Autore:
Alessandro Codognesi

LA GARA DELLE GARE Per molti è solo un nome, altri invece sanno che è una gara di un certo rilievo. Ma per chi le gare non sono solo Formula 1 e Valentino Rossi, la 24 ore di Le Mans è probabilmente la competizione più emozionante che esista al mondo. E’ dal 1923 che la 24 ore di Le Mans tiene svegli migliaia di appassionati e non, e anche quest’anno non ha mancato l’obiettivo. Noi c’eravamo, per raccontarvi i colori e i sapori, dentro e fuori dalla pista. Partendo dall’inizio.

NEW ENTRY Le novità più succose di quest’anno sono principalmente due. Al primo posto l’ormai celebre Nissan Delta Wing, azzeccatamente soprannominata la bat-mobile, di cui vi abbiamo già anticipato le specifiche. Altra grande novità sono le gomme Michelin ibride, slick che vanno alla grande anche sul bagnato. E se Michelin gioca l’asso col pneumatico ibrido, Toyota lo fa con l’auto ibrida. La giapponese Toyota TS030 Hybrid è infatti un prototipo con trazione posteriore alimentata da motore a combustione, mentre il motore elettrico sull’asse anteriore la rende a trazione integrale. Simile ma diversa è la nuova Audi R18 e-tron quattro: monta due motori elettrici all’anteriore che erogano complessivamente 150 kW e sono alimentati dall’energia cinetica accumulata da un volano in fase di frenata. L’accoppiata di questi e il motore Diesel V6 3,7 litri da oltre 510 cv, rende l’auto a trazione integrale.

CI PIACI COSI’ Questi sono in parte i motivi per cui la 24 ore di Le Mans è tanto affascinante. Perché si sperimenta, si testano “cose che voi umani non potete neanche immaginare”, perché se non si prova durante una corsa dura e stressante come la 24 ore allora quando lo fai? Il mondo della Formula Uno ha molto da imparare su questo fronte, anche se sappiamo essere speranze mal riposte. Ve la immaginate una monoposto come la Nissan Delta Wing correre in F1 in una categoria a sé? Noi proprio no.

PRONTI…VIA! Ore 15:00 circa di sabato 16 giugno, l’inizio della gara è ormai alle porte. Il giro di ricognizione è quasi terminato, tutti  si sporgono dal finestrone dell’hospitality per aspirare l’onda di decibel in arrivo sul rettilineo. E quello che arriva all’orecchio, con le auto tutte compatte, ha del doloroso. Il livello sonoro è altissimo, come un Boeing in partenza ma elevato alla n, e nonostante il mix di diverse tonalità, ciascuna è distinguibile, sia gli strillanti V8 italiani sia i gutturali V8 delle Corvette. Per non parlare della Lola Lotus, un doloroso latrato che percuote il petto.

PARTI CON CALMA L’inizio gara è periodo di assestamento, sia di posizioni in griglia sia del meteo. Nelle prime ore infatti le nuvole giocano a favore del nuovo pneumatico Michelin ibrido, con un insistente scroscio di pioggia che bagna la pista. Non passa molto però che il sole torna a bussare alla porta e da lì in poi caratterizzerà tutta la gara. Intanto là davanti regna sua maestà l’Audi R18, un TGV con motore potentissimo e un rumore che…non c’è. Seriamente, al suo passaggio giurereste di aver visto un’auto elettrica partecipare alla 24 ore. Rimane comunque l’unica a essere silenziosa, per il resto conviene indubbiamente munirsi di un paio di tappi per le orecchie, pena due timpani bucati a fine gara. Il sound delle GT e delle prototipo riempie gli spalti come un fiume in piena, e le vibrazioni delle onde sonore penetrano le tempie. Attenzione pure alla Ferrari 458: da buona italiana, è la più casinista.

TRAMONTO E SOTTOFONDO Si avvicina la sera e con lei anche le grigliate. Se c’è una cosa affascinante della 24 ore di Le Mans, è sicuramente la quantità di barbecue attorno alla pista. Immaginate migliaia di persone in un prato, che grigliano, bevono e giocano. La gara per molti di questi è solamente il contorno di un evento straordinario, una sorta di mega party durante la quale si può mangiare e bere con l’aggiunta di un sottofondo musicale a 8 cilindri. Non bastassero le griglie a distrarvi, ci penseranno il mitico parco giochi con tanto di ruota panoramica (che si affaccia sul rettilineo) o gli sterminati negozi di oggettistica storica della 24 ore.

BELLE VERE Mentre la luce pallida del pomeriggio non esalta, vedere le auto baciate dal sole al tramonto è uno spettacolo che qualunque appassionato di auto dovrebbe provare. Il rumore che penetra lo stomaco, i colori e le curve delle auto, tutto si fonde in una danza ipnotica che fa rimanere incollati ai sedili degli spalti.

ADDIO TOYOTA Nel frattempo però, sono venute meno le uniche, concrete rivali dell’Audi, le Toyota. La prima verso le 20:00 con un terribile incidente che ha costretto la direzione gara a mandare in pista la safety car per la prima volta. Nei pressi di Mulsanne, la Toyota numero 8 di Anthony Davidson è entrata in collisione con la Ferrari 458 di Perazzini che non ha visto la LMP1. Ne è conseguito un letterale volo della Toyota, che fortunatamente è atterrata sulle ruote, ma si è rumorosamente schiantata contro le gomme. Non da meno la botta della 458, che è andata a impattare violentemente contro le protezioni. La Toyota numero 7 invece ha rotto il motore più tardi, verso l’una e mezza di notte. E pensare che era proprio lì, dietro all’Audi…

E SALUTI ANCHE ALLA WING Purtroppo la 24 ore di Le Mans è terminata prima del previsto anche per la Nissan Delta Wing, che non stava andando affatto male. Nonostante il suo minuscolo motore 1.6 derivato dalla Juke, la marziana Delta Wing si era piazzata a qualche giro dietro le LMP2, quando, durante un doppiaggio, la Toyota l’ha inavvertitamente sportellata, mandandola a muro. Dopo svariati tentativi di ripartenza ai box, gli uomini Nissan hanno definitivamente dichiarato il ritiro della Wing. Peccato, sarebbe stato bello vedere il piazzamento finale della bat-mobile, soprattutto tenendo conto che è uscita non per sue colpe.

LA NOTTE GIOVINE Intanto s’è fatta notte fonda, ora le vetture paiono chiassose astronavi, insetti dagli occhi luminosi. Le scorgi all’orizzonte che arrivano, due luci che si avventano con inaspettata furia sulle curve. Poi arriva il rumore, un lontano boato che s’ingigantisce, fino a diventare un’esplosione nucleare. A meno che non sia un’Audi… In compenso, girovagando a caso per i prati si fanno incontri strani. Gli spettatori hanno ingerito troppa birra per comprendere l’andamento della gara e fissano le auto come alieni venuti a conquistare la terra. C’è chi addirittura dorme già, alloggiato in una delle innumerevoli tende che occupano i parcheggi. Aneddoto da raccontare: Porsche GT3, parcheggiata davanti a una tenda, il barbecue che griglia e l’alettone della supercar utilizzato a mo' di bancone, per sostenere piatti e vettovaglie.

DAL TRAMONTO ALL’ALBA Si è fatta l’alba ormai. Anche se la gara è avvincente, il sonno inizia a essere prepotente e le auto sfuggono alla palpebra calante. Nonostante la stanchezza, però, questo è il momento magico della gara. Anche i piloti sembrano incantati dal sorgere del sole e non aggrediscono le curve come di notte. Passando nei box, alcuni meccanici dormono sulle gomme, altri pisolano su una sedia in attesa che il pilota rientri. Ammiro il panorama infinito dalla tribuna, il sole illumina la pista di caldi colori e in questo silenzio visivo il rombo dei motori è più nitido e penetrante che mai.

SIAMO AGLI SGOCCIOLI La stanchezza comincia a mietere vittime. Chi rompe un cambio, chi arriva lungo, gli errori non si contano più, da parte sia dell’uomo sia della macchina. In testa regnano le regine del silenzio, le Audi R18 ma non senza qualche difficoltà: anche i loro piloti sono umani e commettono errori. Gene, toccandosi con una Ferrari, parcheggia la sua R18 contro le gomme lasciando a terra paraurti e un po’ di sospensione, cosa che lo rallenta tremendamente nel rientro ai box. La Lola coglie l'occasione e passa avanti. Ma non solo, anche McNish ha lasciato il paraurti appeso ad un guard rail. Dopo tanti capitomboli comunque la gara si è conclusa con la tripletta dell’Audi, con l’equipaggio di Lotterer-Fassler-Treluyer vincitore assoluto. In mezzo al poker Audi si piazza la Lola Lotus che, pilotata da Prost-Jani-Heidfeld, si è piazzata meritatamente al 4° posto assoluto. Un urrà anche per l’Italia, con il nostro Giancarlo Fisichella che, assieme a Bruni e Vilander, ha condotto la Ferrari 458 prima di categoria, la GTE Pro. Quello che stupisce è che, anche chi è arrivato in coda, ha motivo di festeggiare per essere arrivato alla fine di quella che è, senza dubbio, la corsa più stressante e appassionante del mondo.


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