Autore:
Massimo Grassi

BORN TO BE WILD Sarà che la cultura pop statunitense mi ha sempre attirato, sarà che tra i primi film visti sulla tv di casa figura un certo “Bullit”, sarà che il rombo di un V8 per me è pura poesia… ma la Ford Mustang GT è da sempre un pallino per me. Conservo ancora gelosamente (e per gelosamente intendo che se la mia futura moglie prova anche solo a pensare “magari lo sposto dalla libreria” io percepisco il tremito nella Forza e mi metto a guardia del mio cimelio) un piccolo modellino in scala 1:72 del modello del ’67, quello col V8 di 6,4 litri. Si, il V8. E niente turbo, ma una sana sovralimentazione. Come dite? Anacronistico? Maddai!

DREAM ON Figuratevi quindi voi cosa ho provato quando mi sono finalmente trovato “faccia a faccia” con la nuova Ford Mustang GT Cabrio. Sono passati ormai più di 50 anni da quando quel genio di Iacocca ha avuto La visione e, nonostante il mezzo secolo sulle spalle, la ragazza statunitense è invecchiata benissimo. Certo, cambiata è cambiata: le forme sono ben diverse, la meccanica pure (da questa generazione al posteriore non c’è più il ponte rigido ma un più raffinato schema multilink). Eppure… eppure queste linee tese, il fisico muscoloso, il cofano che sembra non finire più, lo sguardo da cattiva. Io non resisto più: salgo a bordo e svirgolo via a consumar le gomme.

MY WAY Entro e… non c’è nessun salto nel passato. Mi immaginavo quell’effetto da film, col tunnel colorato che mi catapulta 50 anni indietro. Niente. Mancanza di empatia con l’auto? No. Semplicemente siamo nel 2016 e la Ford Mustang è figlia del presente: monitor touch da 8”, tasti e tastini, sedili regolabili elettricamente. Non è di certo una pecca. Anzi. Per fortuna però rimangono 2 veri “must”: il cambio manuale e il freno a mano meccanico. CIAONE!

KNOCKIN’ ON HEAVENS DOOR Primo step: apro la capotte. Secondo step: attimo di religioso silenzio, ad ascoltare la brezza di queste giornate di inizio primavera. Terzo step: giù il pedale della frizione. Quarto step (momento clou): schiaccio il pulsante di accensione. VROOOOOM. Ho gli occhi lucidi. Schiaccio sull’acceleratore. VROOOOOOOOOM. Davanti a me il cofano sussulta, quasi come se il 5 litri V8 volesse uscire. La sua voce è poderosa e dagli scarichi esce una goduriosa sinfonia baritonale.

THUNDER ROAD Ci sono: lascio la frizione (no, non molto dolcemente) e schiaccio a fondo sull’acceleratore. Sento il posteriore che prova a “scappare”, le gomme fischiano e poi l’elettronica rimette tutti al loro posto. Ma oggi mi sento in forma e inizio a viaggiare mettendo il selettore in posizione Pista (gli altri sono “Normale”, “Sport” e “Neve”). Così il cervellone elettronico che gestisce tutto l’insieme di sistemi di controllo mi lascia un bel po’ più libero. La Ford Mustang GT si mangia via l’asfalto, con il “signore” lì davanti che aumenta la propria voce, seguendo il movimento a salire della lancetta del contagiri. Prima curva: la aspettavo. Scalo la marcia (e con questo cambio manuale, con leva bella corta e innesti precisi, è un bel cambiare). Lascio l’acceleratore, giro il volante e poi… giù di cattiveria sul gas! Il sovrasterzo era lì che mi aspettava. Lascio che il sedere allarghi un po’, poi stringo le briglie per riportare i 421 cv al loro posto. Una missione non impossibile, ma comunque impegnativa. Tra la taratura non rigidissima delle sospensioni, la scocca rigida e la massa di non poco conto (più di 1.700 kg) rischiano di metterci in difficoltà. Ma, almeno questa volta, non ce la fanno.

WELCOME TO THE JUNGLE Presa la giusta confidenza, inizio a osare un po’ di più e qui balza all’occhio la prima delle “perfette imperfezioni” della Mustang: non è un’auto da pista. Ok ok, non sono nato ieri e lo sapevo benissimo che questo “bestione” non è nato per “mordere” i cordoli. Non si incolla al terreno, facendo le curve in stile moto di “Tron”, non scatta da un punto di corda all’altro come un agile felino. Però quando si spalanca… eh ragazzi, quando finalmente si può tornare a schiacciare con foga (e un po’ di sana follia) l’acceleratore, veniamo ripagati.

GOOD VIBRATIONS Ma io cosa cerco in un’auto? Una domanda al pari delle più classiche e banali “Chi siamo?”, “da dove veniamo?”, “dove andiamo?” Per me la risposta è una sola: divertimento. Se guardassi ad altro, molto probabilmente troverei questa Ford Mustang un po’ sotto le aspettative. Perché se è vero che viene via a partire da 47.000 euro (trovatene di auto così a un prezzo tale), è altrettanto vero che mi piacerebbe trovare delle plastiche migliori. Non che queste che mi trovo davanti siano brutte, ma datele a un impallinato di auto tedesche. Fuggirà a gambe levate. E se fossi un hipster tutto stile e immagine? Si può dire tutto, ma di certo non che la Ford Mustang abbia linee sobrie. Come dite? Ah si, ad avere famiglia si casca male: 4 posti (con quelli posteriori più che sufficienti ad accogliere 2 adulti), a bagagliaio siamo messi maluccio. Specialmente sulla Cabrio. Ma, come scritto qualche riga più sopra, io nell’auto cerco altro. Nella sua perfetta imperfezione, lo trovo qui.

BAD TO THE BONE Alla fine dalla Ford Mustang GT Cabrio ci devo scendere. Prima di farlo dò un’occhiata al computer di bordo e guardo il consumo medio. Ve lo dico? Mandate a letto i bambini prima, che qui si rischia di andare sullo scabroso forte: 4 km litro. Si, ho fatto cose che voi umani neanche immaginate, il 5.0 V8 l’ho spremuto fino al midollo e non mi sono certo risparmiato. E non fate quelle facce lì, lo so benissimo che la vostra utilitaria nemmeno a bucarle il serbatoio fa registrare quei numeri. Ma ditemi, quando la guidate cosa provate? Ecco.

CALIFORNIA DREAMIN' La prossima volta chiederò al direttore di spedirmi sulla costa Ovest degli Stati Uniti con lei, così da saggiarne al meglio le qualità. Perché se in città e in pista la Ford Mustang GT soffre un po’, in autostrada viaggia che è un piacere e anche i consumi e beneficiano, con un 10 km/l. E poi saremo io, la strada e quei 421 cv pronti a portarmi verso l’orizzonte.

 


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