Autore:
Paolo Sardi

BRAVI, BIS! Sei sole settimane di gestazione, dal primo schizzo di matita sul foglio bianco al défilé della macchina sulla passerella di Pebble Beach: se non è un record, quello stabilito dalla BMW Zagato Roadster, poco ci manca. Solo tre mesi fa, a maggio, stavamo ammirando la gemella Coupé al Concorso d’Eleganza di Villa d’Este e il successo riscosso da quella macchina ha convinto i vertici di Monaco e dell’atelier milanese di concedere il bis e di presentare la variante scoperta della stessa proposta. Detto e fatto.

TUTTA SUA SORELLA La BMW Zagato Roadster mantiene chiaramente lo stesso  aspetto della sorella chiusa, dalla cintola in giù. Tutti i segni particolari rispondono “Presente!” all’appello, a partire dal doppio rene con i listelli fatti da colonne di piccole z sovrapposte. Poco più sopra tiene banco il lungo cofano movimentato da sfoghi per l’aria, che fanno da ritornello anche lungo la fiancata. Quest’ultima si chiude con parafanghi muscolosi, mentre in coda gli occhi sono tutti per il vetro scuro che si estende da parte a parte e sotto cui sono celate le luci.

MARCHIO DI FABBRICA La sagoma è chiaramente quella della BMW Z4, che rappresenta il punto di partenza del progetto, con il suo passo lungo e l’abitacolo arroccato sull’asse posteriore. Tuttavia il colpo d’occhio offerto dalla BMW Zagato Roadster è più seducente, per merito anche della raffinatezza di alcuni dettagli, come per esempio la verniciatura, capace di cambiare dall’argento al grigio medio in base alle condizioni di luci. L’abbinamento è perfetto con il marrone della pelle che riveste l’abitacolo (praticamente immutato rispetto alla Z4 vulgaris) e i due roll bar, da cui prendono origine le gobbe che solcano il cofano bagagliaio e che sono una sorta di marchio di fabbrica di casa Zagato.


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