Autore:
Luca Pezzoni

ELETTRIFICAZIONE Il peso delle batterie è un bel problema per lo sviluppo dell’auto elettrica, nemico sia dei consumi sia del piacere di guida. E anche le ricariche, in assenza di uno standard e in attesa di renderle sempre più veloci, dovrebbero diventare facili e senza complicazioni. Tecnici, ricercatori e case automobilistiche stanno lavorando alle soluzioni del futuro. Ce ne sono due, con Volvo come partner, che potranno portare sviluppi interessanti e per certi versi impensati. Se la ricarica per induzione, disponibile già nell’elettronica di consumo, sarebbe un bel passo avanti... cosa dire di portiere, cofano e particolari di carrozzeria che oltre ad assolvere i loro compiti funzionali e strutturali diventano elementi in grado di allungare la vita della batteria e quindi l’autonomia?

LABORATORI Come riporta anche il New York Times, le ricerche e i primi esperimenti procedono positivamente nei laboratori dell’Imperial College of London. Dove un team di ingeneri lavora insieme a Volvo a questo concetto innovativo. Con l’obiettivo di applicarlo alle elettriche e ibride del futuro. Ovvero, tutte le auto dove serve immagazzinare energia e farla durare più a lungo possibile. Non si tratta di una rivoluzione e gli sforzi non si concentrano sulla batteria, che continuerà a seguire il suo percorso di sviluppo e ad essere posizionata nei luoghi più consoni dell’abitacolo. L’idea in questo caso è quella di “aiutarla” allungandone la capacità di immagazzinamento ed erogazione. Come? Facendo squadra con elementi della carrozzeria che fino ad oggi sono stati completamente slegati dai temi elettrici: portiere e cofano in particolare ma anche il tetto, che si metterebbero a fare il doppio lavoro unendo forma, utilità e funzione. Oltre che contribuire a un taglio del peso del 50% delle relative parti.

COMPOSITO Il progetto, in fondo, risponde alla sfida che coinvolge tutto il mondo automotive green. Grazie all’utilizzo di materiali compositi, un mix di fibra di carbonio, fibra di vetro e ioni di litio, alcune parti di carrozzeria diventerebbero così dei “condensatori”. Non si tratterebbe quindi di vere e proprie batterie, dove ricordiamo che la produzione di energia elettrica avviene tramite reazione chimica, ma di un sistema periferico in grado di migliorare l’efficienza dell’auto e fare “storage” di energia elettrica. Comunque si tratterebbe di un miglioramento incrementale, che andrebbe ad incidere in modo creativo su uno dei principali limiti di elettriche ed ibride: autonomia limitata per le prime, pochi chilometri di utilizzo della modalità full-hybrid per le seconde.

LA POTENZA E’ TUTTO Il nome di questa tecnologia è Structural Power Technology e, secondo Volvo, sarà uno dei passaggi fondamentali nello sviluppo di veicoli ad “emissioni zero” e ibride del futuro. Parlando di numeri e con tecnologia ottimizzata, una berlina di medie dimensioni con cofano, tetto e portiere “energetiche” potrebbe guadagnare circa 120 km di autonomia aggiuntivi rispetto all’utilizzo della sola batteria. Come sempre non c’è rosa senza spine: i materiali compositi sono costosi e delicati per natura. Se tutto andrà bene è lecito immaginare, almeno agli inizi, un’adozione della tecnologia nell’alto di gamma e in particolare nelle sportive.

RICARICARSI Altro tema meno rivoluzionario ma decisivo per l’evoluzionismo dei veicoli elettrici è la facilità e la velocità di ricarica. Tralasciando per un momento strategie globali su reti e distributori, il problema diventa concreto al momento di attaccare e staccare la spina. Se non verrà definito uno standard il rischio è quello di trovarsi con “colonnine” non compatibili con tutti i modelli. E poi, parlare ancora di fili e spine in fondo non ha un grande sapore hi-tech. A risolvere il problema potrebbe essere proprio la ricarica per induzione, dove grazie a piastre magnetiche annegate nell’asfalto, basterebbe parcheggiarci sopra l’auto per avviare il processo di ricarica.

INDUZIONE Anche in questo caso ritroviamo Volvo, nell’occasione coinvolta insieme ad un team allargato di specialisti basato in Belgio. L’obiettivo non è solo concentrato sulla ricarica “senza contatto”, ma su tutto il processo di utilizzo del veicolo elettrico. Nello studio sono coinvolti anche un produttore di Auto-Bus, Van Hool, e Bombardier che sarebbe interessata alla tecnologia per i suoi tram elettrici. Nel dettaglio tecnico, la piastra trasferirebbe corrente alternata al veicolo per poi essere trasformata in corrente continua grazie ad un convertitore e ricaricare quindi il pack di batterie. La tecnologia è promettente, visto che per ricaricare le batterie di una Volvo C30 basterebbero circa 80 minuti. Ma il problema, anche qui, dopo aver ottimizzato la tecnologia, sarà quello di accordarsi su uno standard utilizzato da tutti.


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