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Boc

COLLINE INGLESI Se mai incrocerete questo capolavoro sulla vostra strada, prendetevi un momento di pausa, lasciate che la moglie vada avanti nel suo shopping e non date retta al figlioletto che vi tira per la giacca. Restate soli con lei. E guardatela. La linea di cintura è così alta da non crederci. Così che il finestrino è poco più che una fessura, chi è dentro è dentro, chi è fuori è fuori. Il profilo è una linea unica, senza interruzioni verticali che non siano quelle della portiera: la silouette delle colline inglesi applicata ad un'auto.

SALISCENDI Si parte dallo spoiler anteriore, si sale lungo fari e parafango, su immense ruote con cerchi a cinque razze, si prosegue con una curva dolce lungo parabrezza, sommità del tetto e poi giù, a digradare su lunotto e coda importante. Si scende, il paraurti posteriore si intuisce appena sotto la lamiera ed ecco, sulla strada del ritorno ma questa volta dal basso, la curvatura della ruota, la minigonna ad arco ad una spanna dall'asfalto e l'altro varco, quello della ruota anteriore.

C'ERA UNA VOLTA Un disegno pulito. Classe che viene da lontano. Era il 1925, sui mattoni rossi di un'officina inglese campeggiava la scritta Invicta Car Company, oltre la porta in legno batteva il cuore di un certo Albert Noel Campbell Macklin, esperienza nella produzione di macchine manufatturiere ma la voglia di trasformare in un gioiello la sua passione per le auto belle e veloci.

COPPIA MOSTRUOSA Ed ecco l'odore dell'olio, il sudore dei meccanici, con Macklin a creare un sei cilindri di due litri e mezzo dalla coppia mostruosa: la leggenda dice che chi lo utilizzava poteva tranquillamente usare la prima marcia (quattro in tutto) per partire, e passare direttamente al rapporto più alto. Tanto il motore "tirava" ugualmente.

VENERDI' 13 Anni di corse, e nel '31 le Invicta furoreggiavano con motori di 3 e 4,5 litri, caratteristica di tutte, la coppia elevatissima. Ma è stata vita breve: l'ultima supercar è uscita dalla fabbrica un venerdì 13 dell'ottobre del '33. Andavano forte, le Invicta, ma sono state uccise dalla Grande Depressione.

CUORE YANKEE Quella di oggi ha un motore da 4,6 litri, 8 cilindri a V, 32 valvole da 320 cavalli, per una freccia che pesa solo 1.100 chili. Propulsore americano però, fornito dallo Special Vehicle Team, derivato da quello di una certa Cobra, auto-mito della Ford che nel passato ha fatto schizzare ai semafori degli States le affascinanti Mustang.

STILE BRITISH Solo un numero limitato di questa sportiva uscirà dalla fabbrica, le prime consegne nella prima metà del 2003, prezzo orientativo 70.000 sterline. L'Invicta, con cambio manuale a 5 marce o automatico a 4, promette meraviglie, con accelerazione da 0 a 100 orari in 5 secondi e velocità di 250 orari. Sotto il cofano un "ritorno al futuro", con elettronica a gestire potenza, frenata, stabilità. Ruote larghissime (225 davanti, 275 dietro), a sostenere un abitacolo in cui l'hi-tech deve rassegnarsi ad affogare nel cuoio, nel legno, nelle cuciture fatte a mano.

Signori, lasciate passare: l'Invicta è di nuovo tra noi.


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