non solo manierismo quindi, ma anche ricerca di nuove forme espressive. Nostalgia e futuro.

EVOLUZIONI Quanto alle Hot Rod sembra che la categoria Hot Rod debba il proprio nome alla nascita della rivista omonima: vuoi vedere che per una volta editori e giornalisti hanno creato un genere? Poco importa. Al di là dei nomi quel che ha sempre contato nel fenomeno Hot Rods è la via associativa. La creazione di club e la condivisione con altri appassionati delle proprie creazioni. Tanto che negli USA guidare con indosso il giubbotto del club di appartenenza e possedere una vecchia auto ruggente con la targhetta smaltata del Club è una passione che unisce i più giovani. Lontana dall'elitario snobismo di collezionisti attempati, come si potrebbe pensare.

DAMMI LA 2 Hot Rod o Hot sport, che dir si voglia, la Speedster rimane un'auto del ventunesimo secolo. Non mancano, oltre alle raffinatezze costruttive, anche quelle tecnologiche, come le tre telecamere che concorrono a regalare la vista retrostante nello specchietto retrovisore. Del resto il pilota dovrà guardare soprattutto in avanti, oltre il lungo muso.

LEGGERINA Non sappiamo se Leif Tufvesson sia esperto anche in programmi di dimagrimento. Ma i 1200 kg annunciati alla bilancia, pur non pochissimi in assoluto, non sono certo tanti, considerando che sotto alberga un corpulento V8. Merito di carbonio e alluminio usati in abbondanza. E con oltre 300 cavalli il rapporto peso potenza interessante dovrebbe essere poi esaltato dalla distribuzione delle masse 60-40 tra posteriore e anteriore. Come da manuale sportivo.

PREZZACCIO Poniamo caso che qualcuno si innamorasse perdutamente della Speedster. Quanto dovrebbe sborsare per portarsela in garage? A oggi 338.000 euro. Tantini, ma si tratta di un esemplare unico. Tuttavia se la produzione in piccola serie si avverasse è lecito attendersi quotazioni più democratiche. Il cocktail Caresto si promette esclusivo ed esplosivo. Anche dimenticando il costo. E la potenza. Solo a vederla la speedster fa venire i brividi. E una volta al volante, non si potrebbe desiderare altro che una bella strada tutta curve. E per una volta anche la scheda tecnica aggiunge emozione. Al sogno.

Scheda Tecnica
Motore: V8, 4.4 litri, montato in posizione mediana e funzionate anche a Etanolo.
Potenza con alimentazione a benzina: 315 cv at 5850 giri.
Potenza con alimentazione a etanolo: 340 cv at 5850 giri
Telaio: Tubi d'acciaio
Sospensioni: a doppio braccio in acciaio lucidato e inossidabile. Ammortizzatori Ohlins.
Carrozzeria: In alluminio lavorato a mano e composite di fibra di carbonio. Hard top rimovibile.
Cambio: transaxle sei marce automatico "Geartronic" con modalità di funzionamento sequenziale
Freni: Brembo con pinze a 4 pistoncini ed Abs. Dischi da 355 mm (14")
Cerchi: Colorado Custom Gunnison. Anteriori: 20 x 8.5". Posteriori: 22 x 10".
Pneumatici: BF Goodrich G-force. Anteriori: 245/35/20. Posteriori: 295/45/22
Serbatoio carburante: in alluminio, 65 litri.
Peso: 1200 kg


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