Autore:
Luca Pezzoni

RIVIERA CINESE Neppure il tempo di riaprire gli occhi che uno dei miti americani, assente da otto anni dalle scene dei mercati ruotati, rispunta a Pechino. La Riviera, ripensata dal Pan Asia Technical Automotive Center (PATAC...) di Casa GM mostra forme scultoree e istinti sportivi. Il prodotto giusto per un nuovo corso in grado di rilanciare adeguatamente l'appellativo Riviera, forse per noi poco fascinoso magari (sembra il nome di un motorhome) ma molto importante Oltreoceano, ed evocativo di modelli da far girare le teste.

UN PO' DI STORIA Nato prima come identificativo di berline o anche station con hard top, a partire dal 1963 il nomignolo identificava un modello specifico. Da quelle auto con pinne senza fine dell'epopea automobilistica stelle e strisce fino ai macchinoni squadrati degli Anni 70. Ai limiti delle muscle car, con un tocco glamour. Poi l'oblio, terminato nel 1999, forse per noia, forse per mancanza di idee, con oltre un milione di pezzi venduti. Ma, quando ci si trova come nel caso di GM a doversi reinventare nel ruolo di inseguitori (dopo il temuto e puntuale sorpasso di Toyota in termini di vendite) bisogna rimboccarsi le maniche, guardandosi indietro per capire dove andare in futuro.

THINK GLOBAL Al Salone di Shangai 2007, finalmente, il ritorno. Ancora non si conoscono eventuali sviluppi produttivi. La concept Riviera rimane comunque importante per due motivi. In primis, si fa guardare con piacere. Non originalissima d'accordo, ma le linee sono suadenti e sembrano adatte ai palati del mondo intero, senza confini o provincialismi. Sì, perché Buick mostra di non aver paura della globalizzazione e lancia una coupé frutto di una contraddizione solo apparente: da tempo di auto con il triplo stemma del casato se ne vendono più in Cina (oltre 300.000 l'anno) che negli States (240.000). E se gli orientali aprono i Centri stile in Occidente, il gioco deve funzionare anche al contrario.

SOGNO OLIMPICO Un altro motivo di notevole importanza, ma le notizie sono troppo poche e frammentate per giocare a fare gli aruspici, risiede sotto il cofano. Buick lascia trapelare che il motore ideale per muovere la Riviera sarebbe un ibrido, proprio come quello che Toyota usa da tempo anche come arma di marketing e di immagine. Un propulsore di cui ancora non si sa nulla e che dovrebbe essere costruito, da qualche parte, proprio in Cina dalla società dedicata Shangai GM, in tempo per l'anno delle Olimpiadi. Diciamo il 2008. Un sogno olimpico? Una rincorsa? Rimaniamo alle certezze: quel che si vede.

SCOLPITA Non che sappia molto di america, o di Buick. Tolta la mascherona a listelli cromati, reinterpretata e luccicante sul cofano, i fari bislunghi ricordano, a tratti, soluzioni già viste sulla Kabura di Mazda, e sono circondati, sopra e sotto, da buche e feritoie per la respirazione. Da squalo meccanico. Una nervatura centrale divide il cofano e verso l'asfalto lo scudo si fa aggressivo, con altre tre prese d'aria.

MELTIN POT Un insieme molto lavorato, quasi scultoreo nei fianchi alti, con un parabrezza schiacciato che si unisce in una vetrata unica con tetto e padiglione, delegando alle spalle, che circondano ruote anteriori e posteriori, il compito di disegnare una figura pronta allo scatto. Gli specchi sparati sanno di Camaro. Nell'insieme una Riviera evocativa di muscoli, molto americani, ma anche di agilità di taglio più europeo o giapponese. O dovremmo dire cinese? Un design melting pot, che tenendo fede al motto "think global act local" potrebbe funzionare ovunque. Anche togliendo le ali di gabbiano, che nei prototipi da Salone non mancano mai, ma dal concessionario poi non arrivano per colpa di chi, giustamente, deve far quadrare i conti economici.

TESTACODA A concludere il gioco stilistico arriva un posteriore che chiude coerentemente quanto assaporato nel frontale. Con maggiore pulizia e, forse, con il miglior risultato: il padiglione arcuato con la vetrata che si spegne fino a far posto ad un accenno di bauletto, con due unghiate rosse al led, che partono dai parafanghi e accompagnano la chiusura del volume verso il marchio, a fare da contorno. Un accenno di estrattore aerodinamico, presente ma senza esagerazioni, nasconde anche gli sfoghi per i tubi di scarico di foggia ricercata e trapezoidale, leggermente spostati verso l'alto. Cerchi cromati da ventuno pollici con dieci gambette esili, quasi da ragno, a unire perimetro e centro, completano l'affresco.

FIGLI FUTURI Piaccia o non piaccia, la Riviera segna il ritorno, almeno sul palcoscenico, di un'icona. Ma soprattutto si possono intuire rinnovate ambizioni stilistiche e di mercato per il marchio Buick. I tratti somatici potrebbero poi essere travasati a pezzi su vari modelli, non necessariamente sportiveggianti, della premiata Casa. Già che c'erano avrebbero potuto recuperare, sul dorso dei parafanghi, i ventiport (prese d'aria) ad esempio della Roadmaster model year 1949, icona della Casa in tempi passati. Ma in Cina si guarda al futuro, non solo alla tradizione... che se li siano dimenticati?

SANTUARIO TRE D Se l'esterno lascia intuire quali saranno le coordinate stilistiche per le prossime sedan di lusso del marchio, anche gli spazi abitativi aprono una finestra sul futuro. L'ambiente parla di influenze storiche, con un pavimento di legno, e suggestioni da elementi marini o celesti: con l'Alcantara "royal blue" che alternandosi con il bianco crea atmosfere rilassanti. Una 2+2 che per spazi, feeling e finiture non lascia spazio a chi associa i prodotti cinesi, parlando di auto, al cheap. Mentre spazio per un'aggiustatina verso la sobrietà ci sarebbe: i giochi di luce esterni e interni, suggestivi quanto si vuole, in stile "Santuario Rasta - Kingston Town" si spera appartengano al trucco da Salone. Interessante e onnipresente su tutti gli ultimi concept di qualsivoglia Casa l'effetto 3D degli strumenti di bordo.

TUTTE BELLE TUTTE UGUALI Come sottolineano in Buick, la Riviera vuole rappresentare il punto d'incontro per tradizione, storia e influenze d'ogni parte del mondo automotive. E se si considera che il modello in passerella nasce in Cina, ma la famiglia era stata pensata un tempo lontano in America ispirandosi a stile e guidabilità delle coupé alto di gamma europei... gli incroci e i ricorsi storici si moltiplicano. Senza dimenticare che Buick, nell'ipotetica scala del lusso del gruppo GM, dovrebbe stare appena sotto Cadillac.

FEBBRE ONLINE A giudicare dall'entusiasmo dei commenti lasciati dal popolo web nei blog di appassionati del marchio o semplicemente di auto sportive, Buick ha fatto centro. L'interesse per una rigenerata Riviera sembra esserci. Le misure parlano di 4,71 metri di lunghezza, 1,94 di larghezza e 1,41 d'altezza. Perfette anche da noi. La trazione, stando ai si dice, dovrebbe essere posteriore. I pannelli della carrozzeria del prototipo sono tutti di carbonio, lecito dubitare di siffatta soluzione in caso di approdo dai dealer. Ma, come dire, l'importante sarebbe averla da vendere... o almeno da vedere.


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