Autore:
Roberto Tagliabue

QUESTIONE DI FEELING Provare automobili è il mio mestiere, non per questo, in particolari occasioni, con alcune nasce un feeling diverso, a volte già prima di mettermi alla guida. Non è mancanza di obiettività e neppure romanticismo, ma è accaduto anche con la Volkswagen Passat Alltrack, perché da appassionato di montagna ho guidato parecchio, come vettura di famiglia, più di una generazione di Passat a trazione integrale, e poter guidare, e provare con tanto tempo a disposizione, l’ultima versione mi attirava molto.

SOBRIETA’ ED ELEGANZA E le aspettative sono subito state soddisfatte. L’apparenza esteriore non è vistosa, anzi, paradossalmente al primo sguardo risulta più sobria e austera delle cugine allroad di Casa Audi. Le protezioni alle porte e i parafanghi in plastica non spiccano così vistosamente, mentre le protezioni davanti e dietro si integrano con discrezione alla carrozzeria. Il merito di tanta eleganza potrebbe anche risiedere nella felice scelta del colore, grigio Islanda perla, che mi farà disperare per le foto, ma che ben si sposa con le appendici della “mia” Volkswagen Passat Alltrack.

SUA ALTEZZA Ciò che si nota di più, e certamente non stona, è l’altezza da terra, superiore alla media. La Passat ha linee filanti e ben tese, e portando la scocca più lontano da terra si attenua quell’aspetto un po’ da aspirapolvere accucciato a terra, regalandole una prestanza che normalmente non ha. Malgrado le buone escursioni, necessarie per il soft-offroad per cui la Volkswagen Passat Alltrack è fatta, i parafanghi non presentano gradi spazi vuoti, ma sono ben riempiti dalle grandi ruote da 18 pollici.

SENSAZIONE DI SPAZIO L’abitacolo è grande, molto grande, reso particolarmente luminoso dalla superficie vetrata che ricopre praticamente tutto il tetto e che, dividendosi in due parti, lascia sollevare, e aprire completamente,  la già lunga parte anteriore. Il cristallo filtra bene i raggi del sole e il calore, ma in ogni caso c’è un’eventuale tendina, sempre a comando elettrico, che ripara completamente. Le patrizie poltrone sono larghe e profonde, pur offrendo un ottimo contenimento laterale, sia per le gambe sia per le spalle, senza però “costringere” come molti sedili fin troppo sportivi.

SILENZIO: SI VELEGGIA Percorsi pochi chilometri in campagna, mi trovo presto in autostrada, dove vengo piacevolmente colpito dal dispositivo di “M. per inerzia” (marcia per inerzia). Quando la Volkswagen Passat Alltrack procede a velocità costante e viene rilasciato il pedale dell’acceleratore, un dispositivo stacca completamente la trasmissione mettendo il motore al minimo. La vettura “veleggia sui cuscinetti” riducendo così ulteriormente lo spreco di carburante. Faccio un po’ di prove, che mi consentono di apprezzare con quanta dolcezza il software faccia riaccoppiare la frizione sia se accelero sia se freno, appena sfioro uno dei due pedali.

STIMOLO ALL’ATTENZIONE L’efficacia del sistema, che risulta particolarmente efficiente anche perché non aggiunge nulla in termini di peso, mi spinge a sfruttare il dispositivo appena le condizioni di traffico me lo consentono. È uno stimolo in più a migliorare l’attenzione alla guida parsimoniosa, oltre all'ottimo lavoro che svolge normalmente il cambio DSG, senza rinunciare alle ottime prestazioni offerte dai 177 cavalli del compatto due litri, ma soprattutto dei 380 Nm, ben presenti già da poco sopra i 1.600 giri/minuto, che rendono il motore sempre pronto alle richieste sull’acceleratore, tanto da rendere utile la scalata con il kick-down, cioè quando si accelera fino in fondo facendo scattare l’interruttore, solo per i sorpassi più azzardati.

NEL SUO TERRENO Finalmente riesco a portarla nel suo terreno ideale, anche se il comfort, tanto in autostrada quanto in città sono notevoli: vado finalmente in montagna, riempiendo fino all’inverosimile il profondissimo vano di carico. Scelgo la mia strada preferita, che conoscendo particolarmente bene, permette che io mi concentri solo sul comportamento della vettura. Strapazzandola con cattiveria non riesco, con i controlli attivi, a farle perdere aderenza se non esagerando oltre il ragionevole. La trazione integrale, ben prima dei controlli elettronici, fa veramente viaggiare su due binari. Il merito è anche, certamente, della gommatura ideale per l’asfalto: 225/45 18, che con una spalla così bassa e con poca deriva, compensa l’assetto rialzato, che non risulta peraltro per nulla cedevole e “ciondolone”, anzi.

SENZA CONTROLLI Occorre disattivare, ma non spariscono del tutto, i controlli elettronici di stabilità continuando a guidare con cattiveria, per trovare un po’ di sottosterzo in inserimento curva, e un impercettibile sovrasterzo in uscita. In quest’ultimo caso è la trazione integrale a togliere divertimento, ma a incrementare la velocità d’uscita anche dai tornanti, perché distribuendo con rapidità ed efficienza la coppia sulle quattro ruote, non consente il sovrasterzo di potenza.

SOFT-OFFROAD OK La luce a terra di 16,5 cm è allineata a molte crossover oggi di moda, ma l’efficienza della trazione integrale della Volkswagen Passat Alltrack, unita al programma Offroad che alza la soglia d’intervento di Abs e dei controlli di stabilità e trazione, è superiore anche quando si abbandonano i nastri asfaltati. Le attenzioni vanno riservare non tanto e non solo alle zona sottoscocca, le protezioni non possono fare miracoli, ma anche alla gommatura fin troppo stradale, che con una spalla così bassa non permette errori di valutazione. In sintesi: non conviene andare troppo forte con leggerezza, ma la motricità è ancora presente, dove molte crossover più blasonate sono già in difficoltà.

IL PELO NELL’UOVO Volete trovarle un difetto? A cercarli ce ne sono sempre. Personalmente ho trovato poco piacevole lo spegnimento dell’assistenza allo sterzo con l’attivazione del sistema start/stop. Non pretendo che rimanga sempre attivo, è evidente che consuma parecchia corrente, ma attivarlo se si cerca di agire sul volante, anche quando il motore è spento, toglierebbe quella sensazione d’impotenza, che peraltro dura fin troppo perché lo sterzo è tra gli ultimi servizi ad attivarsi quando si riavvia il motore. Soprattutto ai caselli autostradali, quando ci si è avvicinati il più possibile per inserire la tessera, e la vettura riparte dando la sensazione, inesorabile, di rimanere sterzata verso l’ormai vicinissimo parapetto in cemento. Voi direte: basterebbe usare il telepass…


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