Autore:
Paolo Sardi

A RUOLI INVERTITI Se per una volta fosse la macchina a dover scrivere qualcosa di chi la prova, credo proprio che la Suzuki Jimny 1.3 VVT direbbe di me peste e corna. Alla nostra prima uscita, la giapponesina mi doveva accompagnare in aeroporto e io, dopo essere uscito senza in dovuto anticipo, mi sono accorto di aver scordato a casa il cellulare quando eravamo già in viaggio da dieci minuti: dietrofront e poi via, di nuovo verso Malpensa a perdifiato, per arrivare al pelo, a imbarco ormai iniziato.

GIRAMENTO DI… PISTONI E se c’è proprio una cosa la Jimny non sopporta è che le si metta fretta e che le si tiri il collo in autostrada. Bisogna capirla: corta, alta e stretta, non ha proprio il fisico della passista. Sarebbe un po’ come pretendere di trasformare in cestita uno come Jury Chechi: tempo sprecato. Così, buttata con gran giramento di pistoni in corsia di sorpasso, la Suzuki Jimny 1.3 VVT alza la voce, tracanna ben più dei 7,1 litri dichiarati in media ogni 100 km e ondeggia svogliatamente da una parte all’altra, richiedendo continue correzioni con lo sterzo, che su strada non è né preciso né sensibile.

VECCHIA MANIERA Inutile girarci attorno: in un mercato che vede un gran proliferare di proposte che fanno finta di fare le fuoristrada, la Jimny continua a muoversi nel solco della tradizione Suzuki, dimostrandosi una offroad vecchia maniera, anche se in formato tascabile. Così forse non farà breccia nel cuore delle mamme pettinatissime che si accalcano con i suv fuori dalle scuole, senza sapere quanto potrebbero far loro comodo dimensioni compatte e un diametro di sterzata da carrello del supermercato. Tuttavia la Jimny potrà sempre contare su un manipolo di aficionados che l’apprezzano per quello che è: un mezzo semplice e agilissimo, che non fa una piega nemmeno davanti agli ostacoli più impegnativi.

RAPPORTI CORTI Il motore, come detto, non ama girare alto - nonostante la coppia massima si ottenga sulla carta a 4.100 giri - ma ai bassi risponde prontamente, ben più di quanto lascerebbe supporre la sua cilindrata ridotta, aiutato da rapporti decisamente corti. Anche francobollando l’acceleratore al pavimento la velocità massima è nell’ordine dei 140 km/h effettivi. Il resto lo fa la trasmissione, che può scaricare la coppia sulle sole ruote posteriori o su tutte e quattro, con due modalità 4WD e 4WD-L(ow), per le situazioni semplici e per quelle più impegnative, con tanto di riduttore.

MANEGGIARE CON CURA Per un uso estremo, chiaramente sono indispensabili pneumatici ad hoc ma anche con una gommatura quattro stagioni la Jimny affronta serena pendenze importanti e terreni a bassa aderenza, complice un peso dichiarato di 1.135 kg, in ordine di marcia e con tanto di conducente a bordo. Se a occhio si coglie al volo come gli sbalzi siano minimi, la scheda tecnica snocciola angoli caratteristici da mezzo professionale: attacco 34°, dosso 31° e uscita 46°. Una grossa mano la dà poi la carrozzeria snella, che permette d’infilarsi nei passaggi più angusti. Certo, lo scotto da pagare è un’abitabilità ridotta, per i passeggeri, così come per i bagagli ma si sa come la botte piena non si possa avere con la moglie ubriaca. Se fuori dall’asfalto è quasi inarrestabile, su strada la Jimny consiglia invece una certa prudenza. La tenuta di strada è sufficiente e nulla più e una volta persa aderenza le manovre di recupero possono diventare impegnative, anche perché le carreggiate sono strette e l’altezza minima da terra è di quasi 20 cm.

SEMPREVERDE In definitiva, la Suzuki Jimny 1.3 VVT si dimostra un mezzo dalla spiccata personalità, che da una quindicina d’anni va dritta per la sua strada, per quanto impervia possa essere, e che se ne infischia delle mode.  Campionessa di agilità, chiede di essere trattata e giudicata per quello che è: una fuoristradina capace di regalare infinite soddisfazioni quando l’asfalto finisce e che su strada mostra naturalmente qualche limite. Il prezzo non è certo a buon mercato, se si paragona a quello delle crossover più moderne, visto che per l’allestimento base si parte comunque da 17.200 euro. Tuttavia qui si porta a casa un mezzo quasi specialistico e ciò la fa una bella differenza.


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