Prova su strada
Volkswagen Transporter, Caravelle e Multivan T6

Volkswagen Transporter,
Caravelle e Multivan T6

Sul Volkswagen T6 debuttano alcuni motori Euro 6 e molti gadget elettronici che migliorano la sicurezza e la qualità della vita a bordo. A catalogo ci sono centinaia e centinaia di varianti
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Autore:
Paolo Sardi

LEGGENDA VIVENTE 65 anni di storia, durante i quali sono stati venduti circa 12 milioni di esemplari, appartenenti a cinque diverse generazioni. Potrebbero forse bastare queste cifre per cogliere cosa significhi il Volkswagen T nella storia dell’automobile. In questo caso, restare legati all’arida logica dei numeri sarebbe però riduttivo, perché questo pulmino è molto più di un semplice best-seller: star del grande e del piccolo schermo (chi è negli anta lo ricorderà per esempio come la macchina della famiglia Bradford), è stato icona di libertà per i figli dei fiori e tale rimane per chiunque abbia voglia di intonare una voce fuori dal coro, anche al giorno d’oggi. Per me un T2 arancione è l’immagine di una vacanza on the road fatta a sette anni, con amici di famiglia, ma per molti è stato anche un fido compagno di lavoro. Capirete quindi bene che quando è arrivato in redazione l’invito per andare a provare il nuovo Volkswagen T6 ho fatto carte false perché la prova toccasse a me, facendo spallucce davanti a Suv premium e a monovolume senza un pelo fuori posto. E - lo dico subito – non sono affatto pentito della mia scelta.

SI FA PRESTO A DIRE T6 Spiegare come è fatto il Volkswagen T6 nelle sue molteplici declinazioni è un’impresa quasi degna delle fatiche di Ercole, perché dietro questo nome si celano in primis tre varianti: veicolo commerciale (Transporter furgone, camioncino a cabina singola o doppia, autotelaio a cabina nuovamente singola o doppia e Kombi, con la zona anteriore per il trasporto persone e quella posteriore per il carico), monovolume (Multivan e Caravelle, quest’ultimo pensato per uso professionale come navetta) e camper (l’apprezzato California). Calcolando poi che per i commerciali si può scegliere tra due passi e tre altezze del tetto (si può arrivare fino a un volume utile di 9,3 metri cubi!) e vista l’articolata offerta di motori disponibili, Volkswagen ha in catalogo oltre 500 varianti. Lungi dal volerle raccontare in dettaglio, anche perché non tutte arriveranno in Italia, metto sotto la lente le principali novità.

DIAMOCI UN TONO La sesta generazione di questo Volkswagen si riconosce soprattutto per il nuovo look del frontale. Il disegno, così come per tutte le ultime auto di Wolfsburg, si sviluppa soprattutto per linee orizzontali, che danno l’idea di un mezzo più importante, di rango superiore. Il fascione anteriore ha un’aria più impettita, mentre in coda i riflettori sono per il lunotto, la modanatura che attraversa il portellone e la zona del porta targa. Tutto dà il suo contributo per far sembrare il T6 meglio piantato sulla strada, anche la nuova gamma di cerchi.

ACQUA E SAPONE L’interno è sulla stessa lunghezza d’onda: disegno inedito, pochi fronzoli e tanti tratti orizzontali, a tutto vantaggio della sensazione di essere in un ambiente elegante e spazioso, anche quando alle spalle si ha un cassone. I tocchi high tech non mancano. All’esterno spiccano gli eventuali fari a Led e in plancia può diventare protagonista lo schermo touch del sistema d’infotaiment, simile a quello delle compagne di marca tutte case e famiglia e capace di interfacciarsi con lo smartphone di turno.

SI FA IN QUATTRO Quanto ai motori, all’estero sono disponibili anche due benzina ma in Italia sono vendute invece solo versioni diesel, con omologazione Euro 5 su Transporter furgone e telaio ed Euro 6 su Transporter Kombi, Caravelle e Multivan. Si tratta di quattro TDI 2.0, con potenze di 84, 102, 150 e ben 204 cv, in quest’ultimo caso con doppia turbina. I due meno potenti hanno un cambio manuale a cinque marce, che diventano sei per il TDI da 150 cv e 204 cv, ordinabili anche con cambio DSG a sette rapporti e trazione integrale 4Motion in alternativa a quella anteriore. Per tutti c’è un notevole passo avanti in termini di efficienza, con un consumo che può arrivare anche a soli 5,5 l/100 km con la versione BlueMotion 102 cv. Questo risultato è ottenuto grazie a un lavoro di affinamento generale e a una rivisitazione della testa e della distribuzione.

DI TUTTO, DI PIU’ Da un punto di vista degli equipaggiamenti (di serie o a richiesta), il Volkswagen T6 ha ben poco da invidiare a una berlina media. Tra i suoi fiori all’occhiello si segnala, in primis, la regolazione attiva dell’assetto DCC, che permette di scegliere attraverso un pulsante tra tre settaggi per le sospensioni: comfort, normale e sportiva. C’è poi anche il cruise control adattivo, che gestisce in modo intelligente la distanza di sicurezza, con funzione stop & go in abbinamento al cambio robotizzato DSG (è capace dunque di far arrestare e ripartire autonomamente il T6 in caso di rallentamenti). E, a proposito di autonomia, il T6 è proposto anche con frenata di emergenza City, che gli permette di fermarsi da solo davanti a un ostacolo quando viaggia a meno di 30 km/h, anche se il pilota non interviene.

A SETTEMBRE Per avere un quadro delle dotazioni standard di Transporter, Caravelle e Multivan in configurazione base consiglio di consultare il pdf qui sotto. Al suo interno si trova anche una prima infarinatura sui prezzi, mentre il listino vero e proprio sarà definito nei prossimi giorni. Ricordo infine che la prevendita del Volkswagen T6 inizierà verso metà luglio, mentre la commercializzazione vera e propria avverrà a settembre. E ora è il momento di girare pagine e di vedere come va il T6 su strada.

COME VA La posizione di guida del Volkswagen T6 rappresenta una sorta di anello di congiunzione tra il mondo dei veicoli commerciali puri e quello delle berline. La seduta è infatti rialzata ma non si ha proprio la sensazione di trovarsi sul seggiolone, come accade su certi rivali. Anche il volante non è orizzontale, in stile corriera, ma – grazie pure alle ampie regolazioni in altezza e profondità - cerca di  fare sentire a casa anche chi è abituato a guidare un Suv o un’ammiraglia. In questo senso gioca un ruolo importante anche la plancia, che ha un’impostazione automobilistica e finiture curate.

PRIMA CLASSE IN CODA Una volta issati a bordo, lo spazio a disposizione è tanto. Nella zona posteriore, poi, si viaggia da re, con centimetri a iosa in ogni direzione, arredi curati e un sistema di ventilazione e illuminazione da business class. Il Multivan, in particolare, è un salotto su ruote, in cui i passeggeri di seconda e terza fila possono dar vita a una riunione o a una partita a carte. Apprezzabile è anche la possibilità di regolare in modo veloce la posizione del divano posteriore, che può essere fatto avanzare in un amen per lasciare più spazio ai bagagli.

BELVEDERE Mettendosi in movimento, si scopre che i 489 cm della versione a passo corto (quella a passo lungo misura esattamente 40 cm in più) mettono, sì, soggezione ma solo per poco tempo. La seduta panoramica, le ampie superfici vetrate e il taglio squadrato delle lamiere permettono infatti di manovrare negli spazi stretti molto più facilmente che con una tre volumi o una crossover delle stesse dimensioni.

A CIASCUNO IL SUO Il Volkswagen T6 non smette di piacere nemmeno quando la velocità sale, facile e silenzioso com’è . E, con l’uso, ciascuna versione dimostra di avere una sua personalità ben precisa. Io ho provato tre diversi Muiltivan, iniziando da quello da 102 cv, una motorizzazione che è stata apprezzata tanto anche prima dell’aggiornamento, sul T5. Con i suoi consumi contenuti e la sua erogazione fluida ma tranquilla, questa unità è indicata soprattutto per chi macina tanti chilometri, di norma senza un carico particolarmente pesante e senza soffrire di pruriti al piede destro.

IN MEDIO STAT VIRTUS Il TDI da 150 cv è, invece, a mio avviso, il giusto compromesso per un mezzo come Volkswagen T6. Ha la coppia che serve per assicurare una certa vivacità anche quando a bordo c’è il tutto esaurito o si viaggia al limite del carico ammesso e non ha il vizio di bere troppo, con un dato dichiarato di circa 6 l/100 km. Ha insomma tutte le carte in regola per soddisfare un po’ ogni tipo di esigenza, compresa quella di chi non ama darsi al fai-da-te con il cambio o di chi si deve muovere su fondi difficili, grazie al possibile abbinamento al sempre ottimo cambio DSG e alla trazione integrale 4Motion.

A TUTTA BIRRA Certo, non avendo problemi di budget, il TDI BiTurbo da 204 cv rappresenta una tentazione alla quale si fatica a dire di no. I 450 Nm disponibili già a 1.400 giri garantiscono risposte brillanti a ogni sollecitazione dell’acceleratore e consentono a chi frequenta le autobahn tedesche di tenere - senza sforzo apparente - medie prossime alla velocità massima, che - per la cronaca - è superiore ai 200 km/h.

IL TRASFORMISTA Con il salire delle prestazioni del motore e delle dimensioni di cerchi e pneumatici, ho toccato anche con mano come il T6 cambi pelle, diventando via via più rigoroso nel seguire la linea impostata dallo sterzo, in altre parole più sportivo e piacevole da guidare. Le versioni d’accesso sono più portare a coricarsi in curva, mentre quelle top della gamma assecondano anche chi ama pennellare le traiettorie, alla faccia della mole e del baricentro alto. Per esaltare la versatilità di questo Volkswagen può valere la pena di approfittare dell’assetto regolabile DCC, che è davvero efficace nel rendere le sospensioni più soffici sullo sconnesso oppure nel limitare il rollio in curva.

IL JOLLY Alla fine dei conti, il Volkswagen T6 si dimostra una volta più che mai un vero e proprio jolly, sul lavoro, così come per le famiglie numerose, per chi ha hobby particolari o semplicemente vuole coccolare i suoi compagni di viaggio. E, per i più snob, desiderosi di distinguersi, l ’alternativa furba alle station wagon e alle Suv è servita.


TAGS: volkswagen transporter prove auto 2015

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