Autore:
Ronny Mengo

Obiettivo: prendere e viziare i già viziati clienti Audi, quelli dei piani alti, degli 8 dopo la "A". Viziarli al punto da indurli a desiderare di non guidarla nemmeno l’auto, dedicarsi a tutt’altro, godersela passivamente, lasciando a stipendiati il privilegio di avere a che fare con il V8 di 4200 cc di cilindrata.

Il passo cresce fino a 3,07 metri (immutate invece la larghezza di 1,89m e l’altezza di 1,61m), in modo che chi siede dietro veda a stento lo schienale anteriore: i sedili singoli regolabili elettricamente, saranno auto ventilanti oltre ad avere la funzione per massaggiare il corpo, mentre il climatizzatore automatico si potrà personalizzare dividendo l’abitacolo in quattro zone differenti.

Restano poi le caratteristiche strutturali e tecniche della versione più corta: la tradizionale scocca interamente in alluminio (seconda generazione dello "Spaceframe" Audi), il sistema pneumatico delle sospensioni, con regolazione a variazione continua dell’assetto scelto fra tre modalità differenti, la trazione integrale permanente "quattro", la trasmissione automatica Tiptronic a sei rapporti, con Dynamic Shift Program per la guida normale e l’opzione Sport per chi proprio non resiste al richiamo corsaiolo.

Resta l’aspetto esterno, fatto di rotondità e angoli vivi, tra una vista frontale rigorosa e squadrata e una coda profilata e pulita, sbalzi pronunciati e linea di cintura alta. Dentro, tanta tecnologia con lo schermo che spunta dalla consolle integrando le mille funzioni selezionabili dal comando unico del tunnel centrale. E il propulsore: il 4.2 litri a iniezione diretta di benzina, da 335 cavalli di potenza massima a 6500 giri e una coppia di 430 Nm a 3500, tradotto: 250 orari di velocità massima autolimitata e 6,4 secondi per l’accelerazione da 0 a 100 km/h. Sempre che si dia il benestare all’autista.


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