Autore:
Paolo Sardi

COUNTDOWN Manca ormai sempre meno tempo all'arrivo sulle strade delle prime Rapide e cresce la curiosità di vedere l'ultima nata in casa Aston Martin finalmente su strada, in mezzo al traffico, e non più solo sui carpet dei vari saloni, in un'atmosfera asettica e ovattata. Come se volessero far salire la tensione dell'attesa con un rullo di tamburi, dal quartier generale diffondono ancora una manciata d'immagini di quella che è stata una tra le regine del Salone di Francoforte. Anche a riguardarla da nuove angolazioni, questa quattro porte continua a sedurre, fedele allo spirito sportivo delle sue sorelle, a cui è legata anche dalla piattaforma V/H Architecture.

STRETCHING La linea si dimostra incredibilmente filante e armoniosa, grazie a proporzioni tra i volumi davvero indovinate e all'adozione di cerchi da 20" (gommati 245/40 davanti e 295/35 dietro) adeguati alla mole. Lo stretching fatto dalle lamiere, che si allungano di 29 cm rispetto a quelle della DB9 e toccano quota 502 cm, non appesantisce la vista d'insieme. L'assenza di cornici per i finestrini fa sembrare la Rapide priva di montante centrale e le regala un'aria da coupettona che ha un po' esagerato con l'ormone della crescita.

INCONFONDIBILE Il family feeling con le altre Aston Martin è fortissimo e non serve certo sbirciare il logo o fare la prova del DNA per capire a quale marchio appartenga la Rapide. Il tutto nonostante nasca a Graz, in Austria, negli stabilimenti Magna Steyr, lontano dunque dalla terra d'origine di Gaydon. La tipica forma della mascherina, i fari allungati e le luci di coda con gli elementi bianchi a C sono geni forti, che dicono a chiare lettere quale sangue scorra nelle vene della macchina.

TETRIS Anche nell'abitacolo fanno da ritornello gli elementi stilistici tipici del marchio, con la plancia che si sviluppa per linee orizzontali e la consolle che scende morbida verso il centro dell'abitacolo. In questo caso, però, le sue forme procedono senza soluzione di continuità fino alla zona posteriore. Qui si trovano due sedili singoli molto sportivi, cui si accede grazie a due porte piccole ma dotate di una pratica apertura ad ala di cigno. Una volta a bordo, i centimetri non abbondano ma, per brevi tragitti, anche chi ha un'altezza superiore alla media può stringere i denti e incastrarsi tra sedili e padiglione spiovente. Gli schienali, tra l'altro, sono ripiegabili in avanti e permettono di portare la capacità di carico dai già dignitosi 301 litri standard ai 750 della configurazione biposto.

MUSICA, MAESTRO! A rendere la vita in cattività comunque piacevole provvede la solita cura quasi maniacale delle finiture e la presenza di uno stereo Beosound firmato Bang & Olufsen con ben 15 speaker. Per chi non è un melomane e preferisce ben altra colonna sonora per i suoi viaggi ci sono invece sempre i dodici cilindri disposti a V del motore in alluminio da sei litri. Abbinato a un cambio automatico a sei marce con funzione sequenziale Touchtronic, dispone di 477 cv e 600 Nm. Con il peso che aumenta di soli 190 kg sempre rispetto alla DB9 e si attesta a quota 1.950 kg, la Rapide tiene fede al proprio nome, scattando da 0 a 100 in 5,3 secondi e infrangendo la barriera dei 300 km/h (303, per la precisione).

IN EQUILIBRIO Oltre che sul dritto, quest'Aston Martin promette grandi cose anche nel misto. La distribuzione del peso è quasi perfetta tra i due assi, con il 51% della massa che grava sull'avantreno e il restante 49 sul retrotreno. Le sospensioni sono a triangoli sovrapposti su tutt'e quattro le ruote, con un sistema di ammortizzatori adattivi ADS (sigla che sta appunto per Adaptive Damping System) che consente di avere una manciata di assetti a disposizione in base alle diverse esigenze di guida e alle condizioni del fondo.


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