Autore:
Andrea Rapelli

STORIA LUNGA Marzo 1962. I fuoriusciti dalla Scuderia Ferrari, cacciati via dallo stesso Enzo a seguito di una crisi interna, si mettono in testa di creare qualcosa di nuovo. Tra loro, un certo Carlo Chiti – uno dei più famosi progettisti italiani – e Romolo Tavoni, celebre direttore sportivo. Nasce così la ATS 2500 GT, che viene presentata al Salone di Ginevra del '62. Oggi, al Top Marques di Montecarlo, questa coupé torna a rivivere.

GT DA VEDERE Linee sinuose, corpo vettura basso e affusolato: basta osservare la ATS 2500 GT per capire che di sportiva di razza si tratta. La parte migliore della reintepretazione di Emanuele Bomboi è forse il posteriore, solcato da un generoso sfogo per raffreddare il motore incastonato fra due gruppi ottici circolari, nella migliore tradizione GT. Nell'intimo abitacolo a due posti regna ovunque la pelle e non manca un bel volante Nardi rivestito in Alcantara.

GT DA GUIDARE Ma i dettagli più succulenti sono sotto la carrozzeria, in leggera e resistente fibra di carbonio. Complice il peso a secco di 950 kg, il V8 aspirato da oltre 640 cv con lubrificazione a carter secco spinge la ATS 2500 GT fino ad oltre 340 km/h, bruciando lo 0-100 in soli 2,9 secondi. Il cambio può essere manuale o sequenziale a 6 rapporti mentre la trazione è posteriore e non manca un differenziale a slittamento limitato. La tenuta in curva (1,6 g il valore raggiunto con gomme semislick omologate per la circolazione sulla pubblica via) è garantita da sospensioni a doppi quadrilateri con ammortizzatori pluriregolabili Ohlins. Angeli custodi elettronici? Nemmeno l'ombra: la 2500 GT deve piacere così, senza filtri.


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