Autore:
Luca Pezzoni

PRIMIZIA SU STRADA "E io... mi prendo una Subaru". Consapevoli della particolarità stilistica, meccanica e di clienti, quasi una tribù di adepti, anche i pubblicitari non hanno potuto fare altro che sottolineare, da tempo, la diversità delle auto stellate. Ci sono sempre i lineamenti senza tempo e le concessioni alla moda, la trazione integrale e soprattutto il boxer, sinonimo di equilibrio e distribuzione dei pesi ottimale. Ma ora si aggiunge un altro motivo: il gasolio, prima applicazione in campo automotive e nuovo terreno di conquista per la colonnina del diesel.

CERVO DI FORESTA Già dalle corsie cittadine l'Outback nasconde le misure e mette in mostra agilità insospettabile, basta abituarsi a dosare bene il pedale dell'acceleratore nella prima fase delle partenze. Il boxerino a gasolio regala cavallini in scioltezza, senza strappi e con discrezione. Le dimensioni non si sentono e il surplus (moderato) in altezza aiuta a guadagnare quel quid in più che fa sempre comodo. Quasi un "minitacco" nascosto per svettare nelle foto di gruppo...

GOOD VIBRATIONS Al volante, un tre razze di taglio sportivo, e sul pedale dell'acceleratore le vibrazioni sono solo buone. Mai fastidiose ma chi ama la raffinatezza meccanica capisce che i cilindri si muovono contrapposti. I rapporti sono solo 5. In fondo siamo appena scesi dalla solita Station turbodiesel che sulla carta offriva più potenza e un bel rapporto aggiuntivo. Dopo pochi minuti di tangenziale e i primi 100 km di autostrada cambiamo subito idea: in fondo non l'ha prescritto il medico che bisogna avere per forza sei rapporti.

PERÒ IL BENZINA Cinque marce bastano e avanzano se a muovere tutto c'è il boxer "quadro" (pari rapporto tra alesaggio e corsa) di Subaru. Che unisce pregi di raffinatezza meccanica e virtù dei turbodiesel di ultima generazione (non manca la turbina a geometria variabile). Si gira bassi ma veloci, basta guardare il tachimetro e, nel silenzio, in quinta la lancetta indica 150 Km/h a 3000 giri. Che il Tutor ce la mandi buona. Se serve usare la frusta invece l'Outback si muove in fretta ricordando per rumore e armonia meccanica alcune auto che venivano costruite al Portello...

DEMODÉ Se proprio dovessimo trovare un difetto al nostro primo impatto lo andremmo a cercare in lucine e grafica della radio e dell'indicatore di temperatura esterna e ora, demodé, da orologio digitale giapponese ante litteram. Ma le Subaru si sa sono diverse e si distinguono sempre... Nulla da eccepire per sedute, braccioli, portabottiglie e portaoggetti vari disseminati nell'abitacolo. Non manca niente e sulla Outback si viaggia bene. Il clima bizona raffredda a dovere l'ambiente e in modo stabile.

STABILIZZATA Pure sulle buche e sulle ondulazioni non si hanno mai sensazioni dure, fuoriposto su auto multiuso ma che ormai si stanno diffondendo su tutte le familiari in un'improvvisa mania di "consistenza di guida". Un carattere morbido ma non molle. L'Outback non è una tavola ma segue paciosa e fedele la linea, con uno sterzo che "parla" al guidatore spiegando quello che sta succedendo vicino ai cerchi da 17 pollici. Sempre con il bonus aggiuntivo dell'altezza maggiorata, rispetto alla Legacy, e della trazione integrale, che trasforma l'Outback in un "Minisuv". Sfoderando quello che a nostro giudizio si è rilevato l'asso nella manica.

MINISUV Sarà che eravamo in piena sindrome da caro gasolio (147 dollari al barile nei primi giorni), ma fare i 14 con un litro senza fatica, muovendoci a bordo di oltre 4 metri e 70 di lamiera, abbastanza alti da terra e senza mai desiderare cavalleria aggiuntiva ci ha rasserenato. La lancettona del consumo istantaneo, come le BMW di quando si era bambini, funziona da severo monito ogni volta che si esagera.

ANTIGRAFFIO Tanta parsimonia ci ha fatto venire in mente che, in fondo, mentre in molti parlano di downsizing c'è chi in silenzio lo fa davvero. Offrendo tutto quel che serve, compresa la trazione integrale a controllo elettronico, per muoversi sicuri nei percorsi di montagna. E con un bagagliaio, anche questo, diverso dalle altre. Con il pavimento fatto di mille bolle in rilievo, quasi un vintage delle quadrotte da interni Anni 70. Magari poco pretenzioso e senza tante cromature a tirarsela, di sicuro antigraffio e molto pratico e facile da pulire. Ideale per paletta e secchiello come per gli scarponi grondanti ghiaccio e fango.

COMPAGNA DI SEMPRE Come tutte le storie ben riuscite i quindici giorni e i 1500 km con il boxer a gasolio sono passati in un baleno. La guardiamo girandole intorno nell'ultima gita fuoriporta. Fuori da una cascina di campagna parcheggiata mezza in salita. Ci soffermiamo sulla presa d'aria che rende cattivo il cofano ma, che dal posto guida, si vede appena. Ci carichiamo dietro il cartone con il vino e con l'olio e chiudiamo il portellone. Con quella linea da Subaru e il doppio tubo di scarico a chiudere.

BOTTE PIENA Si potrebbe dire understatement, si potrebbe dire piacere di guida e di essere diversi. Se siete indecisi tra una station diesel e un Suv perchè la trazione integrale vi tranquillizza, senza rischiare sguardi severi dei benpensanti, potete avere la botte piena e la moglie ubriaca. A 35.000 euro e spiccioli su strada (tutto di serie meno la pelle e il metallizzato) la Outback non ha concorrenti vere. Ha pure le sospensioni posteriori autolivellanti: se partite per le vacanze carichi di mercanzie non dovete vergognarvi di andature schiacciate. Che classe.


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