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Boc

Chi entrerà in sala per gustarsi il ventesimo film dell'agente segreto James Bond, "Die another day", pensando alle auto protagoniste più che agli attori in carne ed ossa, troverà pane per i suoi denti. Lo 007 con la faccia di Pierce Brosnan, che tanto fedele non è alle "Bond Girl" che lo circondano, resta attaccatissimo invece alla Aston Martin. Dal '64 in poi furono una DB5 e poi una V8 Vantage ad accompagnarlo nelle sue spericolate avventure.

A dire il vero 007 ebbe un cedimento in tempi recenti per una tedesca tutto pepe come la BMW Z8. Ma la cotta momentanea passò e James Bond torna a riabbracciare l'Aston Martin, che in questo film ha le sembianze della Vanquish. Che in inglese significa sconfiggere, anzi dominare. Pura forza su ruote ma, sia chiaro, con il distacco tipico degli inglesi.

Ma la Vanquish di "Die another day" non è esattamente quella che trovereste - 238 mila euro chiavi in mano - dal concessionario. Il set ha richiesto cambiamenti sostanziali, a partire dal motore. A questo proposito i cultori del marchio sono invitati ad uscire un attimo o a tapparsi le orecchie per evitare un cedimento psicologico.

Sotto al cofano della Vanquish guidata da Pierce Brosnan non c'è il V12 da seimila cc originale ma un Mustang V8 da cinque litri. Era necessario qualcosa di più, diciamo, grossolano e facile da guidare (ha il cambio automatico a tre rapporti e la trazione integrale) per permettere a Brosnan ma soprattutto agli stuntman di eseguire gli inseguimenti e le scene più spettacolari.

Anche i cinque razzi che fuoriescono dal radiatore, le due mitragliatrici a scomparsa da 9mm, il sedile eiettabile e il pulsante che fa diventare l'auto invisibile non li avrete come optional, neppure mettendovi a pregare in ginocchio. Così come i rollbar interni e il freno a mano di tipo rallystico che invece equipaggiano la Vanquish di Bond.

Resta sempre il modello originale. Trazione posteriore, dodici cilindri a V di 5.935 cc, 460 CV di potenza a 6.800 giri al minuto, coppia 542 Nm/56,6 kgm a 5.000 giri, quattro valvole per cilindro. E poi il cambio elettroattuato a sei rapporti e quei pneumatici super ribassati e larghi come la Piazza Rossa: 255/40 davanti e 285/40 dietro su cerchi da 19.

Con queste credenziali la Vanquish, che pure pesa oltre 1.800 kg, è lunga 4,67 ed è larga 1,92 m, fila a 306 chilometri orari e accelera da 0 a 100 in 4,7 secondi. Fantastica vero? Bè, c'è una brutta notizia (gli amanti dell'Aston Martin escano un'altra volta, prego): per girare il film ne hanno completamente sfasciate sette! Un consiglio: prendetevi un calmante prima di entrare, nel cinema of course…

La Vanquish non è comunque la sola attrice del film: "Die another day" lancia sulla scena altre due bellezze su ruote, sempre con carta d’identità Ford. Sono la Thunderbird e la Jaguar XKR.

Sembra così che il destino delle Thunderbird sia quello di essere accostate alle donne. Questo modello Ford, che esordì negli anni '50 con una roadster da lasciare senza fiato, è stata già protagonista del film "Thelma e Luise", amiche pazze decise a fuggire dalla loro vita troppo normale: Thelma e Luise lo fecero (scena finale) premendo l'acceleratore della loro Thunderbird decapottabile azzurrina, modello del '62. Volarono con l’auto in fondo ad un burrone.

Questa volta sotto i riflettori del set c'è però l'ultima versione della Thunderbird, quella che richiama proprio le americane dei mitici "Fifties". Al volante, per la cronaca, c’è Halle Berry, che nel film impersona Jinx, la bella di turno di James Bond.

Gli interni sono molto americani, più che inglesi, con pelle bianca ovunque, ton-sur-ton con il bikini di Jinx. Lasciati gli effetti spettacolari alla Aston Martin Vanquish di Bond, la Thunderbird di Jinx è un’edizione limitata ma che non si discosta più di tanto dal modello visto a Detroit: il motore è un 3.9 litri DOHC V8 con potenza dell’ordine di 280 cavalli.

La parte della cattiva è invece tutta della Jaguar XKR, affidata alle poco raccomandabili mani di Zao (l’attore Rick Yune), il braccio destro del nemico di Bond, Gustav Graves (Toby Stephens). Quattrocento cavalli con attorno optional da incubo: dal mortaio che emerge dal bagagliaio, ai lanciamissili che fuoriescono dalle portiere, fino a improbabili "catene" che avvolgono i pneumatici.

Anche questa Jaguar, alla pari della Vanquish di Bond, è stata immolata sull’altare delle riprese cinematografiche: le scene catastrofiche di cui è protagonista nel film hanno richiesto la distruzione completa di sei XKR.