Autore:
Andrea Sperelli

Meno di quattro metri e mezzo di lunghezza, più di 1 metro e ottanta di larghezza: praticamente un’utilitaria. Questa, del resto, è l’ultima filosofia dell’H. Abbandonare le dimensioni da gigantismo cronico, sgrezzare spigoli intagliati nella lamiera, infiocchettare e mettere sotto l’albero di Natale. Anzi, qualche giorno più in là. Salone di Los Angeles, per la precisione: primi di gennaio.

Per ora è una sigla, come si conviene a ogni concept-car che si rispetti: H3T. Ovvero, la versione riveduta e tagliata di mister Hummer. Un pick-up, perché senza – da quelle parti – non riescono a stare: è più forte di loro. La faccia è quella, la cabina può essere allestita con tanto di letto, per ogni evenienza, i limiti in fuoristrada rimangono gli stessi: nessuno.

Sarà per i cerchietti da diciannove pollici, sarà per il Vortec di 3500 cc di cilindrata, turbocompresso, sarà per i 350 cavalli di potenza a 6000 giri, o forse per la coppia massima di 350 Nm a 3600 giri al minuto. Insomma, sarà quel che sarà, ma il pick-up mantiene le caratteristiche dell’albero genealogico. Difficile ipotizzare il contrario. Giusto per mantenere lo slogan caro ai piani alti: “Vai ovunque, fai tutto”. Timidezze a parte, l’H3T si è pure messo di buzzo buono per lasciare un segno tra i giovani. Quelli che il look è tutto. Alzando il telefono e chiamando la Nike – mica pizza e fichi – per una consulenza su stile, design, etc, etc.

Risultato? Pneumatici dalla linea trendy (si chiamano ACG TA tires) e praticamente inarrestabili, interni da sfilata di moda fitness, linee esterne da enciclopedia e altro, molto altro. Un Hummer aperto e aperto a tutti, per esagerare nei week-endini in montagna, buttando sci e snowboard nel cassone e passando sulle orecchie delle misere berline. Prezzo? Non si sa. Si saprà.


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