Autore:
Roberto Tagliabue

NIENTE SCOSSA Ci si poteva aspettare, perché è certamente il leitmotiv del Salone di Francoforte 2013, che anche la concept di Audi avesse qualche diavoleria elettrica, invece no. Controcorrente (neppure elettrica appunto), l’Audi nanuk quattro concept sembra un prototipo da Dakar, con linee marcatamente sportive, una meccanica molto potente e raffinata, e un telaio sofisticato e ricco di tecnologia. Essenziale, anche se un vero concentrato di tecnologia, l’allestimento interno, con una profusione di schermi a dare le informazioni, e la visibilità tanto sulla vettura quanto sul mondo circostante.

10 PER CINQUE Cuore dell’Audi nanuk quattro concept è il motore centrale, collocato in posizione longitudinale. Si tratta di un possente V10 5 litri a gasolio, capace di erogare 400 kW, che a noi fa più effetto scrivere 544 cavalli, con la sbalorditiva coppia massima di 1.000 Nm; un sofisticato turbodiesel con sovralimentazione biturbo a doppio stadio, fasatura variabile Audi valvelift (AVS) e pressione nel common rail di 2.500 bar. Completa l’opera il cambio S tronic a sette rapporti posto tra il motore e il ponte posteriore e, naturalmente, il sistema di trazione integralequattro - .

TELAIO DA CORSA La scocca portante in alluminio leggero, Audi Space Frame (ASF), è rivestita con componenti in materiale sintetico rinforzato da fibre di carbonio (CFK). Le quattro sospensioni indipendenti con geometria a quadrilatero trasversale (come una vera vettura da competizione) e ammortizzatori pneumatici, hanno altezza regolabile su tre posizioni, sia selezionabili dal pilota sia adattabili dinamicamente dal sistema adaptive air suspension. Dinamico anche lo sterzo (Integral Steering), che agisce anche sulle ruote posteriori in modo differente secondo la velocità, rendendo ora agile e ora più stabile il telaio dell’Audi nanuk quattro concept.

PILOTA PROTAGONISTA La moderna due posti secchi Audi nanuk quattro concept ha un cockpit concentrato sull’efficienza e l’essenzialità. Tutti i comandi sono concentrati sul volante o sul tunnel centrale. Nella plancia, pressoché nuda, spicca solo il cruscotto, che in realtà è un grande display, programmabile dal pilota per avere sott’occhio solo le informazioni che ritiene necessarie. Completano l’opera tecnologica gli schermi TFT (tre) che riportano le immagini dei due specchietti laterali e di quello centrale, sostituiti da piccole telecamere.

DEJAVU? Abbiamo volutamente lasciato per ultimo l’aspetto estetico, non tanto e non solo perché non sia rilevante, anzi, ma solamente perché è certamente l’elemento originale… meno originale. Le somiglianze con una precedente creatura dell’Italdesign, sempre a firma di Giugiaro e presentata allo scorso salone di Ginevra, sembra così evidente da non passare inosservato neppure ai non addetti ai lavori. Peccato veniale perché la firma resta una garanzia, e il risultato finale parla, assai positivamente, da solo.


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